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Soul: cos’è l’anima? – La Pixar risponde a Platone

Presentato in anteprima lo scorso ottobre alla Festa del Cinema di Roma e al centro di numerose polemiche per la decisione della Disney Pixar, data la preoccupante crisi legata alla pandemia, di collocare la sua uscita il giorno di Natale e di riservarne la distribuzione alla piattaforma digitale di sua proprietà, Soul è un enorme film sulla morte e sull’insondabile scintilla che dona senso alla vita.

Raccontando la storia di Joe Gardner, infelice insegnante newyorkese col sogno di diventare un affermato pianista jazz, il regista Pete Docter e il suo collaboratore Kemp Powers proseguono lungo il solco tracciato da lavori come Inside Out e Coco, dando forma e colore ai principali caratteri dell’interiorità umana e riflettendo con profonda leggerezza sulle molte dimensioni che la costituiscono. Soul è infatti, fra le altre cose, una suggestiva interpretazione dell’esistenza e della sua fine, nonché l’audace tentativo di rappresentare una concezione dell’anima che, da Platone ai giorni nostri, continua a esercitare il suo fascino e la sua innegabile influenza nelle fondamenta del pensiero occidentale.

Soul
Una scena fra le più divertenti di “Soul”

Soul e la ricerca dell’essenziale

Quando a Joe Gardner si presenta l’occasione della vita, suonare in un famoso locale insieme a vere e proprie icone del jazz, tutti i suoi sforzi sembrano finalmente ripagati. Il successo è a un passo, ma un imprevisto sprofonderà l’uomo in un limbo dantesco, conducendolo in un universo misterioso e precedente alla vita. Sospesa fra questa e la morte, intrappolata in un non luogo ai confini dello spazio e del cosmo, l’anima del protagonista incontrerà un’anima molto più giovane e scalmanata, l’Anima 22; a essa sarà costretto a legarsi per provare a tornare in tempo nel proprio corpo e salvare il suo sogno.

Da questa relazione, a prima vista disfunzionale e problematica, Joe capirà che l’obiettivo che ha sempre inseguito non può definirlo come essere umano e che anzi, come direbbe Antoine de Saint-Exupéry, nascosto dietro a questo e invisibile alla vista, si cela il vero essenziale da scoprire. Ma dov’è precipitato Joe e perché Soul è forse l’opera dell’intera produzione Pixar a essere maggiormente influenzata dall’antica filosofia greca?

Soul
Joe Gardner, il protagonista di “Soul”

Soul e l’iperuranio platonico: conoscere è ricordare?

Nel film assistiamo divertiti al processo che conduce un’anima a vivificare il corpo a lei assegnatole. Questo apprendistato avviene nell’Ante Mondo, una dimensione che per struttura e significato ricorda moltissimo l’iperuranio platonico. È qui che Joe Gardner si rifugia, scampando ai calcoli della morte, ed è qui che le anime fanno esperienza di quell’ordine eterno di forme e valori ideali che poi ritroveranno nella loro vita sulla terra. È proprio in questa teoria secondo cui le anime, prima di calarsi nel nostro corpo, sono vissute disincarnate in un altro mondo, che risiede la continuità fra Platone e la Pixar.

Per entrambi è come se portassimo dentro di noi una verità prenatale, la quale è il frutto di una precedente contemplazione delle idee in una realtà intelligibile e dimenticata. Questa grandiosa architettura gnoseologica è rappresentata in Soul attraverso uno stile d’animazione concettuale, ibrido e al limite dell’avanguardistico, le cui minimali stilizzazioni non possono che ricordare i corti firmati da John Lasseter e Alvy Ray Smith, agli albori dell’ormai trentennale produzione dello studio californiano.

Anima
“Soul” e il suo Ante Mondo

Innatismo o empirismo? La visione della Pixar

Nonostante questi evidenti rimandi all’impalcatura del sistema platonico, Soul sembra in definitiva negare l’immortalità dell’anima e contestare proprio quella nozione di innatismo che renderebbe l’esistenza umana un percorso già segnato in partenza. Nel celebre mito della biga alata, contenuto nel Fedro, Platone descrive la natura dell’anima come tripartita e più o meno capace, a seconda dei casi, di fare esperienza del bene. Gli uomini all’interno della Repubblica diventeranno poi filosofi, guerrieri o lavoratori in base al grado di bellezza che le loro anime, prima di vivificare ciascun corpo, avranno avuto il merito di conoscere nell’iperuranio.

Nella visione rigidamente classista e antidemocratica del pensatore ateniese, quindi, la vita non è altro che un vago ricordo e il suo fine ultimo è per ogni uomo già inscritto prima di nascere nel proprio destino. È questa visione che Soul avversa, mostrando come alle anime nell’Ante Mondo vengano sì assegnate predisposizioni naturali e caratteriali, ma anche come queste possano davvero capire e raggiungere lo scopo del proprio essere solo durante la concreta esistenza corporea e tramite l’irrinunciabile incontro interpersonale.

La particolare animazione di “Soul”, fra passato e futuro

Soul: un viaggio umano e universale

Vivere non significa dunque ricordare un ordine immutabile e obliato, ma costruire giorno dopo giorno il senso di un’esistenza che è per sua natura primariamente libera e creativa. Di fronte al tremendo pericolo dell’irrazionale, corpo e anima sono perciò uniti in modo indissolubile nella preziosa occasione di accoglierlo e incanalarlo positivamente in una vita degna d’amore.

Ciò che a prima vista può apparire oscuro o retorico è in Soul narrato con grazia e ironia tali da non smarrire mai l’universalità della sua storia, la complessità della sua portata, l’efficacia e la magia del suo essenziale messaggio. Noi che guardiamo siamo sia Joe che la piccola Anima 22: la loro avventura ci travolge, il loro terrore è il nostro, le loro paure ci chiamano per nome e scuotono i nostri cuori colmi di meraviglia.

Leggi anche: Coco – Aldilà dei ricordi

Andrea Tiradritti
La faccia è assonnata ma la testa non dorme mai.

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