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Red Aninsri: il cortometraggio tailandese che vale l’intero Torino Film Festival 38

Il mediometraggio RED ANINSRI OR TIPTOEING ON THE STILL TREMBLING BERLIN WALL scritto e diretto dal giovane regista thailandese Ratchapoom Boonbunchachoke, presentato al Torino Film Festival 38 nella sezione curata da Pier Maria Bocchi, Le stanze di Rol comincia con queste parole:

«Ang. Spesso, puttana. Meno spesso, spia».

Una presa di coscienza individuale del/della protagonista netta e rassegnata che ci introduce meglio di qualsiasi altro preambolo in quella che è la reale atmosfera della narrazione.

Una Thailandia di luci al neon, quasi sempre notturna e di interni, illuminata in modo talmente assurdo da provocare uno straniamento totale e fondamentale per il messaggio che il film intende veicolare.

Ratchapoom Boonbunchachoke con il suo Red Aninsri racconta attraverso lo spy movie e l'erotismo la scoperta della propria identità sessuale.
Ang – I primi minuti del film

Lo spettatore fin da subito riceve una potentissima sensazione di distacco rispetto a ciò che sta osservando e che osserverà.

Complici i due gatti della scena d’apertura che conversano amabilmente, doppiati da due voci che non potrebbero appartenergli nemmeno nella produzione cinematografica più anomala e scalcinata (nonostante il celebre e recente Cats sia riuscito a fare ben di peggio).

Un dialogo felino che sembra raccontarci qualche cosa degli individui a cui il film si interesserà, senza però rivelare granché, se non un accenno sulle anime, le identità e i loro obiettivi.

Non è mai chiara l’ambientazione della vicenda, così come la sua collocazione temporale e questo è un elemento molto interessante del film di Boonbunchachoke.

Tutto ciò che sappiamo è che Ang (Sarut Komalittipong) è una ladyboy dedita alla prostituzione che, ritrovatasi senza clienti (e senza corrente elettrica), dovrà camuffarsi e lavorare come spia per adescare il giovane omosessuale Jit (Atikhun Adulpocatorn).

Ratchapoom Boonbunchachoke con il suo Red Aninsri racconta attraverso lo spy movie e l'erotismo la scoperta della propria identità sessuale.
Jitt e Ang. La scoperta di un amore

Jit è uno studente sovversivo dall’aria timida e innocente che nasconde però un lato forse pericoloso e violento, celato sorprendentemente bene.

Il pericolo che Jit rappresenta è talmente importante da minacciare l’integrità del fantomatico “Governo” per cui Ang di fatto presta servizio. Prima come prostituta e poi come spia. Proprio come lei stessa tiene a dire a dire allo spettatore, rompendo la quarta parete nei primi minuti del film.

Ciò che spaventa la misteriosissima agenzia investigativa, per la quale Ang lavora, è però il complice o forse la complice di Jitt, la cui identità non verrà mai svelata.

Una complice cui Ang dovrà arrivare seducendo e facendo innamorare il giovane dissidente politico Jit.

Un compito apparentemente facile e di poco conto che imprevedibilmente metterà in discussione non soltanto l’integrità morale di Ang, ma anche e soprattutto la sua identità sessuale e il suo rapporto con il corpo e la voce.

Ratchapoom Boonbunchachoke con il suo Red Aninsri racconta attraverso lo spy movie e l'erotismo la scoperta della propria identità sessuale.
Ang – Red Aninsri

Il film di Ratchapoom Boonbunchachoke ragiona proprio su questo punto fin dal principio, ossia sul rapporto tra i corpi e le voci dei personaggi centrali.

Ang non è chi si racconta di essere; né la sua voce né i suoi abiti le appartengono, tantomeno le sue azioni.

Agisce infatti come una macchina, o meglio, come un robot che risponde senza falle o problematiche a chi, da remoto, sembra controllarlo. Chi controlla Ang non assumerà né un corpo né un volto per buona parte del film, se non negli ultimi minuti.

Soltanto un insieme di voci veicolate da buffi strumenti colorati e per certi versi fuori luogo (torna lo straniamento), consiglia continuamente Ang sul da farsi, con tanto di proposte e situazioni da mettere in scena.

Ang non vive, non finché il suo corpo e la sua voce vengono controllate dall’agenzia per cui lavora.

Allo stesso modo vive (e non vive) Jit che dalla sua deve muoversi tra l’identità di chi vorrebbe amare e vivere in una condizione di tranquillità e unione e quella invece di chi dovrebbe fare del male tradendo e scatenando una fantomatica rivoluzione.

Tutto questo senza legarsi a nessuno e soprattutto senza fidarsi di nessuno.

Ecco dunque che l’incontro improvviso e buffo tra Jit e Ang causa un vuoto e poi una rottura.

Da quel momento la vita di entrambi non sarà più quella di prima.

Ratchapoom Boonbunchachoke con il suo Red Aninsri racconta attraverso lo spy movie e l'erotismo la scoperta della propria identità sessuale.
Jitt e Ang – Red Aninsri

Il modello cui questo interessantissimo film sembra aderire maggiormente è quello dello spy movie che trova qui una fortissima contaminazione tra generi: il cinema sentimentale, il noir, la fantascienza distopica e appunto lo spy movie.

Il formato d’immagine è uno stondato 4:3 che ricorda quello di A ghost story. Il film forse più malinconico e potente di David Lowery, uno dei registi e sceneggiatori più interessanti del panorama cinematografico internazionale.

Red Aninsri lavora sulle inquadrature, tutte molto ordinate e precise, e poi sul rapporto tra voce e anima, voce e corpo, che diventa totale per una narrazione fortemente malinconica e di chiara denuncia sociale (l’impossibilità di vivere la propria individualità, sessualità e opinione politica).

Quello di RED ANINSRI OR TIPTOEING ON THE STILL TREMBLING BERLIN WALL (titolo meraviglioso) è un cinema autoriale che merita di essere visto ed esportato a livello globale, poiché dimostra di avere piena conoscenza dei canoni narrativi che sfrutta e che modella a modo suo. A partire da un citazionismo cinematografico molto forte per quanto mai dichiarato.

Basti pensare alla somiglianza tra le vicende narrate dal mediometraggio di Ratchapoom Boonbunchachoke e il segmento di Cloud Atlas delle sorelle Wachowski che vede protagonisti Sonmi 451 (Bae Doo‑na) e un archivista che registra la sua storia prima della condanna in un futuro distopico tra dissidenti politici e robot che vorrebbero imparare ad amare e conoscere il mondo e la sua cultura.

Somni 451 e Archivista – Cloud Atlas delle sorelle Wachowski

Molto interessante questa narrazione autoriale a cavallo tra i generi che racconta in modo molto poetico e nient’affatto volgare o banale la scoperta della propria identità, così come della propria sessualità e vocazione umana.

In tanti anni di cinema qualcosa di simile si è visto raramente. Con questo film e con questo autore, il Torino Film Festival 38 consegna al pubblico italiano un cinema straniante, emozionale e politico come pochi altri.

Una vera scoperta.  

Leggi anche – Torino Film Festival 38 

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