Home (Non) è un paese per Festival Vera de Verdad - Esistenzialismo sci-fi, dramma e cinema post-apocalittico

Vera de Verdad – Esistenzialismo sci-fi, dramma e cinema post-apocalittico

Vera de Verdad, l’ultimo film del regista ligure Beniamino Catena, presentato Fuori Concorso di questa trentottesima edizione del Torino Film Festival, è un caso cinematografico indubbiamente interessante.

La sua collocazione tra generi risulta essere piuttosto complessa e per certi versi superflua, considerata la natura fortemente ibrida e inusuale delle vicende che Catena e le sue due sceneggiatrici, Paola Mammini e Nicoletta Polledro, intendono raccontare.

Il film comincia con la sparizione di Vera, una bambina di nove anni che intraprende una camminata nell’entroterra ligure, tra alture a picco sul mare e boscaglia.

Beniamino Catena, con il suo ultimo film Vera de Verdad, riflette sulle connessioni tra mente e corpo, in un dialogo onirico tra vita e morte
Elias (Marcelo Alonso) sul set del film

Vera ha un compito da portare a termine, ossia lo spargimento delle ceneri dell’adorato cane, che l’ha lasciata da poco.

Lei però quel giorno non è sola. É infatti in sua compagnia un amico di famiglia, nonché insegnante scolastico, Claudio (Davide Iacopini) la cui esistenza, prenderà una piega inevitabilmente tragica e perseguitata dalla morte.

Tutto questo, scorre parallelamente alla vicenda del malore di un uomo, che si muove sperso in uno scenario desertico apparentemente fuori dal tempo.

Segue un salvataggio da parte di alcuni soccorritori. L’uomo si risveglia gridando all’interno di una sorta d’ambulanza malandata e questo suo ritorno terreno viene fatto coincidere con la sparizione di Vera sugli scogli.

Vera de Verdad
Vera de Verdad – Il luogo della scomparsa di Vera

Dopo di che il film abbandona temporaneamente la sua collocazione geografica italianatrasportandoci altrove, tra le sabbie e i territori desertici del Cile, inquadrati da Catena come luoghi da cinema post-apocalittico.

Qui ha inizio una vicenda confusa e dai tratti drammatici, su di un rapporto travagliato, tra un padre malato, Elias (Marcelo Alonso) e sua figlia.

Beniamino Catena ci svela molto poco di questo legame tra i due, chiaramente interrotto da tempo.

Probabilmente per alcuni comportamenti della figura paterna nel passato, oppure perché legati dall’abbandono della casa e dunque della famiglia, da parte della madre.

Vera de Verdad
Vera de Verdad – Cile – Rapporto logorato tra Elias e sua figlia

La vita dell’uomo prende però una piega inaspettata, nel momento in cui tutto ciò che si ritrova a vivere e osservare viene condiviso con un’osservatrice interna: Vera.

Una connessione mentale, avvenuta con la morte, e da qui in avanti, in costante dialogo con la vita.

Questa condizione sospesa e per certi versi onirica, però, non fa che allontanare maggiormente Elias dalla figlia, che considera suo padre un folle, tormentato da incubi, caos e fantasmi del passato.

Così Elias si allontana, mettendosi alla ricerca del fantasma che vive dentro di lui, per poterlo liberare e allo stesso tempo riscattarsi, salvando la sua stessa anima.

Beniamino Catena, con il suo ultimo film Vera de Verdad, riflette sulle connessioni tra mente e corpo, in un dialogo onirico tra vita e morte
Vera de Verdad – Cile – La solitudine di Elias

Ha inizio così un racconto su doppio binario: da una parte le ricerche disperate di Elias tra i territori post-apocalittici del Cile; dall’altra il ritorno di Vera nel corpo di una donna trentenne (Marta Gastini) che riemerge nuda dalle acque liguri, con la forte volontà di ricongiungersi ai due genitori (Anita Caprioli e Paolo Pierobon) ora coppia in crisi, distrutta dalla perdita dell’unica figlia.

Il film di Catena, validissimo regista ligure che torna a distanza di anni al Torino Film Festival, è un curioso ibrido tra cinema documentaristico, sci-fi e dramma.

Un’esperienza sensoriale e visiva che, servendosi di meravigliosi contrasti tra paesaggi e ambientazioni totalmente opposte, racconta anime tormentate, spostandosi dalle acque della Liguria, alle sabbie del Cile, che in qualche modo divengono man mano metafora degli animi dei personaggi che le vivono.

Vera (Marta Gastini) – Una bambina scomparsa, divenuta una misteriosa donna adulta

Tutte le ambientazioni sono fotografate e inquadrate attraverso uno stile iperrealistico e fortemente documentaristico, che appartiene da sempre a Beniamino Catena, fin dai tempi dei suoi primi videoclip musicali.

Uno stile che sembrerebbe avere molto poco a che fare con la fantascienza, ossia il genere probabilmente più evidente, considerati gli sviluppi del film. Ma che riesce a trovare nell’estendersi della narrazione, un ottimo punto d’incontro tra due modelli così apparentemente distanti l’uno dall’altro: il documentaristico e il fantascientifico.

Interessante dunque il legame tra i luoghi e i personaggi che vi si muovono. L’aridità e la durezza di Elias, che vaga tra i territori del Cile come fosse all’interno di un universo cinematografico alla Mad Max. In contrasto diretto con la speranza, la malinconia e la forza vitale dei genitori di Vera, che vogliono in tutto e per tutto tornare a vivere.

Vera – Il rapporto con le acque – Vita e morte

Ciò che in ultima battuta il film di Beniamino Catena sembra voler essere, è proprio un’esperienza mistica, che pone la forma ben prima del contenuto.

Lavorando sulle immagini e le sensazioni, accompagnate dalla meravigliosa colonna sonora dei Marlene Kuntz, si ha infatti questa ricerca autoriale fortemente esplicitata.

Sensazioni nient’affatto casuali, spesso legate a sguardi, costellazioni, onirismo, pianeti e luoghi fuori dal tempo, che sembrano richiamare per certi versi il cinema di Terrence Malick e più nello specifico il suo ormai noto The Tree Of Life.

Vera de Verdad è un interessante film sulla ricerca e la presa di coscienza identitaria, e poi ancora sull’elaborazione del lutto e le connessioni tra mente e corpo, nel dialogo ininterrotto tra vita e morte.

Leggi anche: La malinconia nel cinema di Terrence Malick

Eugenio Grenna
"Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. " Martin Scorsese

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Nuovi Sguardi – Intervista a Dario Bocchini sul corto Ride With The Guilt

Due donne avvolte dal rosso e il giallo, predominanti nell’intero short film di Dario Bocchini, regista e sceneggiatore indipendente di cortometraggi con sede a...

Nuovomondo – Spaccato di un’Italia migrante

Nuovomondo di Emanuele Crialese - Lo spaccato di un'Italia migrante a cavallo dei secoli XIX e XX Attraverso il cinema abbiamo cercato di realizzare un...

La sposa turca – I paradigmi di una solitudine a due

In tedesco il titolo del film La sposa turca è Gegen die wand (“Contro un muro”), eco che richiama la scena iniziale del film...

Mommy – Tra Amleto ed Edipo nel film di Xavier Dolan

Mommy - Tra Amleto ed Edipo nel film di Xavier Dolan L’Amleto è una delle opere più complesse fra le drammaturgie shakespeariane, oggetto di studio...