Home Nella Storia del Cinema Così divenne leggenda Lui e Lei - Antonioni e l'amore perduto

Lui e Lei – Antonioni e l’amore perduto

Quando Antonioni decide di comporre e girare la Trilogia dell’Incomunicabilità, il contesto storico è quello di un’Italia che si affaccia al miracolo economico e alla modernità in cui tutto sembra essere arrivato a un punto di svolta positivo, i sacrifici delle due guerre sono stati dimenticati e il futuro appare finalmente luminoso, un porto sicuro a cui arrivare senza nessuna paura. Il regista ferrarese sceglie però di farcire questo scenario con le storie di coppie che, da nord a sud, attraversano quel benessere esterno ma lo fanno con evidenti malesseri interni. Il contrasto che ne viene fuori non fa altro che mostrare la genialità dell’autore, che forse prima di tanti altri ha intuito quanto la crescita e la tranquillità economica non facciano necessariamente da contraltare a quella legata alla sfera privata. Parlare di crisi dell’amore e dei sentimenti in generale, non vuol dire però rinnegarne l’importanza o la presenza.

Antonioni sceglie semplicemente un punto di vista diverso, decide di parlare d’amore e di innamoramento mettendone a nudo i loro lati più fragili e volatili.

Lui e Lei quindi diventano protagonisti di amori spezzati, mai nati, trascinati: Lui e Lei diventano l’altra faccia del sentimento.

L’avventura

Lui e Lei sono in camera, in partenza per una vacanza in Sicilia tra le isole. L’altra invece è in strada, sotto la finestra della loro stanza da letto, appena inquadrata attraverso le tende. Lui prova a celarla chiudendole, ma l’altra si intravede comunque attraverso uno spiraglio aperto, un’apertura piccola che inconsciamente lascia presagire una possibilità: nonostante non sia presente fisicamente tra loro due, Antonioni ci fa già intuire che lo sarà e che, in ogni caso, quel piccolo spiraglio è destinato a ingrandirsi.

La finestra semichiusa della camera da letto

Lui e Lei sono in crisi; Lei si mostra da subito insofferente, ha intuito che qualcosa si è rotto, che il rapporto non è solido, che la distanza tra loro due si sta insinuando anch’essa e, piano piano, sta scavando tra le crepe del loro legame. Lui sembra non accorgersene, perfettamente sintonizzato con le altre coppie di amici tra noia, frivolezze, dialoghi pieni di sentimenti vuoti. Quando Lei scompare, su un’isola spoglia e arida come ciò che abbiamo visto finora, non fa altro che dare seguito alla scomparsa dell’amore che, forse, provava per Lui.

Attraverso inquadrature fatte di grandi distanze tra i personaggi piccoli e inermi, Antonioni rappresenta in breve tempo una sparizione e porta avanti una sostituzione: in maniera piuttosto indolore e stranamente naturale, L’altra diventa Lei e quel sentimento fragile viene inghiottito assieme alla vecchia Lei tra le onde del mare.

Lui e L’altra subito dopo la scomparsa di Lei

Del resto è così che le storie finiscono, con una causa scatenante che fa solo da detonatore a un disagio che cresce sempre più e attende solo di esplodere. Del resto, sembra suggerire il regista, la vita va avanti anche e soprattutto dopo un evento traumatico e l’apparente cinismo che vediamo aumentare di pari passo con il nuovo sentimento che li lega, il quale porta Lei a scappare prima e a cedere poi alle avances di Lui.

Lui e Lei sono felici, si aprono, si confidano, si abbandonano reciprocamente e chiudono a chiave la scomparsa del vecchio amore e della vecchia amicizia.

Entrambi non sono più disposti a scendere a compromessi, come Lui aveva fatto in ambito lavorativo e Lei aveva tentato di fare respingendo i propri sentimenti, vivono la loro avventura con la leggerezza e la spensieratezza di chi è venuto a patti con il proprio egoismo e lo ha usato come pietra angolare del nuovo rapporto, accettando di dimenticare il recente passato.

Claudia: «Pochi giorni fa all’idea che Anna fosse morta mi sentivo morire anch’io. Adesso non piango nemmeno. Ho paura che sia viva. Tutto sta diventando maledettamente facile, persino privarsi di un dolore».

Ma Lui non è cambiato e anche la nuova fiamma che brucia per Lei è destinata a spegnersi, alimentata da un sentimento troppo flebile e volatile che non è in grado di superare la passione dell’infatuazione e trasformarsi in qualcosa di più solido.

Claudia: «Ho paura che sia tornata Anna. Lo sento che è tornata, che sono insieme».

Ed è così che in effetti il fantasma della vecchia Lei riappare e lo fa metaforicamente sotto forma di un’altra, una prostituta che passa la notte con Lui e assistiamo a un’altra scomparsa, quella del rapporto tra Lui e Lei. Lui si ritrova così seduto su di una panchina con la testa bassa, quasi a nascondere le lacrime che a loro volta celano molti significati: forse ha capito di aver perso anche la nuova Lei o magari ha finalmente piena consapevolezza di non essere mai stato in grado di abbandonarsi a un sentimento vero ma faticoso come l’amore, preferendo la via breve e facile di un impegno senza promesse.

Gabriele: «A chi servono le cose belle, Claudia, quanto durano?». 

Lei a quel punto, nel silenzio dell’alba, compie il gesto più piccolo e allo stesso tempo più forte della loro avventura; la mano che poggia su di Lui, oltre a lasciarci con il dubbio su di un possibile perdono suggella comunque la fine di ciò che hanno vissuto insieme poiché da quel momento le cose saranno comunque diverse e quanto successo molto più difficile da dimenticare, a differenza di come avevano fatto per la vecchia Lei.

Antonioni nella scena finale ce li mostra di spalle, vicini, con l’Etna sullo sfondo che appare ancora più imponente al loro cospetto: quella stessa enormità caratterizza le conseguenze delle loro scelte e, paradossalmente li accomuna più di quanto abbia fatto la scomparsa della vecchia Lei.

L’immagine finale de L’avventura

La notte

Lui e Lei sono in una stanza d’ospedale, in visita a un amico morente. Lui cerca di portare conforto, Lei parla pochissimo, aggirandosi nella stanza con aria disillusa: è una disillusione che parte dalla consapevolezza delle condizioni dell’uomo agonizzante nel letto ma che in realtà, come vedremo nel corso della storia, abbraccia tutta la sua vita.

Se ne L’Avventura l’evento traumatico che assurge a metafora del sentimento è la scomparsa, ne La notte potrebbe esserlo la malattia e la conseguente morte dell’amico. Antonioni colloca Lui e Lei in una Milano rumorosa nell’arco temporale di una giornata, un tempo che basterà a entrambi per sancire la fine di un amore che è ormai da tempo consumato.

Così Lui e Lei iniziano a vagare lontano da casa senza una meta precisa, senza entusiasmo alcuno, con l’unico scopo apparente di restare lontani da quell’appartamento dove il logorio di ciò che c’è stato tra loro è probabilmente più visibile che altrove.

Giovanni: «Quante cose si finiscono per sapere se si resta un po’ soli».

Lei prima sceglie di passare la mattina percorrendo un itinerario indefinito e casuale tra strade più o meno affollate, cantieri, campi di periferia, in spazi aperti che accentuano l’inespressività malinconica del suo volto; successivamente chiede a Lui di trascorrere la serata in un locale, dove la sensualità dello spettacolo di cabaret fa da contraltare ai loro dialoghi disinteressati, alle parole non dette e alle frasi lasciate a metà.

Antonioni in questa parte del loro percorso colloca spesso i personaggi (Lei specialmente) ai confini dell’inquadratura, quasi come a suggerirci la volontà di restare ai margini del loro rapporto senza uscirne ma allo stesso tempo senza più la voglia di occuparne il centro, preso visivamente dalle grandi architetture dei palazzi e della città.

Lei vaga per le strade di Milano

Quando Lui e Lei decidono di terminare la giornata nella villa di un ricco imprenditore, entrambi, nel buio della notte, vedranno finalmente con nitidezza le loro contraddizioni, le debolezze e la fine di quel rapporto nutrito ormai solo da rimpianti. Evento scatenante sarà l’incontro con L’Altra, figlia del padrone di casa ed esteticamente così simile a Lei ma con vent’anni di meno e un futuro ancora immacolato: inevitabilmente Lui ne viene attratto e, paradossalmente, sarà Lei a spingerlo tra le sue braccia, decidendo poi di passare le ultime ore prima dell’alba con un altro Lui.

Lui, Lei, L’altra nell’unica immagine insieme

La fine della notte porta la notizia della morte dell’amico poco prima di assistere, su di un prato, a quella della coppia:

Lui e Lei, all’alba di un nuovo giorno, finalmente si parlano davvero ma sembrano affrontare la consapevolezza della realtà in due maniere opposte.

Lui dice di amarla ancora, ma non riconosce l’autorialità della lettera scritta a Lei anni prima: quel «Ti amo ancora» scaturisce dalla mancanza del coraggio di riavvolgere il nastro della sua vita, cancellarne quanto c’era inciso e ricominciare da zero (a differenza dell’Altra che lo fa fisicamente in una delle scene precedenti, probabilmente spinta dalla forza di una giovinezza che non appartiene più a Lui); Lei invece, leggendo quella lettera tira fuori ciò che nessuno dei due aveva avuto il coraggio di ammettere: ne scaturisce la consapevolezza del fallimento della loro vita insieme che forse deriva anche dalle scelte sbagliate fatte singolarmente (Lei decise di sposare Lui anziché di accettare la corte dell’amico morto, Lui sente invece tutto il peso di essere uno scrittore mediocre). L’amplesso a cui si abbandonano sul prato diventa così l’ultimo atto di un amore che non ha resistito alla crudele concretezza della vita.

Lui e Lei nel finale de La Notte

L’eclisse

Lui e Lei sono in silenzio, dopo una notte passata a discutere sulla fine della loro storia. Lei si limita a rispondere quasi a monosillabi alle domande di Lui, che la incalza con la speranza sempre più flebile di restare aggrappato all’ultimo scampolo di quel rapporto. «Volevo solo farti felice», le dice con la disperazione di chi ormai ha capito cosa sta accadendo e inizia a rivendicare quanto fatto per Lei; «Quando ci siamo conosciuti avevo vent’anni, io ero felice», gli risponde facendo capire che non è bastato, che evidentemente aveva bisogno di altro. Un posacenere cade e si spezza a metà, esattamente come loro.

Lei e Lui alla fine della loro storia

Nel terzo film della Trilogia dell’Incomunicabilità siamo a Roma, negli ambienti frenetici della borsa dove tutto è effimero e volubile come i sentimenti dei protagonisti che la animano.

Lì lavora L’altro, lì la madre di Lei è solita giocare mettendosi nelle mani del cinismo degli speculatori; lì è dove Lei e L’altro si incontreranno. Antonioni ne L’eclisse ci parla di inconsistenze: il rapporto di Lei con la madre, tratteggiato in poche battute ma di cui intuiamo perfettamente la distanza, la ricchezza che si sposta nel giro di pochi secondi mettendo sul lastrico risparmiatori eccitati dalla possibilità di soldi facili, le promesse che Lei e L’altro si faranno. L’eclisse narrata nel film è quella dei sentimenti, dei rapporti, delle persone dai luoghi che li circondano.

Lui e L’altro non danno mai la reale impressione che la loro storia avrà un lieto fine, appaiono subito separati in quanto appartenenti a due mondi diversi, due concezioni di vita che possono coesistere solo in un breve lasso di tempo.

La metaforica separazione fisica tra Lei e L’altro

Eppure inizialmente Lui sembra realmente interessato, pare quasi che metta da parte il cinismo, l’arrivismo, l’ego che lo contraddistingue cercando di canalizzare le sue energie per sfondare le barriere che Lei mette davanti; eppure, vediamo come Lei sia intrigata e si illumini al suo cospetto dopo essere stata in ombra per tanti anni assieme al vecchio Lui. Nel quartiere dell’Eur, in una parte di Roma che sta nascendo e in cui tutto trasuda di modernità entrambi iniziano la loro danza di corteggiamento, che termina nell’appartamento di Lui nel momento in cui Lei decide finalmente di cedere. Per pochi attimi sembrano felici, prendono in giro le altre coppie, ci appaiono lontani dal caos delle loro vite e allo stesso tempo vicini più che mai nel momento in cui, prima di lasciarsi, si fanno quella promessa che poi disilluderanno:

Piero e Vittoria: «Ci vediamo domani, e dopodomani, e l’altro ancora. E stasera».

L’immagine con la quale si salutano ci comunica tutta la reale essenza del loro rapporto, anticipandoci quella disillusione: Lui e Lei si abbracciano, i volti si toccano ma i loro occhi guardano in direzioni differenti e ci mostrano la malinconia di chi sa già che non rispetterà quanto appena detto.

Così vicini ma in realtà così lontani

Antonioni conclude L’eclisse con dieci minuti di luoghi vuoti, mostrandoci senza bisogno di parole tutta la forza di quei sentimenti spezzati in cui il regista ci ha immerso nella sua trilogia: Lui e Lei non esistono più e questa non-esistenza non dipende da eventi incontrollabili ma da una scelta che accentua la drammaticità di quanto visto; l’eclisse così diventa quella dell’amore, della passione, dai luoghi in cui Lui e Lei esistevano in quanto coppia.

Cosa accade quando finisce l’amore? Cosa succede quando Lui e Lei si separano? Antonioni nei tre finali sposta il focus dai personaggi ai luoghi in cui si muovono: che sia una terrazza con vista, un prato in un parco o una serie di ambienti vuoti, ciò che possiamo intuire è che Lui e Lei continueranno a esistere singolarmente al di fuori di essi, aldilà di quell’amore finito male o mai nato e oltre tutte le incomprensioni che non hanno permesso di vivere la loro vita come un’unica entità di coppia. L’amore del resto è anche separazione, consapevolezza, fallimento: bisogna avere coraggio per capirlo, bisogna avere il coraggio di ricominciare. Lui e Lei lo faranno forse nell’attesa di un’altra Lei e di un altro Lui, mentre il mondo andrà avanti e quei luoghi continueranno a riempirsi dell’amore degli altri.

Leggi anche: La notte di Antonioni – Una distanza chiamata alterità

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