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Gin Ichimaru – Il serpente | Bleach

Tratto dall’omonimo manga di Tite Kubo, l’anime di Bleach è andato in onda tra il 2004 e il 2012, riscontrando un grande successo nel corso degli anni. Nonostante la brusca interruzione abbia, per ora, rimandato la conclusione, non si può non considerare Bleach uno dei migliori Shonen nella scelta della costruzione dei colpi di scena. A dimostrazione di ciò, prenderemo in esame la parabola esistenziale di Gin Ichimaru, analizzando l’essenza del suo ruolo all’interno dei meccanismi narrativi e l’inganno che ne deriva.

Chi è Gin Ichimaru?

Capitano della Terza Divisione e luogotenente di Aizen, Gin Ichimaru è il personaggio più ambiguo ed enigmatico dell’universo di Bleach. Presentato come un giovane cinico, freddo e spietato, dal viso quasi mono-espressivo, Gin mostra sempre un sorriso che si estende da una guancia all’altra, a rappresentanza dell’inquietante mistero che alimenta la sua personalità.

In linea con l’aspetto fisico, le sue azioni appaiono sempre dettate dalla coerenza della sua funzione e, perfettamente, grigie nell’oscurità che emana la sua presenza.

Nonostante quest’ultima non sia molto frequente, non si può negare la sua importanza nel momento in cui diventa il soggetto della narrazione.

Vogliamo tessere un'ode a un personaggio dell'anime Bleach, Gin Ichimaru, e alla sua rinascita oltre la vita.

Gin si rivela, per gran parte delle vicende, il braccio destro di Aizen, alimentando quindi nello spettatore la forzatura di considerarlo come uno dei villain principali della saga.

In realtà, il colpo di scena che ribalta completamente l’opinione dello spettatore e dei personaggi stessi sul capitano della Terza Divisione è la chiave di volta per comprendere la vera essenza della sua esistenza.
Durante gli scontri nella Saga della falsa Karakura Town, infatti, Gin si rivolta improvvisamente contro Aizen, trafiggendolo e approfittando della conoscenza del segreto della sua lama prima che l’ipnosi totale si completi. Gin scopre tutte le carte, senza più nascondersi, arrivando a utilizzare poi la vera abilità della sua spada, che aveva sempre nascosto, iniettando nel cuore di Aizen un potente veleno per distruggere le sue cellule.

Nonostante gli sforzi per recuperare l’Hougyoku, l’impotenza di Gin è evidente e si concretizza nel momento in cui la morte di Aizen si rivela solo apparente.

Quest’ultimo, infatti, si rialza mutato, radicalmente cambiato e dotato di sei paia di ali simili a quelle delle farfalle. Dopo aver affermato che l’Hougyoku è ormai suo anche se non lo possiede, si para di fronte a Gin e gli squarcia il petto con un fendente. Gin tenta nuovamente di riprendere l’Hougyoku, ma ormai è troppo debole e il suo braccio teso viene strappato da Aizen, che in seguito ne trapassa l’addome da parte a parte con la sua spada.

L’allievo e il maestro

Nonostante la svolta di Gin sia uno dei rovesciamenti di fronte più inaspettati della narrazione, un aspetto che non può essere ignorato per capire la condotta comportamentale del capitano della Terza Divisione è la reazione di Aizen. Quest’ultimo, infatti, dimostra di non essere affatto sorpreso dal cambiamento di rotta del subordinato. Dopo averlo sconfitto, ammette di aver sempre saputo delle sue reali intenzioni e di essersi sempre chiesto quando ciò sarebbe accaduto.
L’assoluto controllo di Azien mostra allora come la scelta di essergli fedele per una vita intera sia un sacrificio molto più grande di quanto si possa pensare. Lo spessore del personaggio di Gin non va misurato in relazione al tempo trascorso al servizio del vero nemico, ma al singolo istante in cui gli si è parato davanti, per tradirlo.

La morte nel suo caso non annulla tutto ciò che ha fatto, ma nobilita le vere ragioni delle sue azioni.

La studiata reazione di Aizen sottolinea come Gin sia stato un avversario degno di cautela e quasi rispetto, mai sinceramente fedele a nessuno, se non a se stesso. Il vero passo falso di Gin non è stato l’aver sottovalutato il legame di Azien con l’Hougyoku, ma aver destinato gran parte della sua esistenza alla menzogna, dettata dalla solitudine di chi vive aspettando il momento esatto per compiere la propria missione.
Nonostante Aizen abbia sempre considerato Gin una semplice tappa lungo il suo percorso, il suo sacrificio non può non essere considerato un riscatto esistenziale per tutto il bene che non ha fatto.

Il rapporto con Rangiku Matsumoto

L’estremo gesto di Gin risulta nobilitato dalla forte motivazione che lo spinge. Come ogni grande battaglia, è l’amore il motore di questo corpo. Gin sacrifica un’intera esistenza di bugie, per l’amore della sua vita: Rangiku Mastumoto. Da ragazzino Gin ha salvato dalla fame la piccola Rangiku, instaurando quel primo contatto che lo legherà in modo indissolubile alla donna. La spinta per iniziare il suo percorso nasce dalla volontà di vendicare i maltrattamenti che Rangiku aveva subito da una squadra di Shinigami capitanata da Aizen, i quali le avevano rubato parte della propria energia per usarla come ingrediente per l’Hogyoku.

Vogliamo tessere un'ode a un personaggio dell'anime Bleach, Gin Ichimaru, e alla sua rinascita oltre la vita.
Gin e Rangiku

Ciò che risulta inaspettato è la scelta di Kubo di mostrare l’incredibile forza dell’amore attraverso le azioni di un personaggio estremamente diffidente verso lo spettatore. L’amore che lo pervade negli ultimi istanti di vita, non solo rende giustizia alla sua funzione narrativa, ma sconvolge tutti i falsi pregiudizi che si erano creati su di lui nel corso del tempo.

Per Gin la morte non rappresenta la fine del suo legame con Rangiku, ma la sublimazione di un potere che gli ha permesso di sacrificarsi per la sua unica ragione di vita.

Dopo la sconfitta di Aizen, Rangiku si ritrova inevitabilmente lacerata dal dolore e, nel freddo glaciale del suo cuore innevato, lo rivede, forse per un’ultima volta, allontanarsi all’orizzonte con il suo strambo sorriso.
Gin Ichimaru è il simbolo della forza primordiale del serpente, che muta il proprio corpo, senza però mai smarrire la sua vera essenza. L’ambiguità di Gin trova il rispetto e la chiarezza che merita nell’atto più coraggioso che possa esserci: amare l’altro oltre la propria vita.

Leggi anche: Kimimaro – The Last Dance

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