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Travis Bickle vs Forrest Gump

Realtà e immaginazione sono due dimensioni inscindibili dell’esperienza umana; i due personaggi del cinema americano che, sviluppando un dualismo inevitabile, sarebbero più in grado di rappresentare tale dialettica si rivelano essere due facce della stessa medaglia: il primo Travis Bickle, il Taxi Driver di Scorsese, il secondo Forrest Gump di Zemeckis.

La cinematografia non è al di sopra di un gioco di maschere e rappresentazioni di archetipi, e la narrativa americana lo conferma. Con essa nasce la passione per il mondo che racconta se stesso, da essa si manifestano le influenze sui comportamenti, in essa sono immersi i vissuti emotivi da elaborare culturalmente.

L’unico modo efficace per smascherare il paradosso di questo conflitto invisibile, ma essenziale, è usare l’immaginazione (è proprio il caso di dirlo) per costruire una stanza virtuale nella quale alimentare una dialettica generata direttamente dai film americani.

Robert De Niro e Tom Hanks, involucri fisici di un intreccio spirituale, mostrano il secondo dopoguerra americano, facendo convergere due esistenze che l’hanno vissuto in maniera diametralmente opposta.

Forrest, lo specchio di Travis

Travis Bickle

Ulteriori specifiche della cornice del loro incontro sono prodotte lasciando all’immaginazione il tempo di associare liberamente: per tale ragione, ecco che intorno ai due appaiono innumerevoli specchi; perché la storia di uno è il riflesso di quella dell’altro. Perché Travis è Forrest, e Forrest è Travis. È solo che ancora non lo sanno.

Più che di realtà, Travis porterebbe testimonianza del suo realismo: usando lo strumento della denuncia sociale per affermare rabbiosamente il Nessuno che lui è destinato ad essere, si rivolge all’Altro come se fosse assente.

Esprime un antieroico bisogno di agire, lui, reduce del Vietnam consapevole del degrado morale che affligge l’americano medio. Più che un dialogo, quello con Forrest è il monologo nichilista e psicotico di un uomo che detesta la lorda New York nella quale si è trovato gettato. Per Travis, il tempo che scorre è pretesto di futili motivi volti a riempire la giornata: il taxi che conduce per mestiere, la visione dei porno in un vuoto cinema o le riflessioni sulla realtà sociale.

Prima che il confronto verbale e simbolico s’infiammi, meglio respirare un attimo. Il tentativo di contattare Travis con leggerezza è destinato a fallire, perché egli è troppo immerso nel suo desiderio perverso e impossibile, rivolto alla bellissima Betsy, per dedicare attenzioni all’Altro. Il realismo della differenza radicale tra l’ex-marine e la bella impiegata è un ostacolo insormontabile, lo scoglio sul quale le speranze di Travis per una vita ordinaria si frantumano, come le onde del mare.

Travis, la nuda panchina di Forrest

Forrest Gump

In principio la riflessione era sul paradosso dell’ambivalenza perpetua tra realtà (o mondo vero) e immaginazione (o fiaba). Portando avanti questa idea assurdamente poetica, tuttavia, sovviene alla mente un paradosso più infimo, un dato che proviene dalle storie incrociate dei due Eroi.

A partire da una ragazza Travis perde l’accesso alla normalità, e sempre da una ragazza Forrest sviluppa la sua straordinaria, fiabesca, esperienza di vita (a)normale.

Jenny e Gump sono due personaggi opposti che nel tempo inevitabilmente si allontanano, perché l’ingenuità del ragazzo non può contattare il malessere della donna. La loro amicizia è il punto dal quale s’innestano esperienze verosimilmente assurde per Forrest che, lasciandosi alle spalle l’apparecchio per le gambe, diventa protagonista delle vicende storiche americane più importanti di quegli anni. Il suo ritardo mentale non è mai causa di sofferenza, perché agire senza pensare è un po’ la conseguenza della sua ingenuità. La prima differenza radicale tra lui e Travis si consuma in questo: il secondo rimugina sulla bile amara che la società gli procura, Forrest ingoia tutto senza preoccuparsi del sapore.

Il dialogo ideale avrebbe ragione di riprendere, dunque, nel momento in cui Forrest gioca fiabescamente alla guerra in Vietnam, salva il Tenente Dan e assiste alla morte dell’amico Bubba; mentre lì “trova qualcosa da fare”, resta ferito, e la fase della diplomazia del ping pong in Cina ha inizio. Discutendo di politica con Forrest, Travis dovrebbe mantenere il ritmo elevato della sua corsa per non perderlo; il dinamismo mentale psicotico che Bickle trasforma in odio contro il sistema, Forrest lo sfoga attivandosi col corpo.

Travis Bickle

Questa poetica e insensata dialettica costruita dall’incontro di Travis e Forrest sembra non arrivare ad alcuna convergenza possibile. Come risolvere l’impossibile incontro di due esistenze parallele?

Rabbia e passività, seria consapevolezza del dramma contro la fiabesca illusione infantile di non avere alcun ruolo da svolgere. Quale punto di contatto concilia le posizioni soggettive dei due eroi? Ancora una volta, e inevitabilmente, la risposta proviene da una dialettica, o meglio dalla dialettica fondamentale: quella tra vita e morte.

Travis è seduttore sedotto della morte sua e del politico che individua come capro espiatorio, ma termina il suo percorso esistenziale salvando la vita di una piccola ragazzina da un malintenzionato qualunque. Diventa eroe grazie ad una singolarità; costruisce mentre intendeva distruggere.

Forrest non ha mai costruito nulla, nel sogno americano non c’è posto per uno come lui, nonostante corra, non è capace di stare al passo. Eppure, infine, ottiene l’amore di Jenny e la possibilità di preservare la sua vita prendendosi cura del figlio avuto da lei, la donna che venne sconfitta dai propri errori.

La conversazione hegeliana speculare e perturbante tra Forrest e Travis si concluderebbe così: il primo donerebbe un cioccolatino all’altro per ricevere in cambio un proiettile, perché i due sono inconsapevolmente consapevoli della letale continuità narrativa che l’America esprime con il suo cinema tra un mondo drammaticamente reale e uno ingenuamente fiabesco. Due facce dello stesso riscatto sociale.

Leggi anche: Travis Bickle – La Necessità di un Mondo MiglioreForrest Gump – Il drammatico Destino della Purezza

Gianluca Colella
Ho 25 anni, studio psicologia clinica a Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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