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Serie tv – Come si vince la “Streaming War”?

Al termine dell’anno delle conferme date da Netflix, Amazon e Disney al mondo delle serie tv, si ragiona intorno alla logica che guida la diffusione dei contenuti rigorosamente online. Tra COVID, cinema chiusi e pigrizia generale, quello dello streaming virtuale sembra essere rimasto l’unico mezzo disponibile per raggiungere gli spettatori e i fan.

Attraverso video party, binge-watching, attese spasmodiche di show annunciati stagioni prima, sembra che si sia usciti finalmente dalla rappresentazione della serie tv come prodotto secondario rispetto al film e si riconosca il suo valore come oggetto cinematografico a tutti gli effetti, spesso e volentieri anche grazie alla preferenza degli utenti, che possono scegliere come e quando avventurarsi in una nuova storia comodamente da casa.

Il fascino della narrazione è storicamente sempre stato associato alla potenza dalla curiosità, alla volontà di scoprire nuove trame: per questo motivo, fino ad alcuni anni fa, il modello di serie tv che dominava il mercato era quello che prevedeva il rilascio di episodi a cadenza settimanale.

Dall’Italia agli Stati Uniti, passando per la Francia e il Regno Unito, tutte le produzioni privilegiavano l’attesa e la continuità dell’interesse da parte del fandom rispetto all’entusiasmo esclusivo, esplosivo e immediato.

Serie tv tra passato e futuro: dove siamo oggi?

Con il dominio delle piattaforme di streaming, il mondo delle serie tv è cambiato. Cosa è successo? Come si vince la Streaming War?
The Mandalorian

Dopo capolavori come Twin PeaksI Soprano, nel Terzo Millennio diversi cambiamenti hanno coinvolto il mondo delle serie tv. Sebbene il quadro di riferimento a livello nazionale e mondiale fosse sempre quello degli episodi, come nel caso di Lost Friends oppure I Simpson, la crescita di multinazionali come Sky ha favorito sempre più l’affermazione dei pacchetti.

Inizialmente, la novità per gli acquirenti è stata rappresentata dall’affermazione dei canali relativi a determinati generi e prodotti: cinema, sport, fantasy, saghe e così via.

Difficilmente la proliferazione di questo genere di servizi digitali è riuscita a conquistare il cuore dei collezionisti, di quella fetta di popolazione sensibile al possesso di testimonianze fisiche della passione per un titolo, autore o personaggio.

Eppure, gradualmente, un fisiologico passaggio osmotico dall’analogico al digitale è stato inevitabile: cinema e serie tv hanno sempre più abbandonato il supporto della videocassetta o del DVD per diventare fruibili esclusivamente in formato digitale, come titolo visibile sul catalogo smart di un’app a caso.

Poeticamente, questa espressione della Settima Arte, è sicuramente meno avvincente rispetto al salone decorato con le diverse espressioni narrative apprezzate dal fan di turno.

Quello che si è verificato nel corso del recente passato è che si è affermato un modo di interpretare le narrazioni filmografiche e televisive e i contenuti multimediali in genere come strettamente legati a una proprietà non-materiale dei supporti di riferimento.

Di conseguenza, reale e virtuale si confondono come mai prima d’ora quando si parla di cinema.

Oggi, il predominio del digitale pare inevitabile: il lockdown e la pandemia non hanno fatto altro che accelerare un processo di separazione e virtualizzazione dell’esperienza emotiva e cognitiva legata alle narrazioni, portando l’uomo anni luce da quel medioevale e accogliente falò intorno al quale il popolino si raccoglieva mentre un bardo o un aedo cantavano le gesta di inventati Eroi.

Serie tv tra entusiasmo e noia

Con il dominio delle piattaforme di streaming, il mondo delle serie tv è cambiato. Cosa è successo? Come si vince la Streaming War?
Game of Thrones

HBO e Sky realizzarono con Game of Thrones una delle campagne pubblicitarie meglio strutturate degli ultimi anni; stagione dopo stagione, i trailer e le immagini esclusive, così come le interviste dei produttori e degli attori, erano contenuti rilasciati durante periodi strategici, erano parte dell’esperienza complessiva che il fan poteva fare del suo show preferito.

Nel momento in cui Netflix, Amazon Prime Video e Disney+ hanno conquistato il predominio sulla scena, anche questa parte della percezione del mondo delle serie tv è cambiata: attendere è diventata un’azione valida solo rispetto ai mesi precedenti alla pubblicazione di uno show, perché nel momento in cui questo arriva, tutto ciò che conta è la maratona che porterà lo spettatore a concludere la serie nell’arco di uno o pochi giorni.

È il caso di Stranger Things e le serie Marvel su Netflix, mentre curioso è ciò che Amazon ha scelto di fare con The Boys: nonostante la natura strettamente legata allo streaming immediato della piattaforma, quest’opera è stata diffusa secondo il vecchio modello, quello che tiene alta l’attenzione dei fan per diverse settimane piuttosto che per alcuni giorni.

Suggestivo, a questo punto, è un riferimento organico alla passione che anima noi spettatori di serie tv: dopamina e serotonina sono due neurotrasmettitori fondamentali, entrambi legati all’esperienza soggettiva del piacere secondo basi chimiche e neurali specifiche.

Interessante è il fatto che, mentre la dopamina è coinvolta nel sentimento della cosiddetta “felicità da desiderio”, la serotonina è più frequentemente associata alla “felicità da appagamento”, in quanto rilasciata in seguito all’esperienza piacevole appena vissuta.

La domanda, proiettando al negativo spontaneamente ciò che pensiamo quando ci soffermiamo sull’attesa della storia, sorge spontanea: quando decidiamo di seguire una serie tv, è preferibile attendere lo sviluppo della narrazione in un intervallo di tempo ampio e misurato, oppure ottenere tutto e subito, correndo il rischio di sperimentare il vuoto tipico di quando il finale si esaurisce?

Entusiasmarsi può essere un’arma a doppio taglio per questa ragione: da un lato implica identificazioni, proiezioni e coinvolgimento emotivo con i protagonisti delle trame, dall’altro rischia di diventare il sintomo di una vera e propria dipendenza dall’evasione in quel mondo specifico, che porta il soggetto a perdere il contatto con il mondo e a sentirsi dissociato quando da quel mondo è costretto a uscire.

Le Streaming Wars attualmente sono nel vivo: cosa possiamo fare noi per rivoluzionare un mondo che sembra destinato alla digitalizzazione assoluta e all’abbandono di quella romantica condivisione anche temporale della storia amata?

Leggi anche: 7 tra gli episodi più commoventi delle serie TV

Gianluca Colella
Ho 25 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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