Home (Non) è un paese per Festival The Last Hillbilly – Elegia e perdizione del sogno americano

The Last Hillbilly – Elegia e perdizione del sogno americano

È notte profonda in The Last Hillbilly. Brian e i suoi figli se ne stanno attorno a un falò improvvisato a parlare della vita, della crescita e di che cosa potrà mai cambiare in quei luoghi.Tutto sembra essere estremamente armonioso e bello, finché uno dei figli viene colpito sul piede da un grosso tronco, fatto cadere quasi volontariamente dal padre. Seguono lacrime e pianti, ma tutto ciò che Brian continua a ripetere senza minimamente scomporsi è: «Devi essere forte, lo so che fa male. Devi essere forte, qui la vita è così» .

Sarebbe sufficiente quest’unico momento di The Last Hillbilly per dare un’idea di quello che è l’immaginario attorno al quale l’interessante documentario del duo Diane-Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe (I remember nothing; 2017) muove la sua narrazione: quello di una terra spietata, che alleva i suoi figli nel dolore e nella sua accettazione.

The Last Hillbilly
Brian Ritchie e i suoi figli

La realtà che The Last Hillbilly racconta è dunque quella dura e isolata di Talcum County, Kentucky orientale, nel cuore degli Appalachi.

La cui chiusura delle miniere di carbone, che rendevano anni prima questa terra gloriosa, ha lasciato così poche possibilità alla gente del posto da costringerla ad allontanarsi da lì per una ricerca di speranza e di un modo per elevare la propria posizione sociale nelle grandi città.

Ciò che invece è rimasto a Talcum County è il degrado, la disperazione, l’inarrestabile declino economico e la violenza sociale.

In questa realtà vivono Brian, i suoi figli e un paio d’amici.

Molti di loro appaiono come individui fieri d’essere rimasti, che per nessuna ragione potrebbero allontanarsi da quei luoghi non tanto per un discorso d’orgoglio quanto per un discorso di potere.

La legge a Talcum County infatti viene stabilita da chi vive a Talcum County: una legge primordiale, rispettata e affidata alle radici e al peso che tutt’ora esercitano sulle giovani generazioni che si stabiliranno in quelle terre.

The Last Hillbilly
Brian Ritchie

Ecco dunque che il documentario mostra un discorso di Brian ai figli, su quanto la loro vita sarà differente anche se resteranno lì, poiché la tecnologia e quindi i telefoni, le tv e via dicendo li faranno prigionieri.

Semplicemente non potranno godersi davvero quella natura incontaminata fatta di boschi, ruscelli e pareti rocciose che invece Brian, l’ultimo degli hillbillies è riuscito a vivere, poiché la sua era una generazione privata di tutte quelle fonti d’intrattenimento.

Una generazione vissuta all’ombra dei padri e di un’educazione rigida e senza sconti.

The Last Hillbilly
The Last Hillbilly – Il falò notturno

Quella nuova sarà ai loro occhi sempre più prigioniera degli schermi e della tecnologia. Molto più probabilmente soggetta a controlli e restrizioni, dunque non più libera.

L’umanità che The Last Hillbilly mostra e racconta è quella che è vissuta e che vive tutt’ora nell’illusione di una libertà estrema, senza freni, a cui tutto è concesso, ma che comincia a essere consapevole che nulla potrà ancora essere così.

Un’umanità sconfitta e rassegnata, che si mantiene ancorata alle leggi primordiali e locali, tramandate e rispettate dalla gente del posto, perché solo in questo modo potrà farcela ancora per un po’.

Una convinzione data dal fatto di essersi dovuta arrangiare, distante dalla miriade di possibilità economiche e sociali e quindi di sviluppo e cambiamento di altri Stati e altre aree degli Stati Uniti d’America.

The Last Hillbilly
Diane-Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe – Sceneggiatori e Registi di The Last Hillbilly

Un’umanità che è stata lasciata a sé stessa, abbandonata tra quei boschi e catapecchie, dalle grandi aziende che anni prima hanno bombardato e “fatto brillare” intere montagne di Talcum County, senza curarsi delle conseguenze e degli effetti sugli abitanti e sui luoghi.

Il documentario del duo Diane-Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe, ora presentato al Torino Film Festival nella sezione TFFDOC/INTERNAZIONALE, altro non è che una dolente e malinconica elegia americana.

Non più sull’entusiasmo e il sollievo del sogno americano, piuttosto sulla sua sconfitta. Sull’illusione di quel sogno e di quel falso progresso che hanno contribuito ad avvelenare di odio, violenza e decadimento quei luoghi.

The Last Hillbilly si fa ballata country, mostrando ciò che molta opera musicale (e non solo), come per esempio quella di Bruce Springsteen, ci ha raccontato per anni.

Storie semplici di gente semplice, che non ha avuto alcuna possibilità di miglioramento. Gente rimasta radicata nel piccolo luogo in cui è nata, adattandosi e arrangiandosi tra la povertà, la volontà di un riscatto e i legami sentimentali.

Uno dei figli di Brian Ritchie

Diane-Sara Bouzgarrou e Thomas Jenkoe si servono della colonna sonora estremamente cupa, spettrale e inquietante di Jay Gambit, per meglio entrare in contatto con le anime che si muovono tra le terre che il film racconta.

Intervallandole di tanto in tanto ai suoni della natura e poi ancora alla voce fuori campo, riflessiva e lucida, Brian cerca di collegare il suo attuale stile di vita, travagliato, ma immerso nella natura, a quello delle tre generazioni che lo hanno preceduto, fatto di pionieri e alpinisti indipendenti.

Una voce fuori campo, talvolta stanca e segnata dalla miseria, dalla povertà e dalla solitudine racconta tutto questo al suo pubblico e più ancora a sé stessa.

The Last Hillbilly è un grande prodotto documentaristico, che attraverso una narrazione incredibilmente funzionale e necessaria, ci immerge lentamente e sempre più a fondo in una realtà a noi estremamente distante, riuscendo così nella più complessa delle imprese, ossia a farcela sentire vicina.

Brian Ritchie – Epilogo di The Last Hillbilly

Un incontro poetico e commovente tra Elegia Americana e indagine di antropologia sociale, che si muove attraverso vari riferimenti cinematografici più o meno voluti e dichiarati, che contribuiscono ad accrescere il potenziale epico e di rottura di questo documentario.

Una rottura inevitabile poiché The Last Hillbilly, come facevano Balla Coi Lupi o L’ultimo dei Mohicani, capolavori cinematografici citati più e più volte, non racconta l’inizio, bensì la fine di un’era, di una frontiera o di una società.

Incredibilmente potente la chiusa di questo film, con il narratore e il kentuckiano per eccellenza, Brian Ritchie, inquadrato di spalle a camera fissa mentre se ne sta immobile, in piedi su di una crosta rocciosa a picco sulle vallate, con il cane in braccio e di fronte il caldo e nostalgico tramonto sul paesaggio immenso delle contee del Kentucky.

Brian è l’ultimo degli hillbillies, così come è l’ultimo testimone di un mondo che sta svanendo e che altrove è già svanito.

Non c’è alcun dialogo o monologo, come invece ci si sarebbe potuti aspettare, piuttosto lo sguardo rassegnato e il silenzio nei confronti della fine di un’era e forse del sogno americano.

Leggi anche – The Evening Hour TFF38

Eugenio Grenna
"Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. " Martin Scorsese

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