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Visioni Fantastiche: Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe

In occasione della seconda edizione di Visioni Fantastiche, il festival ravennate dedicato alle scuole,  abbiamo assistito alla proiezione di Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe.

Presentato nella sezione Anteprime Fantastiche, si tratta di un film d’animazione diretto da Salvador Simò e tratto dall’omonimo graphic novel di Fermín Solís, incentrato sulla figura del celebre regista surrealista Luis Buñuel.

Autore di pellicole come Bella di giorno (1967) e Quell’oscuro oggetto del desiderio (1977), Buñuel fu all’inizio molto ostacolato per le sue idee fortemente anticonformiste e antiborghesi.  Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe si impegna a raccontare proprio il primo periodo della carriera dell’artista spagnolo, il più tormentato. In particolare, il film si sofferma sulla realizzazione dell’unico documentario di Luis Buñuel, Terra senza pane (1932).

Buñuel
I due amici Louis Buñuel e Ramón Acin parlano davanti ad un bicchiere di vino

Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe si apre con una discussione di alcuni personaggi su una semplice domanda: qual è il ruolo dell’artista nella società?

Luis Buñuel, astro nascente del cinema surrealista, ha le idee chiare: l’arte ha l’importante compito di denunciare i problemi di una società, di scuotere le coscienze del pubblico. Dopo le critiche subite per il provocatorio L’âge d’or, scritto con Salvador Dalì, il regista si impegna a cercare fondi per girare un documentario. Buñuel desidera infatti distaccarsi dal surrealismo per denunciare le condizioni di assoluta povertà in cui vivono gli abitanti di Las Hurders, una zona dell’Estremadura.

Grazie a un imprevedibile colpo di fortuna, il suo caro amico e pittore Ramón Acin vince alla lotteria, trovando così il finanziamento per realizzare il documentario. La produzione di Terra senza Pane segnerà molto Buñuel a livello professionale, ma prima di tutto a livello umano…

Buñuel
Buñuel vede la personificazione della Morte in uno dei suoi incubi

La scelta di realizzare un film biografico attraverso l’animazione può apparire azzardata, ma in questo caso è certamente funzionale al racconto. Louis Buñuel fu uno dei più importanti registi surrealisti della storia del cinema: la fusione tra realtà e sogno, tra razionale e irrazionale viene qui riproposta attraverso l’uso dell’animazione. Il film decide infatti di compiere un vero e proprio viaggio all’interno della complessa personalità del regista servendosi anche di ricordi, fobie e incubi ricorrenti.

In particolare, è centrale il difficile rapporto di Buñuel con la figura paterna, rappresentato come un’imponente figura che dà sempre le spalle al figlio. Immagini che l’utilizzo dell’animazione riesce a valorizzare al meglio, permettendo così al racconto di spaziare ed esprimersi completamente. Al contempo, il film non tradisce la filosofia alla base della realizzazione di Terra senza pane: la necessità di raccontare la verità.

Per questo motivo, Simò ha deciso di lasciare intatte le scene tratte dal documentario: sequenze girate in bianco e nero, che testimoniano le disumane condizioni di vita degli abitanti della zona. Quella denunciata dal documentario è una verità che lo stesso Buñuel faticherà più volte a comprendere durante la realizzazione.

Il regista desidera infatti, più di ogni altra cosa, mostrarsi al mondo come artista completo, indipendente dall’invadente figura del più celebre Salvador Dalì. Per raggiungere questo scopo, si servirà spesso di metodi estremi e poco ortodossi, quasi dimenticando il reale scopo, sociale e altruistico, dell’Arte.

Buñuel
Buñuel parla con due abitanti di Las Hurdes

Centrale in Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe è il tema dell’amicizia, qui rappresentato dal conflittuale, ma profondo legame tra il regista e Ramón Acin.

Un’amicizia che Simò porta sullo schermo con realismo, soffermandosi su piccoli, ma significativi momenti tra i due. Luis e Ramón si scontrano spesso per divergenze di carattere, ma sono indissolubilmente legati da affetto, stima, e soprattutto dalla loro Arte. Un’arte concepita come una vera e propria missione a cui dedicare l’intera esistenza.

Vincitore del Premio Goya e dell’European Film Award come miglior film d’animazione, la pellicola ha il grande pregio di esplorare la poetica di Luis Buñuel attraverso la sua umanità.
Perfettamente apprezzabile anche da chi non conosce a fondo la figura del regista spagnolo, Buñuel – Nel Labirinto delle Tartarughe è uno splendido e toccante omaggio a un grande artista, ma soprattutto a un complesso e imperfetto essere umano.

Leggi anche: Un cane andaluso – Buñuel, Dalì e l’inconscio

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