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Ultimo tango a Parigi – Il ballo disperato tra il sesso e la morte

La première, il tribunale e il rogo – Cenni storici di uno scandalo

Il 14 ottobre del 1972, Ultimo tango a Parigi, il film capolavoro fortemente eversivo ed anticonformista di Bernardo Bertolucci, venne presentato in anteprima internazionale al New York Film Festival, dove ottenne incredibili risultati di botteghino, così come veri e propri elogi da parte della critica e del pubblico americano, risultando poi essere il maggior incasso del 1973.

Di grande importanza fu la posizione presa da Pauline Kael (critica cinematografica e saggista  allora legata al New Yorker) che parlò del film di Bertolucci come di un vero e proprio testo rivoluzionario dell’arte cinematografica.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Maria Schneider, Bernardo Bertolucci e Marlon Brando sul set del film

Successivamente però, Ultimo tango a Parigi finì al centro di un processo giudiziario che avrebbe trovato la parola “fine” soltanto nel 1987.

Un processo che fondamentalmente acuì la fama (seppur maledetta) del film. Creando una lunga serie di leggende, storie e aneddoti, peraltro mai smentiti interamente da Bernardo Bertolucci.

Ci furono numerosi interventi da parte delle commissioni di censura ministeriali che imposero tagli, nuovi montaggi e versioni di quelle sequenze considerate allora taboo. Non necessarie nella loro forte componente sessuale e per certi versi provocatoria. Bertolucci, il produttore Grimaldi e i due montatori Arcalli e Perpignani però non si tirarono indietro in un primo momento, accettando infatti un taglio di otto secondi a una prima scena considerata allora incriminata.

Una scena che non avrebbe sicuramente danneggiato né la natura né il significato del film.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider), poco prima di consumare il loro primo incontro sessuale.

La pellicola però non tardò ad attirare maggiori scontri e polemiche. La conseguenza più grave fu proprio il sequestro per “esasperato pansessualismo fine a sé stesso” delle copie del film. Seguirono quindi una temporanea assoluzione, e una successiva condanna a una pena di due mesi di carcere con la condizionale ai danni di Bertolucci, Grimaldi, Arcalli e Brando. Così come la diretta distruzione dei negativi del film, mandati al rogo.

Attorno all’ottantadue poi, una proiezione chiaramente clandestina (seppur appoggiata dallo stesso Bertolucci), poiché tutte le copie del film erano sparite, non fece altro che animare maggiormente lo spirito ribelle del film. Evento che alimentò ulteriormente la battaglia processuale che lo vide ancora una volta al centro di una serie di condanne e sequestri.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Bernardo Bertolucci, Marlon Brando e Maria Schneider sul set del film

Finalmente nel 1987, il giudice Paolo Colella riesaminò la pellicola e stabilì con il benestare di periti esperti che Ultimo tango a Parigi doveva considerarsi in tutto e per tutto un’opera d’arte, che non poteva più risultare lesiva del comune senso del pudore, anche in virtù dei mutamenti culturali e sessuali della società.

I titoli di testa e la scena d’apertura – Disperazione e Speranza

Le noti struggenti e malinconiche del Sax di Gato Barbieri, che si è occupato dell’intera e meravigliosa colonna sonora del film, accompagnano i titoli di testa, che trovano una loro ideale conclusione nell’accostamento di due dipinti a opera di Francis Bacon: il Ritratto di Lucian Freud e Studio per un ritratto di Isabel Rawsthorne. I dipinti, in questo contesto, non sono affatto casuali, anzi, introducono il tema della solitudine che devasta la coppia. Alla scena d’apertura poi, Bertolucci affida quello che è uno dei molti significati del film, ossia l’incontro tra la disperazione e la speranza.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
I dipinti di Francis Bacon sui titoli di testa

Paul (Marlon Brando) cammina dolente, e sperso sotto al Bir-Hakeim Bridge. Appare trasandato nel suo cappotto cammello, ed osserva con sguardo disperato e sconsolato non tanto il paesaggio tra automobili e persone, oppure il cielo e la vita, o ancora la morte. Cerca di trattenere le lacrime che gli solcano il viso soltanto alla vista di un palazzo, che di lì a poco diventerà centrale. Paul rappresenta fino a questo momento la disperazione, che nulla coglie, nemmeno la giovane Jeanne (Maria Schneider), che lo osserva e prosegue sulla sua strada.

Jeanne (Maria Schneider) cammina con passo veloce, accorgendosi della sofferenza dell’uomo, e voltandosi, per poi proseguire, poiché quello è un sentimento che ancora non le appartiene. Lei qui vive un momento di speranza, sta cercando una casa, un appartamento, un amore, una vita.

Disperazione e Speranza si incontrano e si scontrano sotto al Bir-Hakeim Bridge.

Oscurità e Passione

È proprio nelle prime scene, e quindi nel ritrovarsi faccia a faccia dei due personaggi, che i due mondi d’appartenenza vengono a mostrarsi realmente, producendo qualcosa di nuovo e inatteso. Osservando infatti Jeanne al telefono, e poi al suo ingresso nell’appartamento, si ha l’evidenza e la carica dell’interpretazione dell’attrice francese allora diciannovenne. Maria Schneider mostra infatti fin da subito una grande padronanza di sé, affidando al suo personaggio un misto di innocenza e perversione, quindi di passionalità celata e di aggressività.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Ultimo tango a Parigi – Paul (Marlon Brando)

Nel segno opposto troviamo l’interpretazione di Marlon Brando, e il lato oscuro del suo Paul, che appare a Jeanne, nel buio di quell’appartamento che lei andava cercando. Il suo corpo è appollaiato su di un termosifone, tanto da richiamare alla mente alcune figure quasi demoniache e legate all’horror, come Nosferatu o Faust.

In un primo momento sembra addirittura non voler dialogare con Jeanne, e non mostrarsi, restando al sicuro nel buio, crogiolandosi tra i pensieri disperati della morte e dell’abbandono.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider) nell’appartamento del sesso e della distruzione

Pensieri che vengono presto interrotti dalla verve e dal comportamento spigliato e nient’affatto innocente o infantile di Jeanne, a suo agio fin dal principio in quegli spazi ormai privi di vita, che possono però tornare ad animarsi. Ecco dunque la carnalità di un rapporto istantaneo e quasi animalesco, nel suo essere estremamente repentino,  e brusco.

Tutto cambia. Disperazione e speranza non appartengono più a due realtà distanti l’una dall’altra, bensì ad una stessa, che troverà il modo di farle convivere, all’interno di un idillio e di un luogo più mentale che fisico, salvifico e paradisiaco, distruttivo e infernale.

Manipolazione e Trasformazione

Il luogo in cui Paul e Jeanne hanno bruciato la passione dei loro istinti, diviene protagonista tanto quanto i corpi nudi e sudati dei due amanti. Quell’appartamento è un luogo fuori dal mondo e dal tempo, che non necessita di nomi e conoscenza.

Incontrarsi e vivere reciprocamente i corpi e il sesso: questa è una forma di conoscenza ben più profonda secondo Paul, che modella una realtà idilliaca e travolgente, poiché molto distante dalle convenzioni e dalle certezze di quella società (così come di quella attuale). Tale da renderla rigida e manipolatoria, ai danni della giovane, ben più flessibile, e curiosa Jeanne.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Jeanne (Maria Schneider) e Paul (Marlon Brando). L’unione dei corpi. Godere senza nemmeno toccarsi

Una manipolazione che segue un doppio binario. Da una parte quella che sfrutta il sesso e quindi fisica, e una invece più direttamente psicologica, che ha come obbiettivo quello di plasmare e dunque di possedere l’immagine dell’amata secondo il proprio desiderio.

La prima forma di manipolazione, quella fisica, culmina nella sottomissione reciproca. In un primo momento Paul sottomette Jeanne, in quella che si può considerare ad oggi la scena celebre del film. La scena che mostra il rapporto sessuale anale fu capace di gettare il film nel discredito non soltanto all’epoca dell’uscita, ma anche oggi. Dalla vicenda prettamente filmica, scaturì poi l’ombra di una reale violenza sessuale fisica e psicologica, che la Schneider avrebbe subito a opera di Bertolucci e Brando. Gli elementi alla base dell’accusa erano l’uso improvvisato del burro la mancata presenza della scena dai copioni.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Ultimo tango a Parigi – La scena incriminata

Inoltre, alcune dichiarazioni rilasciate non molto tempo fa dalla stessa Maria Schneider contribuirono a provocare una lunga serie di offese e accuse a Bertolucci e al film. Seguirono così le scuse dapprima pubbliche, e poi private, di Bernardo Bertolucci alla sua meravigliosa interprete per l’accaduto accaduto.

Un segmento di storia del cinema sicuramente discutibile, che accresce maggiormente quella sensazione di sessualità molto poco amorosa, e decisamente più brusca e sporca, che appartiene a ciò che sotterraneamente vive in quel sesso così frequente e condiviso dei protagonisti. Una sensazione che trova terreno fertile e conferma nel momento in cui Jeanne sottomette (anche questa volta analmente) Paul.

Se Paul, sottomettendo Jeanne, le aveva offerto un discorso moralista e di critica alla società e all’istituzione della famiglia “sacra” e dai valori universalmente condivisi e rispettati, tutto cambia nel momento in cui è lei a sottomettere lui.

Paul avanza infatti una serie di proposte sessuali per certi versi estreme, che sconfinano nella zoofilia e poco dopo nella necrofilia mentre viene umiliato. Proposte sicuramente oscene, immorali e disturbate, che danno un’idea di quanto Paul viva ancora nella disperazione. Alla ricerca di una salvezza (o forse di una distruzione definitiva), nell’accettazione e nell’amore, che finirà per provare con Jeanne.

Da qui ha inizio una fase di trasformazione radicale, tanto per Jeanne, quanto per Paul. Poiché Jeanne comincia il suo processo di autodeterminazione, consapevolezza e maturità. Abbandona quella volontà di tornare bambina nell’appartamento del sesso, raggiungendo quella del desiderio adulto, dunque il controllo, che trova il suo culmine non tanto nell’epilogo, quanto invece nel suo momento di autoerotismo.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Jeanne (Maria Schneider) e l’autoerotismo

Praticato esattamente dinanzi a Paul, che nulla può, se non restare a guardare, inerme e sconfitto. Mentre Jeanne all’opposto, dimostra pieno controllo e amore per ciò che riesce a fare con il suo stesso corpo. L’importanza dei corpi per Bertolucci si rivela totale. Grazie a essi vediamo rappresentato sullo schermo il cambiamento, la situazione che si ribalta.

Considerazioni sul film e sugli elementi cardine del cinema di Bertolucci

Ultimo tango a Parigi, anche a distanza di molti anni, non perde quella potentissima carica eversiva, anticonformista, ribelle e politicamente scorretta che lo ha contraddistinto per tutto questo tempo.

Un racconto che muove i suoi ideali e intenti a partire dal contesto storico e sociale. Muovendosi tra le rivoluzioni sessuali degli anni settanta, la guerra in Vietnam (la disperazione del personaggio di Brando, americano trapiantato a Parigi) e il maggio francese conclusosi da poco.

Una volontà quella di Bertolucci considerata all’epoca fortemente immorale, per la sua vena passionale e più giustamente sessuale. Un sesso crudo e privo di filtri. Nient’affatto casuale, necessario anzi a veicolare uno dei molti messaggi che il film consegna ancora oggi agli spettatori. Quello del sesso considerato come vero e proprio antidoto contro la morte, e quindi la ribellione che passa attraverso il piacere e il proibito.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Paul (Marlon Brando) e Jeanne (Maria Schneider) dialogano sulla famiglia e sul passato

Sono molti inoltre gli elementi cardine del cinema di Bertolucci che tornano o che qui nascono, per poi venir ripresi dai film successivi. La passione per il cinema, la cinefilia. Letta all’interno di questo film attraverso il richiamo, a volte forse persino involontario, del cinema di Bertolucci alla Nouvelle Vague. Dunque il personaggio del regista, nonché fidanzato e futuro sposo di Jeanne. Un omino sempre in movimento, e molto poco legato alla vita reale, poiché “malato di cinema”, Tom, interpretato da Jean-Pierre Léaud, figura simbolo di quella corrente cinematografica.

Così come i fantasmi dell’incesto (l’atto di masturbazione tra Jeanne e il cugino, il suo primo grande amore). Il tema del doppio (il dialogo notturno tra Paul e Marcel, amante della moglie defunta di Paul). Lo scontro tra cinema e vita (la volontà di ribellione di Jeanne ai danni di Tom). Il discorso sulla famiglia, che torna anche nel corso dell’epilogo.

Bernardo Bertolucci con il suo film scandalo e ribelle, Ultimo tango a Parigi, riflette sul legame tra sesso e morte.
Ultimo tango a Parigi

Ultimo tango a Parigi si conferma un vero e proprio testo cinematografico, colmo di riflessioni e spunti di dialogo. Un’enciclopedia cinematografica che fa della sua componente scandalosa un punto di forza. Spingendo lo spettatore attento e interessato, ad approfondire il sottotesto, e il reale significato dell’opera.

Memorabile la fotografia di Vittorio Storaro, così capace di creare un distacco tra luoghi e sensazioni. Abitazioni gelide, e abitazioni calde (il discorso sul calore, e sui colori uterini), vita e morte, oscurità e speranza.

Un film che vale la pena conoscere, anche e soprattutto per le interpretazioni così differenti ma ugualmente gigantesche dei due interpreti di Brando e Schneider.

Leggi anche: Bernardo Bertolucci

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