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The Aviator – L’ultimo dei sognatori

Era il 2004 quando nelle sale cinematografiche di tutto il mondo usciva The Aviator, diretto da uno dei più grandi maestri del genere biopic, Martin Scorsese.

The Aviator narra le vicende del magnate e produttore cinematografico Howard Hughes, una delle figure più importanti nella storia dell’aviazione. Un film maestoso e potente dove si incontrano drammaturgia e commedia, follia e raziocinio, in un’opera che si sublima nel linguaggio cinematografico.

Howard Hughes

Anche l’impeccabile fotografia, il tocco vintage, il solito montaggio puntualissimo della Schoonmaker e una manciata di archetipi hollywoodiani fanno di The Aviator uno dei massimi capolavori del regista italo-americano.

La pellicola vede per la seconda volta consecutiva Leonardo DiCaprio recitare in un film di Scorsese, dopo aver interpretato Amsterdam Vallon in Gangs of New York (2002).
Sarà solo l’inizio di uno dei sodalizi artistici più importanti e prestigiosi del cinema moderno.

Il film si colloca nel contesto storico che va dal periodo del primo dopoguerra sino all’avvento della seconda guerra mondiale, ripercorrendo alcune delle vicende più significative della vita del magnate.

Dai traumi del passato al processo federale, dalla storia d’amore con Katharine Hepburn alla passione per l’aviazione, Martin Scorsese esplora con estrema accuratezza e sensibilità il protagonista della pellicola, anche grazie alla magistrale interpretazione di DiCaprio.

Raramente nel cinema si assiste a figure così trascendentali e potenti, così potenti da essere in grado di sopraffare la grandezza del film stesso, come nel caso di Charles Foster Kane in Quarto Potere (1941) o Daniel Plainview in Il Petroliere (2008).

Howard Hughes e Katharine Hepburn

Howard Hughes: «Quando prendo una tigre per la coda, non la lascio certo andare».

Hughes è un genio, un ambizioso, un viziato ragazzino che gioca a rivoluzionare il mondo attraverso l’immenso potere economico acquisito, costretto a convivere con i suoi disturbi ossessivo-compulsivi, specchio degli scheletri del passato e della sua egocentrica personalità.

Il protagonista di The Aviator è un personaggio quasi mitologico, conteso fra l’oltreuomo nietzschiano e l’eroe freudiano, che malgrado una personalità bambinesca e una fragile condizione mentale, riesce a trasmettere allo spettatore un fascino con pochi eguali nel cinema recente.

Howard Hughes fu anche un abilissimo regista e produttore cinematografico. Durante la prima parte del film di Scorsese, vediamo il protagonista alle prese con la realizzazione dell’opera Gli angeli dell’inferno (1930), il capolavoro all’interno del capolavoro e probabilmente il primo colossal della storia del cinema hollywoodiano. Quello fu il primo passo della carriera del magnate, che lo lanciò nell’olimpo delle star del cinema, prima ancora che diventasse una stella dei cieli.

Esattamente in questo contesto nascono le relazioni amorose con le dive dell’epoca, tra cui Ava Gardner e ovviamente Katharine Hepburn, interpretata in maniera sopraffina da Cate Blanchett.

La storia complessa e fascinosa con la Hepburn, la maniacale accuratezza nei dettagli nella produzione dei suoi progetti e i rapporti con i colleghi dell’aviazione, fanno emergere molti aspetti distintivi del suo turbolento carattere e del suo stato psicofisico.

the aviator
Howard Hughes

Howard Hughes: «Vieni dentro col latte….Vieni dentro col latte….Vieni dentro col latte…».

Il giovane aviatore è infatti a volte protagonista di violenti tic nervosi, frutto della sua ossessione maniacale nei confronti dei più minuscoli dettagli e di una morbosa germofobia, in grado anche di compromettere il contatto con le persone.

Emblematica è la scena ricorrente nella quale la madre di Howard, all’epoca del colera e del tifo che colpì la città di Houston, recita al piccolo la frase: «tu non sei al sicuro…mai».

In ogni caso è proprio nel momento in cui la sua crisi si aggrava che si ha la vera percezione di cosa sia Howard Hughes. Un uomo che ha tutto può solo combattere contro se stesso. I demoni interiori del giovane genio sono lo specchio, nel bene e nel male, della sua natura più intima e personale. Se da un lato l’eccessiva attenzione verso i dettagli e la ricerca estrema della perfezione nei particolari fanno di Hughes un uomo capace di progetti rivoluzionari, dall’altro non gli consentono di stringere mani di estranei, o di toccare le maniglie di bagni pubblici.

the aviator
Howard Hughes

Anche dopo il disastroso incidente durante una prova di volo e il processo condotto dal senatore Brewster, Hughes non smette mai di essere se stesso, sempre all’inseguimento della grandezza e lontano dagli schemi imposti dalla società.

La sua levatura come uomo e come personaggio si evince anche da come vive la sua carriera da produttore e regista nel mondo del cinema.

Malgrado dimostri un discreto talento e una innegabile intraprendenza in questo “campo”, è altrettanto chiaro come Hughes abbia un interesse relativo verso Hollywood e tutto il panorama cinematografico.

L’esperienza nel mondo del cinema e le relazioni sentimentali con le star del grande schermo danno l’impressione che per Howard Hughes il cinematografo sia solo un gioco bizzoso.

La reale passione di Hughes è l’aviazione, il sogno di una vita, la vera fusione fra il suo incredibile talento per la progettazione e l’aspetto psicologico e morale della sua persona.

Howard Hughes sta alla settima arte così come Dylan sta alla letteratura. Entrambi hanno dato tanto al cinema e alla letteratura, ma solo in maniera riflessa rispetto a quella che era la loro vera fonte d’ispirazione e passione, l’aviazione del caso di Hughes e la musica nel caso di Dylan.

Affermare quindi che Howard Hughes fosse un regista è un fatto vero, ma altrettanto fuorviante.

Howard e Ava Gardner

Eppure, Martin Scorsese ha voluto dedicare questo immortale ritratto a quello che è a tutti gli effetti uno dei primi veri simboli dell’establishment hollywoodiano, sottolineandone il lato caratteriale tanto quanto l’impatto che ha avuto sulla propaganda cinematografica.

I primi lungometraggi di Hughes furono dei veri e propri eventi, soprattutto per le loro complesse scenografie e riprese, nel caso de Gli angeli dell’inferno, per le scene violenti di Scarface (1932) e per le battaglie con la censura dell’epoca.

Probabilmente Howard Hughes è stata la prima stella anticonvenzionale del cinema, il bello e dannato ragazzino che conquistava le dive dell’epoca e sfoggiava le forme femminili come nessuno aveva mai osato fare.

Si potrebbe quindi affermare che Scorsese abbia scelto Howard Hughes per rinnovare la galleria dei suoi personaggi più amorali e contradditori, come nel caso di Jake La Motta (Toro Scatenato) o di Jordan Belfort (The Wolf of Wall Street).

Katharine Hepburn

Katharine Hepburn: «C’è troppo Howard Hughes in Howard Hughes».

The Aviator è una pellicola di straordinaria bellezza estetica e visiva, ma anche dal punto di vista narrativo. Raramente nel cinema moderno si riesce a raccontare in maniera così scrupolosa e affascinante un personaggio storico come questo. Scorsese in poco meno di tre ore, riesce a mettere a nudo luci e ombre del personaggio principale e probabilmente della società americana del dopoguerra. 

Il film è un affresco storico, potente e affascinante sulle contraddizioni del personaggio di Hughes, e forse sul sogno americano stesso.

Il protagonista di The Aviator è un ragazzo cresciuto in una famiglia modesta con il sogno di costruire gli aerei più grandi del mondo. Eppure, una volta realizzato il suo scopo, la società, alla quale aveva promesso un sostegno importante in campo bellico, nel bene e nel male lo dipinge come un avido sfruttatore delle risorse economiche degli americani.

Tuttavia si ha l’impressione, guardando il film, che in quella società non ci sia spazio per i sognatori, e le vicende giudiziarie di Hughes ne sono la prova tangibile.

Howard Hughes è probabilmente il primo o l’ultimo dei sognatori, o se volete, l’ultimo uomo alla quale la società ha concesso di sognare veramente, al di là degli ideali e dei dogmi dell’epoca.

Leggi anche : Perché a Nietzsche sarebbe piaciuto Quarto Potere

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