Home Nella Storia del Cinema Così divenne leggenda Gioventù bruciata – L’incomunicabilità del disagio adolescenziale

Gioventù bruciata – L’incomunicabilità del disagio adolescenziale

La fama del lungometraggio di Nicholas Ray è legata a un tema sempiterno, ossia quello dell’incomunicabilità del disagio adolescenziale. Una tematica universale, che non può essere specifica di una generazione rispetto a un’altra visto che la ribellione è un tratto comune di questa età particolare.

Perché quindi divenne leggenda Gioventù Bruciata (1955)?

Il titolo italiano rende poca giustizia all’originale che è Rebel Without a Cause. I produttori della Warner Bros volevano infatti trarre un film dal libro dello psichiatra Robert Lidner Ribelle senza causa: analisi di uno psicopatico criminale pubblicato nel 1944. Alla fine, il lavoro di adattamento portò a una sceneggiatura che si discosta dal testo originale, e già dal titolo è possibile trarre una descrizione del protagonista della pellicola, Jim Stark, interpretato da un ventiquattrenne alla sua seconda esperienza cinematografica importante, James Dean, il quale dovrà la sua immortale fama proprio a questa straordinaria performance.

Gioventù bruciata è la storia dell’adolescente problematico Jim Stark che viene trascinato dalla sua famiglia da una città all’altra per cercare di trovare pace nella sua vita irrequieta.

Nell’ultima città in cui si è trasferito, fa la conoscenza di Judy, la vicina di casa che ha forti contrasti con suo padre, e di Plato, un altro ragazzo con problemi familiari. Fin da subito i personaggi sono caratterizzati per i loro contrasti con le rispettive realtà familiari.

In più di una scena vediamo tratteggiato il dramma dell’impossibilità di relazionarsi con una generazione (quella dei genitori) giudicata come troppo distante e insensibile alle problematiche degli adolescenti tanto da impedire un vero dialogo. Indicative sono le frasi accennate e non finite, i giri di parole che manifestano una voglia di essere compresi che si scontra con una nuova realtà costituita dall’esplosione del benessere dopo gli orrori della Seconda Guerra mondiale.

Vediamo, nei colori sgargianti della pellicola, dei giovani che in apparenza hanno tutto: una famiglia alle spalle, elettrodomestici all’ultimo grido, un paese forte, uscito vincitore dal dramma della guerra, e un avvenire brillante, senza preoccupazioni economiche né sociali. Tutto sembra filare liscio, riecheggiando il titolo originale inglese, la ribellione sembra veramente “senza motivo”.

La critica alla società

Ma se in superficie l’acqua sembra calma, nel profondo della psiche dei nuovi teenagers (parola coniata proprio negli anni ’50) si nasconde un disagio quasi inestricabile fatto di scontri e violenza contro le regole e le convenzioni, a volte invisibili, imposte da una società, quella post-bellica americana, che solo in apparenza sembra lasciare liberi di esprimere la propria individualità. Basti ricordare la lotta contro il dress code imposto nelle scuole dell’epoca o l’esplosione del rock.

Il primo motivo per cui Gioventù Bruciata divenne immediatamente un film-simbolo fu che intercettò perfettamente questo disagio diffuso.

Milioni di giovani si identificarono nello stile, nelle parole e nelle tematiche della pellicola che riportò alla luce questo sentimento comune.

Gioventù bruciata – Buzz e Jim in cima alla scogliera della “corsa dei vigliacchi”

È curioso notare come le scene fondamentali del film siano girate in ambienti notturni. Quasi ad indicare che l’ingabbiamento della nuova generazione fosse qualcosa di sotterraneo ma visibile se solo la società avesse voluto puntarci sopra un faro. Il punto di svolta all’interno del film si ha quando Buzz, il capo della banda dei ragazzi del liceo, perde la vita nella cosiddetta “corsa dei vigliacchi” contro Jim. La sfida consiste nello sfrecciare a tutta velocità verso una scogliera a picco sul mare cercando di catapultarsi fuori dall’auto per ultimi.

Un altro tema fondamentale del film è, infatti, quello del vivere sull’orlo del precipizio. In tutta la pellicola si avverte la sensazione che il malessere non sfogato e non capito possa portare a una tragedia in qualsiasi momento. Qualche scena prima, infatti, Buzz ha sfidato con un coltello Jim sull’orlo di un altro precipizio, questa volta in cima al planetario della città, l’ennesimo richiamo, tra l’altro, all’oscurità e alla notte.

Gioventù bruciata – Rissa fra Buzz e Jim sull’orlo del precipizio

La critica alla famiglia

Nel film poi vengono delineati i caratteri che producono la frattura insanabile tra il mondo degli adulti e quello dei teenager. Essi sono ben esemplificati dalle tre diverse situazioni familiare mostrate. Jim mal sopporta il modo di fare del padre che è una debole figura succube della dispotica e a tratti insensibile madre. Memorabile è la scena in cui Jim chiede al padre di difenderlo davanti alla madre che lo minaccia con la possibilità di un nuovo trasferimento nel caso avesse raccontato alla polizia ciò che era successo alla scogliera.

Ci troviamo di fronte alla disperata difesa dell’immagine di facciata (tanto cara alla società americana del tempo) contro l’impulso a fare la cosa giusta come prendersi le proprie responsabilità davanti a una tragedia.

Jim, però, ottiene dal padre solo uno sguardo basso di rassegnazione che porta il figlio esasperato ad aggredire il padre fisicamente.

Judy, invece, ha problemi col padre che sembra averle negato l’affetto e la comprensione dato che considera sua figlia una donna ora che ha compiuto sedici anni. Judy aggrava la situazione cercando di attrarre l’attenzione attraverso i suoi modi e i suoi vestiti giudicati troppo succinti. La situazione di Plato è la più complessa, ed è quella che porterà al climax finale. Per tutta la pellicola non vediamo nemmeno i suoi genitori, chiaro segnale dell’abbandono in cui versa una parte degli adolescenti. Sappiamo solo che il padre ha abbandonato sua madre e che si rapporta col figlio tramite il solo assegno di mantenimento. La madre è perennemente in vacanza con i soldi che, a detta di Plato, gli servivano per andare dallo psicologo.

Come detto, la frattura appare insanabile e il passaggio all’età adulta si prospetta duro e senza sconti.

Ciò che mette in moto la macchina della riconciliazione finale è il fatto che Jim diventi quella figura responsabile e una colonna portante che avrebbe dovuto e voluto avere come padre. Tutto ciò si manifesta nei confronti di Plato. Quest’ultimo simboleggia più di tutti la fragilità e i problemi della gioventù. Una generazione che rischia appunto di bruciarsi, di scomparire, di non sbocciare.

Il passaggio all’età adulta

Purtroppo, ancora una volta, a causa di una incomprensione con il mondo degli adulti, una giovane vita viene spezzata. Questo evento rappresenta la molla che spinge Jim a crescere, a entrare nella società ma sempre secondo le sue regole. Alla base c’è una comprensione degli errori della precedente generazione e la volontà di non ripeterli. Jim presenta ai genitori Judy, un affetto vero e stabile, come segno di riconoscimento della sua entrata nella vita adulta e una specie di pace con la vita irrequieta e spericolata appena trascorsa.

Gioventù bruciata è un appello alla tolleranza e alla comprensione rivolto alla famiglia e più generalmente alla società.

Gioventù bruciata – Judy e Jim

Molti fatti contribuirono alla definitiva consacrazione della pellicola come leggenda. A un mese dall’uscita del film nelle sale statunitensi James Dean morirà in un incidente stradale a bordo della sua Porsche. Ciò fece aumentare esponenzialmente la fama di Dean come divo e simbolo della stessa generazione bruciata. Le successive morti degli altri due protagonisti (Natalie Wood che interpreta Judy e Sal Mineo che riveste i panni di Plato) nel giro di poche decine di anni marchiarono la pellicola come film maledetto. Gioventù bruciata rimane un ritratto unico del disagio adolescenziale nella sua straordinaria crudeltà, violenza e sincerità. E James Dean rimarrà per sempre il simbolo di tutto ciò.

Leggi anche – Donnie Darko e la Sensibilità Divergente

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