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TFF – A Shot Through the Wall – Tra Paura, Violenza e Razzismo

A Shot Through the Wall è il titolo del lungometraggio presentato alla 38esima edizione del Torino Film Festival per la sezione Fuori Concorso dalla regista Aimee Long.

A Shot Through the Wall
Mike, il protagonista di A Shot Through the Wall

Un Thriller sorprendente al Torino Film Festival

La pellicola, che viene etichettata come thriller, racconta la storia di un giovane poliziotto asiatico, Mike, che durante un inseguimento lungo dei corridoi di un palazzo accidentalmente spara un colpo di pistola. Il proiettile, attraversato un muro, uccide un ragazzo di colore della stessa età del protagonista.

Ciò che segue è l’evolversi di un processo che, partendo dalla semplice ricostruzione degli eventi, diventa un caso razziale. Mike, il cui unico intento è di far valere la sua versione della storia e la sua verità, deve scontrarsi con l’opinione pubblica. I media, nella vicenda, non vedono un semplice incidente, ma un omicidio basato sul colore della pelle della vittima; colore però che Mike non avrebbe mai potuto vedere attraverso il muro.

La pellicola esplora in modo estremamente intelligente la questione della violenza, del pregiudizio razziale, così come le problematiche relative ai soprusi da parte dei poliziotti americani e alle armi da fuoco, da sempre terribilmente facili da acquistare negli Stati Uniti.

A Shot Through the Wall
Mike entra nell’appartamento della vittima innocente

A Shot Through the Wall: Una pellicola eccellente affronta la Paura, la Violenza e il Razzismo

Innanzi tutto, prima di approfondire le tematiche del film, è doveroso parlare del comparto tecnico.
Regista ufficiale dal 2010, con attualmente quattro film diretti, Aimee Long dimostra grandissime capacità artistiche. La pellicola presenta una scrittura eccellente, con dialoghi mai banali e a tratti estremamente brillanti. La narrazione procede sicura, senza buchi di trama; ogni azione è motivata, e così ogni reazione è perfettamente compresa dallo spettatore. I personaggi hanno quasi tutti una loro profondità, e i loro rapporti sono percepiti come autentici. La fotografia è da elogiare, così come il montaggio e il color editing. L’illuminotecnica è ineccepibile.

A Shot Through the Wall: oltre la Paura, una Guerra di razza

Posto che A Shot Through the Wall è un film che a livello tecnico lascia piacevolmente stupiti, è il momento di esplorare in profondità i temi e le problematiche affrontate dalla pellicola.

La tematica principale, come appare evidente sin dai primi istanti, è quella del problematico rapporto tra le forze dell’ordine e le persone di colore negli Stati Uniti. La regista si ispira quindi non tanto a elementi fittizi, ma a problematiche sociali realmente esistenti nella realtà quotidiana e da queste estrapola una situazione ambigua. Un colpo sparato da un poliziotto a un ragazzo di colore, ma attraverso un muro. La componente razziale in questo caso diviene accidentale, ma è abbastanza da scatenare dubbi e proteste.

Ciò che invece strazia Mike e che lo porterà infine a volersi dichiarare colpevole, è l’uccisione in sé. Con questo sentimento che sempre più forte si fa strada in lui, la regista opera un’operazione estremamente intelligente: elimina infatti il moralismo dato dalla componente razziale della storia e comunica a un livello più alto, assoluto. Ciò che prima era un crimine specifico viene sublimato nell’evoluzione psicologica di un uomo che ne uccide un altro; nel suo dolore, nel suo rimorso e nella sua impossibilità di darsi pace.

A Shot Through the Wall
Mike e la sua ragazza

A Shot Through the Wall: Le Armi e la Violenza

Aimee Long si dimostra brillante non solo per come affronta il tema del razzismo e dell’omicidio, ma anche per quanto a fondo riesce ad analizzare le problematiche sociali americane. Perché Mike ha estratto la pistola durante l’inseguimento? Perché alla fine della pellicola egli stesso viene ucciso da un poliziotto che, nella furia del momento, esplode un colpo? Per quale motivo accade tutto questo? La regista, in modo assolutamente non banale, ma anzi quasi velato, porta lo spettatore stesso a rispondere a queste domande.

Il problema, ci suggerisce a ragione la pellicola, non è tanto la violenza fine a sé stessa, ma la paura. In un mondo dove tutti, potenzialmente, possono avere un’arma da fuoco anche senza porto d’armi, ma allungando qualche centinaio di dollari in più, la paura cresce, il rischio è sempre dietro l’angolo.
I poliziotti non sono tutti violenti, non sono tutti razzisti. Mike non lo è. Eppure, durante quell’inseguimento, spaventato perché il ragazzo inseguito avrebbe potuto essere armato, ha estratto l’arma. La morte in A Shot Through the Wall diventa così semplice frutto della paura cieca, che ormai suggerisce Aimee Long, porta gli innocenti a morire.

A Shot Through the Wall
I genitori di Mike di fronte alla confessione del figlio di aver appena ucciso un uomo

A Shot Through the Wall: Un Paese fratturato

A Shot Through the Wall parla, nella sua essenza, di un paese malato, fratturato, dove le madri devono seppellire i figli innocenti per colpa di una paura cieca, che sempre più comune serpeggia tra la gente. Il film di Aimee Long è profondo, ed esplora temi importanti senza risultare mai banale, ridondante o indigesto. Senza dubbio un prodotto interessante, frutto di una regista che ci si augura continui a crescere e produrre film altrettanto, se non più, sorprendenti.

Leggi anche: Gunda – Tra documentario e realtà il dramma di una madre

Michel Buraggi
Laureato in Lettere Moderne, aspirante regista e sceneggiatore. Studio, scrivo, mi lamento e bevo tanto tanto troppo caffè.

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