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Lucky – Un buon proposito non fa un buon film

In questa 38esima edizione del Torino Film Festival, Le Stanze di Rol continua a presentare titoli variegati e interessanti. The Dark and The Wicked e Antidisturbios erano  affascinanti; tuttavia non si può dire lo stesso per Lucky di Natasha Kermani.

May Ryer (Brea Grant) autrice di successo di manuali di auto-aiuto, ha un matrimonio dai trascorsi movimentati. La sua routine però trascorre serena fra alti e bassi, finché, una notte, non cambia ogni cosa: un uomo mascherato si introduce in casa e la aggredisce. Fortunatamente il marito Ted (Dhruv Uday Singh) la difende, ma l’aggressore si smaterializza nel nulla. Il Giorno dopo May è scioccata dall’accaduto, mentre per Ted sembra tutto normale. I due litigano e Ted scappa via. Da quel momento, May entrerà in un loop temporale popolato dall’uomo con la maschera, che tenterà di ucciderla più volte, senza mai morire…

Scritto a quattro mani dalla regista e dall’attrice principale, Lucky possiede nella semplicità del suo messaggio tutta la sua forza: bisogna abbattere il patriarcato e ribellarsi ai soprusi della mascolinità tossica.

Un messaggio esplicito, chiaro, evidente, ripreso più volte all’interno di tutto il film. Una donna non può considerare normale il fatto che ogni sera un uomo tenti di farle del male, ancora di più in una società in cui questa pratica è all’ordine del giorno. Un messaggio quindi di emancipazione femminista che ispira per la sua freschezza. Tuttavia, la forza di questo messaggio non corrisponde alla forza della messa in scena.Lucky

La cineasta americana di origini iraniane Natasha Kermani dirige questo bizzarro slasher movie a metà strada fra l’horror e il satirico. Lucky si evolve in maniera ripetitiva fino allo svelamento (molto prevedibile) e al confronto finale poi convenzionale e molto retorico. I tempi morti abbondano e la suspense non si percepisce. L’attrice principale recita in modo molto convincente, ma quelli di contorno portano in scena un recitazione estremamente stereotipata e macchiettistica.

Lo diciamo sempre: una buona idea non fa un buon film. La messa in scena è tanto importante e nonostante Lucky porti avanti un messaggio di indipendenza e ribellione, risulta estremamente ripetitivo e tedioso. Non stupisce, non fa paura, ma delude, ancora di più perché il messaggio che ne sta alla base è fortissimo. Per tutto il film viene voglia di guardare continuamente l’orologio, sperando di arrivare alla fine.

Leggi anche: A Shot through the wall – Fra violenza e razzismo

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