Home Dialoghi Immaginari Gelsomina e Lazzaro - la bellezza senza tempo delle anime pure

Gelsomina e Lazzaro – la bellezza senza tempo delle anime pure

Se potessero parlare, ed esprimere i loro pensieri più profondi, cosa direbbero quei personaggi che silenziosamente subiscono la malvagità che esiste nel mondo e nelle persone, rendendola più sopportabile e donando speranza e gioia a chi li circonda? Se solo potessero parlare cosa direbbero la buona Gelsomina (figlia di Fellini) e il generoso Lazzaro (nato dalla penna di Alice Rohrwacher)? Sono personaggi tanto semplici quanto complessi, perché nonostante non parlino molto, i loro sguardi e i loro gesti racchiudono un mondo di parole taciute, parole alle quali abbiamo cercato di dare colore, proprio attraverso i nostri eroi dal cuore d’oro.

È giorno, la luce entra dalle vetrate della banca, ma diventa sempre più fioca, quasi volesse sbiadire, nel mentre viene sferrato un altro calcio a Lazzaro, questo però gli sarà fatale. Il ragazzo è stanco e lentamente sta lasciando questo mondo, mentre se ne sta andando vede al suo fianco un vecchio lupo, stufo di essere maltrattato e di essere continuamente cacciato dagli uomini che non riescono a capirlo, ma Lazzaro al suo fianco non vede solo il lupo, accanto all’animale infatti è seduta una ragazza: biondina, con i capelli corti e gli occhi grandi: porta con sé uno zaino dal quale fuoriesce la punta di uno strumento musicale, forse una tromba.

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
La strada- Gelsomina

Lazzaro non sa chi sia, non l’ha mai vista prima di quel momento, teme che anche lei sia lì per aggredirlo, ma quando gli sorride capisce che lei non è come gli uomini che l’hanno picchiato senza un motivo valido, lei è diversa, odora di bontà, e in quel momento l’unica cosa che riesce a comprendere è che tra lui e quella buffa ragazza c’è una connessione.

Gelsomina: «Embè, che fai ancora disteso a terra? Non lo vedi che se ne sono andati tutti? Siamo rimasti soli, dai, dammi la mano che ti aiuto a rialzarti… a proposito, come ti senti? Ti fa male qualcosa?».

Lazzaro: «Grazie, devo dire che mi sento molto bene, quasi fossi rinato… ma tu chi sei? Perché non ti ho mai vista prima? Non è che per caso vieni anche tu dall’Inviolata? Perché anche se non ricordo di aver visto il tuo volto, mi sembra di conoscerti da tutta una vita».

Gelsomina: «Allora è proprio vero che tra simili ci si riconosce, io sono Gelsomina, e sono venuta a prenderti per portarti in un posto bellissimo, un posto giusto, adatto a quelli come noi».

Lazzaro: «Che vuol dire a quelli come noi?».

Gelsomina: «Lo capirai da solo fidati. Ma dimmi, piuttosto, perché sei rimasto accanto a Tancredi? Perché sei andato a chiedere alla banca di fargli riavere ciò che un tempo gli apparteneva?».

Lazzaro: «Perché lui è mio amico, anzi lo considero un fratello. Lui è così importante per me, anche perché è stata la prima persona che mi ha preso in considerazione. Lui a differenza degli altri non mi ha dato degli ordini, trattandomi come uno stupido, ma per la prima volta mi ha fatto sentire parte di un qualcosa di bello, di grande, come solo l’amicizia sa essere. E poi sentivo che dovevo stargli accanto per proteggerlo».

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
Lazzaro felice- Lazzaro e Tancredi

Gelsomina: «Proteggerlo? E da cosa?».

Lazzaro: «Dalla gente, sai, lui crede di poter cambiare il mondo, e non lo spaventa nulla, ma non sa che la gente sa essere veramente cattiva e temo possa accadergli qualcosa. Poi lui è un ribelle, odia seguire le regole e ho paura che a causa di questo suo modo di fare possa finire nei pasticci. È un caro ragazzo, ma è troppo impulsivo, e poi non servono forse a questo gli amici? Non si proteggono a vicenda?».

Gelsomina: «Ma lo sai che c’hai ragione? E comunque ti capisco sai? Anch’io un tempo ho scelto di stare vicino a un uomo, Zampanò, che tutti consideravano malvagio, ma io in fondo sapevo che non era cattivo, aveva solo difficoltà a esprimere se stesso e i suoi sentimenti, qualsiasi cosa lui facesse io ritornavo sempre da lui».

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
La strada- Gelsomina e Zampanò

Lazzaro: «E non hai mai pensato di abbandonarlo?».

Gelsomina: «All’inizio non è stato facile, gli stavo accanto solo per imparare un mestiere. Un giorno, dopo che era stato arrestato per una rissa, avevo pensato di abbandonarlo. Ma un amico, il matto, mi ha convinto a rimanere a suo fianco».

Lazzaro: «E cosa ti ha detto per convincerti?».

Gelsomina: «Mi ha fatto capire una cosa bellissima: ovvero che tutti siamo importanti, tutti abbiamo un ruolo in questa vita, persino un piccolo sasso ha la sua importanza. E in quel momento mi resi conto che dovevo rimanere nella vita di Zampanò».

Lazzaro: «Quindi è come se fossimo predestinati a legarci alla vita di qualcuno, con il solo scopo di stargli accanto, per fargli da scudo contro ciò che li potrebbe ferire».

Gelsomina: «Esattamente».

Lazzaro: «E da cosa dovevi proteggere Zampanò?».

Gelsomina: «Dalla solitudine alla quale si stava condannando a causa delle sue maniere rudi e poco gentili».

Lazzaro: «E poi?».

Gelsomina: « E poi lui ha fatto una cosa molto brutta, non riuscivo a perdonarlo e mi chiedevo se avessi fallito… solo adesso sono riuscita in qualche modo a perdonarlo, sai, sono riuscita a sentire il suo pianto, anche se non ero volata via… posso dire di aver percepito le sue lacrime e spero che, ovunque si trovi ora, abbia trovato un pizzico di gioia e magari di serenità».

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
La strada: scena finale

Lazzaro: «Il perdono è proprio una bella cosa, ti fa sentire una persona nuova. Anch’io ho perdonato tante cose, ti pare che non capivo che all’Inviolata non avevano nessuna considerazione di me? Nemmeno quando sono arrivato in città e ho ritrovato la mia amica Antonia. Sapevo che voleva abbandonarmi, ma non perché gliel’ho sentito dire, ma perché l’ho letto nei suoi occhi. Io per lei ero solo un peso, e questo mi faceva sentire così inutile».

Gelsomina: «Cosa ho appena finito di dirti infatti? Ma so come ti senti, e posso dirti che tu mio caro amico, sei nato perché questo mondo doveva conoscere la bontà di un cuore puro, perché ne aveva bisogno… peccato però che non sia stato in grado di capirla questa immensa bontà. Sai, nei momenti di tristezza, mi chiedo a cosa serva preoccuparsi ed essere sempre disponibili per gli altri».

Lazzaro: «Io invece un problema del genere, non me lo sono mai posto, quando faccio del bene mi sento una persona migliore, quasi lo faccio non soltanto per gli altri, ma perché fa stare bene me. Quando so che qualcuno può giovare del mio aiuto, sento una grande gioia, un grande bene, e anche la notte più buia fa meno paura. Mi sento invincibile, e ho la sicurezza che potrei affrontare qualsiasi cattiveria».

Lazzaro felice: Lazzaro

Gelsomina: «Che belle parole e che bella persona che sei, mi piace parlare con te. A proposito, c’è una cosa che non capisco. Perché hai visto il lupo accanto a te?».

Totò: «Questo ve lo posso spiegare io».

Al sentire la voce di Totò, il viso di Gelsomina si tinge di felicità.

Gelsomina: «Totò, amico mio, che ci fai qui? Lazzaro, ti presento Totò detto da tutti noi il “buono”, è una persona speciale ed è tanto cara».

Lazzaro: «Piacere, io sono Lazzaro».

Totò: «So già chi sei, a dir la verità ti conosco da sempre, così come conoscevo Gelsomina prima ancora che lei venisse».

Lazzaro: «Venire? E dove? E cosa ne sai tu del lupo… sono leggermente confuso».

Totò: «Lascia che ti spieghi tutto… come già sai mi chiamo Totò, sono stato letteralmente trovato sotto un cavolo da una vecchina tanto dolce che mi ha fatto da madre amorevole, dopo varie vicissitudini sono andato a finire in una baraccopoli. La gente intorno a me era triste ed egoista a causa della povertà, ma io non mi persi d’animo e feci il possibile per aiutarli e infondere in loro un poco di positività e allegria».

Miracolo a Milano: Totò il buono

Lazzaro: «Meraviglioso, quant’è vero che il bene che si può donare è la più forte e potente delle magie».

Totò: «Lo so… comunque non mi sono mai arreso nemmeno quando volevano distruggere quello che avevo costruito per quella povera gente… alla fine quando ci vedevamo persi io e i miei amici, grazie a un miracolo, riuscivamo a volare via utilizzando delle semplici scope, e andavamo in un posto nuovo, un posto dove non esistono cose come l’ingiustizia o la crudeltà, un posto dove le tue buone azioni non ti fanno passare per pazzo».

Lazzaro: «Wow… tutto quello che hai detto è fantastico, ma ancora non riesco a capire cosa abbia a che fare con me… e non mi hai ancora spiegato la storia del lupo».

Totò: «Ma come? Dopo tutto quello che abbiamo detto, non l’hai ancora capito? Pensavo ci fossi arrivato da solo, ricordi la storia che la tua amica Antonia raccontava ai figli?».

Lazzaro: «Sì, il lupo che si ferma davanti al santo perché in lui riconosce la bontà».

Gelsomina: «E in quel caso l’uomo buono eri tu, quando rivedi il lupo per l’ultima volta in banca, lui se ne va sconfitto e arreso perché un’altra anima limpida ha lasciato la terra, e lui sarebbe stato nuovamente circondato da persone insensibili, chiuse in loro stesse».

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
Lazzaro Felice- Scena finale

Lazzaro: «Quindi il lupo non rappresenta altro che la bontà e la speranza ancora presenti sulla terra, stanche di essere calpestate dalla gente, ma allo stesso tempo in quel lupo stanco riesco a riconoscermi anch’io, quasi mi riflettessi nei suoi occhi».

Totò: «Esatto!».

Lazzaro: «Ma ancora non capisco perché sia qua con voi».

Totò: «Vedi caro, gente come te, come me, come Gelsomina, viene al mondo con la precisa missione di fare del bene, di diffondere un bene che trascenda lo spazio e il tempo e che lasci una traccia indelebile ovunque tu vada. Ricordi quando sei caduto dal dirupo e ti sei alzato illeso dopo anni?».

Lazzaro: «Come scordarsi quella caduta».

Toto, Lazzaro e Gelsomina, tre personaggi cosi lontani tra loro ma uniti al tempo stesso da quella bontà che va oltre lo spazio ed il tempo.
Lazzaro Felice- Lazzaro

Gelsomina: «Sarei dovuta venire a prenderti già da allora, ma la tua missione non era ancora finita».

Lazzaro: «Così mi è stata data una seconda opportunità, ma mi chiedo a cosa sia servita se l’unica cosa che ho ottenuto è stata farmi massacrare solo perché volevo aiutare un amico in difficoltà».

Totò: «Vedi, a volte accadono delle cose brutte alle persone che meno lo meritano, ed è terribile, credimi, ma nessuno di noi ha una spiegazione a ciò».

Gelsomina: «Una volta sono stata in un convento e parlando con una giovane sorella, ho capito che anche se ti accadono delle cose terribili, devi soltanto accettarle e cercare di andare avanti nonostante sia terribilmente ingiusto, perché solo in questo modo saremo in grado di rinascere più forti e migliori di prima, solo accettando il nostro destino saremo in grado di trasformare quel dolore che spezza in uno strumento che ci aiuti a comprendere e ad alleviare le sofferenze degli altri».

Totò: «E ricordate sempre che se le sofferenze e il dolore subiti non hanno distrutto il vostro corpo, ma la vostra anima, allora vuol dire che dietro quel dolore c’era qualcosa di più forte e bello».

Lazzaro: «Come l’amore per qualsiasi cosa o creatura vivente».

Gelsomina: «Oh, ma guardate che luna meravigliosa, è incantevole».

Lazzaro: «Adoro guardarla, mi dà un senso di pace».

Toto: «Perché lei è candida e inviolata dalle cattiverie del mondo, proprio come te e Gelsomina».

Lazzaro: «Se lo dici tu…».

I tre amici continuarono a camminare per giungere in quel posto meraviglioso descritto da Totò e Gelsomina.

Sopra di loro una luna bianca e taciturna li accompagnava, e una dolce melodia li seguiva ovunque andassero, in quella serata magica di un tempo sconosciuto fuori dallo spazio.

Leggi anche: Tra Scola e Sorrentino: dialogo immaginario su una terrazza romana

Alessandra Cinà
Classe 2001 ,studentessa di lingue e letterature straniere, appassionata di :cinema, arte, musica e letteratura. Orgogliosamente palermitana

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