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HIMYM – Epistemologia della Scala Pazza/Gnocca

New York, 2007. Siamo nella terza stagione di How I met your mother, in quella che già possiamo reputare un’altra epoca, in quelli che sono chiaramente altri spazi: luoghi dedicati alla giovane favola di cinque giovani americani, che nella loro La Mecca, il MacLaren’s pub, hanno la fortuna di assistere a una novità in ambito scientifico-analitico firmata da nientemeno che il Prof. Barney Stinson.

Era il 2007 quando Barney Stinson scuoteva l'intero universo della ricerca introducendo il suo modello più famoso: la scala pazza/gnocca.
Barney Stinson e i suoi compagni d’avventura immortalati nel luogo in cui Stinson ebbe la sua intuizione. (How I met your mother, Craig Thomas e Carter Bays, 2005-2013).

È un episodio come tanti, Ted conosce una nuova ragazza (della quale in futuro nemmeno ricorderà il nome, dato che racconterà ai figli che si chiamava Bla Bla), della quale gli altri amici commenteranno i comportamenti. Per Ted, Bla Bla è una ragazza comune e innocua, i due si sono conosciuti in rete e lei sembra non dare segnali di follia; Barney, dal canto suo, ha una sola certezza: se quella ragazza è così bella come dice il suo amico, ne consegue che sia pazza.

La sua fermezza è data da un mezzo analitico assolutamente inconfutabile: nessuno durante l’episodio, né in quelli successivi, si permetterà di smentirne l’efficacia.

Barney dispone della scala pazza/gnocca (the hot/crazy scale, Stinson, 2007).

Piccola e necessaria premessa: in questa sede parleremo del funzionamento della scala scevro dagli elementi apertamente sessisti che Stinson utilizza per riempirla, con i quali non ci riconosciamo assolutamente e che sappiamo essere frutto di una scanzonata gag contenuta in una sitcom. Detto ciò, procediamo con l’analisi.

Era il 2007 quando Barney Stinson scuoteva l'intero universo della ricerca introducendo il suo modello più famoso: la scala pazza/gnocca.

La scala pazza/gnocca è un oggetto teorico che permette di misurare, in modo innanzitutto qualitativo, la relazione tra queste due componenti nel comportamento di una persona. All’apparenza, la scala è un semplice diagramma cartesiano dotato dei due classici assi: in corrispondenza delle ascisse c’è la misurazione della pazzia della persona in analisi, mentre in quello delle ordinate si sistema la cosiddetta gnoccaggine, che più propriamente possiamo definire sex appeal o semplicemente bellezza estetica.

Qui Stinson pecca leggermente dal punto di vista terminologico: già in più di un convegno tenuto dai filosofi, letterati, psicologi e studiosi di scienze sociali della nostra Redazione, abbiamo appurato che il termine possa creare qualche disguido per gli stessi motivi citati nella premessa. Ciononostante, non vogliamo trovarci, per questi motivi, a togliere credibilità a Stinson e al suo oggetto teorico, che, anzi, invitiamo a contestualizzare.

Come dicevamo, la scala sembra presentarsi come un semplice diagramma, ma osservando più attentamente possiamo scorgere una diagonale che fende il grafico dividendolo in due metà esatte.

Si tratta di quella che Stinson ha ribattezzato diagonale di Vicky Mendoza, chiamata così in onore della ragazza che ha ispirato la costruzione di questo modello.

Infatti, pare che Mendoza scavalcasse di continuo questa zona del diagramma, cioè quella diagonale che possiamo semplicemente costruire grazie all’equazione x=y. Mendoza è stata più volte protagonista di repentini cambi d’umore che l’hanno portata, a tempi alterni, a scelte clamorosamente folli, tra le quali, però, sono compresi interventi che hanno migliorato il suo aspetto estetico, apportando quindi un incremento della variabile y all’interno del grafico.

Alla fine dell’esperienza con Mendoza, comunque, Stinson ha potuto notare come muoversi a cavallo di quella diagonale possa far sì che da un momento all’altro la follia si imponga sulla bellezza, rovinando la frequentazione tra un ragazzo e la sua nuova conquista.

Attraverso i movimenti di Mendoza lungo il modello, possiamo constatare una seconda caratteristica della scala pazza/gnocca: ogni punto, o token, inserito all’interno del grafico, può poi essere mosso in base agli atteggiamenti della persona in questione.

Oppure, all’occorrenza, si potrebbe anche inserire un punto nello spazio diagrammatico per ogni nuovo comportamento o miglioramento estetico, mettendo poi in relazione ognuno dei token per ricavare una serie di rette che descrivono l’atteggiamento del soggetto sul lungo periodo.

La scala pazza/gnocca, quindi, è innanzitutto un ottimo strumento di analisi sincronica, che permette di capire a quanto corrisponde il rapporto tra follia e bellezza in un determinato frangente, ma è anche un valido mezzo per misurare l’andamento diacronico della persona testata, perché grazie alla fluttuazione dei punti nel grafico si può facilmente tracciare uno storico che possa ritrarre l’attitudine più generale alla pazzia in relazione al fascino estetico.

Tuttavia, i due elementi (l’asse ‘pazza’ e l’asse ‘gnocca’) non sono da intendere come due variabili indipendenti, ma di fatto, spiega Stinson, l’influenza che esercitano tra loro le rende dipendenti:

«Una ragazza può essere pazza purché sia altrettanto gnocca […] Vediamo dove si trova Bla Bla sulla scala pazza gnocca: è partita da qui, ma nel corso della serata si è mostrata più pazza e meno gnocca, arrivando ad incrociare la già menzionata diagonale Mendoza e avvicinandosi pericolosamente alla cosiddetta zona Shelly Gillespie».

(Stinson, 2007)

In questo passaggio, Stinson è assolutamente chiarissimo. Innanzitutto mostra come un punto possa essere spostato all’interno del grafico e come la retta o le rette risultanti compongano l’andamento diacronico dello schema, risultando un efficace metodo per una descrizione storica.

Era il 2007 quando Barney Stinson scuoteva l'intero universo della ricerca introducendo il suo modello più famoso: la scala pazza/gnocca.
Il poliedrico Barney Stinson partecipò e vinse nel corrispettivo statunitense di “Ok, il prezzo è giusto!” (How I met your mother, Craig Thomas e Carter Bays, 2005-2013).

In secondo luogo, Stinson dice «pazza purché gnocca» e soprattutto, parlando della famigerata Bla Bla, pronuncia le parole «si è mostrata più pazza e meno gnocca». Qui Stinson sottende una natura relazionale dei suoi elementi, che analizzati come correlati possono giustificare una perdita di attrazione dinnanzi ad atteggiamenti folli, o anche un aumento della sopportazione nel momento in cui ci si dovesse imbattere in una ragazza particolarmente procace.

Confermiamo, insomma, sia la visione delle variabili come dipendenti, pur avanzando, dal canto nostro, una natura relazionale delle stesse.

E la zona Shelly Gillespie? Chiudiamo con la ciliegina sulla torta del modello Stinson. La zona Gillespie, colorata giustamente di rosso, va evitata con ogni mezzo. Questa porzione del grafico, a forma di un quarto di circonferenza, si ottiene grazie a una crescita della variabile x (pazza) alla quale NON corrisponde, però, una crescita quantomeno proporzionale nell’asse delle y (gnocca).

Gillespie, racconta Stinson, arrivò addirittura a mettere a repentaglio la vita del teorico newyorchese; un dato che giustifica la nomenclatura rendendola tutt’altro che azzardata.

In attesa di corollari e sviluppi futuri, possiamo sicuramente affermare che la scala pazza/gnocca può rappresentare una base teorica di grande efficacia per tutti gli studi teorici e filosofici della soggettività, apportando nondimeno alcuni suggerimenti allo studio delle variabili in discipline sociologiche e psicologiche.

Leggi anche: L’importanza di essere Ted, l’eroe degli ultimi | Scrubs

Matteo Melis
"Il segno è qualcosa che sta per qualcuno al posto di qualcos'altro, sotto certi aspetti o capacità" (C. Sanders Peirce)

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