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I nuovi autori – Il cinema di Susanna Nicchiarelli tra innovazione e femminismo

I registi italiani non smettono di stupire, e Susanna Nicchiarelli ne è la prova, rappresentate di un cinema coraggioso, innovatore e per le donne.

La Nicchiarelli non tratta argomenti già noti che sono stati presi in oggetto da altri registi, ma si interessa a quei personaggi o a particolari avvenimenti storici che sono stati sottovalutati perché considerati privi di importanza.

Prendiamo in considerazione Cosmonauta (2009) e Nico, 1988 (2017) (rispettivamente Ciak d’oro come miglior opera prima nel 2010 e David di Donatello come miglior sceneggiatura originale nel 2018): il primo racconta di una giovane comunista che vuole andare nello spazio e il secondo gli ultimi anni di un’ex-icona pop. Viene da pensare che siano i soliti film già visti, ma se li si guarda con attenzione ci si rende conto, già dalle prime scene, che quello della Nicchiarelli è un lavoro teso alla ricerca dei particolari e di quei dettagli che spesso non vengono raccontati.

Cosmonauta

Luciana è una giovane comunista convinta, che vede nella conquista dello spazio da parte dei sovietici la rivoluzione per una società migliore. Quella che la Nicchiarelli ci offre non è solo la storia di un’adolescente alle prese con i primi amori, non è solo la storia di una ragazzina che crede fermamente nelle sue idee, ma è il ritratto di un’epoca dalla quale ci sentiamo distanti anni luce.

Susanna Nicchiarelli, infatti, mette in risalto quell’amore per la politica e quell’attaccamento ai propri ideali che hanno animato gli anni ’60, attraverso i ragazzi della sezione che vivono il Pci, che seguono con interesse le vicende dei loro compagni comunisti e che si sentono parte di un qualcosa.

In Cosmonauta, benché sia ambientato alla fine degli anni ’50 e dei primi anni ’60, Nicchiarelli non fa molti cenni alla guerra fredda né tantomeno alle condizioni economico-sociali del bel paese. Si concentra sullo scontro tra comunisti e socialisti e sulla crisi del centro-sinistra (sempre in toni leggeri, considerando che la tematica principale resta quella dell’adolescenza). Tutto è curato nei minimi dettagli, dall’abbigliamento alla mentalità del tempo.

Si potrebbe pensare che magari questi dettagli non siano importanti, ma è proprio grazie a questi particolari che la regista è riuscita a fornirci il ritratto di un’Italia inedita e alla quale non avevamo prestato attenzione, si mette in risalto un’Italia in cui la politica e tutto quello che la riguardava veniva intrapreso con passione.

Alla scoperta di Susanna Nicchiarelli, portavoce di un cinema mai banale e scontato ma innovatore e teso alla ricerca dei particolari.
Cosmonauta (2009) di Susanna Nicchiarelli

Molto minuziosa è anche la ricerca storica fatta dalla regista. Lo sapevate che la prima donna a essere andata sulla luna è una cosmonauta e politica russa?

Anche in questo caso, la Nicchiarelli non racconta dello sbarco degli americani, anzi nemmeno gli dà importanza, ma ci mostra un’altra visione della storia spesso sconosciuta (dato che nell’immaginario collettivo i primi a conquistare la luna sono stati gli americani). Susanna Nicchiarelli, tuttavia, non parlerà di un cosmonauta qualsiasi, ma di Valentina Vladimirovna Tereškova, che nel ’63 partì alla conquista dello spazio.

Quello che fa Nicchiarelli è regalarci nuove prospettive per approcciarci in maniera più consapevole non solo alla storia della nostra Italia, ma anche, come in questo caso, alla storia dello sbarco sulla luna, che ha segnato un’epoca.

La scoperta dell’alba

In questo film (2012), Nicchiarelli non racconta una storia nuova o inedita, anzi potrebbe sembrare una storia normalissima. Il professore Lucio Astengo sparisce perdendo ogni contatto con la famiglia alcuni giorni dopo l’omicidio del collega Mario Tessandori da parte delle Brigate Rosse. Dell’uomo non si avrà più alcuna notizia, e questo condizionerà le vite delle protagoniste, le sorelle Caterina e Barbara Astengo, anche a distanza di anni.

Gli eventi traumatici della loro infanzia le tormenteranno e influiranno sul loro modo di affrontare i loro rapporti personali e la vita: determinati episodi della nostra infanzia lasciano infatti un segno indelebile in noi (tematica che ricorre anche in Nico, 1988: Nico viene colta da voraci attacchi di fame perché durante la fine della guerra, in Germania, aveva subito la fame).

Barbara e Caterina non riescono a trovare conforto, e questo perché non hanno mai scoperto la verità sulla scomparsa del padre. Il processo che porta alla scoperta della verità e all’accettazione di essa è doloroso, ma se si vuole trovare un equilibrio è necessario affrontarlo. Il passato in quanto tale non lo si può cambiare, ma lo si può accettare e andare avanti con il futuro.

La scoperta dell’alba rappresenta la fine delle illusioni e delle speranze. Quando infatti le due sorelle scoprono che il padre era un terrorista e che è fuggito in Brasile, riescono a superare tutte le loro insicurezze.

Solo affrontando la verità in tutta la sua crudezza riusciamo a vedere l’alba dopo una notte scura e senza luna.

Nico, 1988

La protagonista di questo film struggente è la cantautrice ed ex icona pop degli anni ‘70 Nico (interpretata magistralmente da Trine Dyrholm). Basta andare su Wikipedia per sapere tutto ciò che la riguarda: il successo con i Velvet Underground, la droga, i rapporti complicati con il figlio, ma quello che non sappiamo è chi sia stata Nico una volta finito il suo tempo d’oro, non sappiamo cosa abbia fatto prima di morire, se era felice, se era in buoni rapporti o meno con il figlio, non sappiamo nulla.

Ed ecco che Susanna Nicchiarelli ci mostra una Nico inedita, una Nico della quale la gente si era ormai dimenticata.

La Nico di Nico, 1988 è una donna che è ritornata dall’inferno per riprendere in mano la sua vita. La protagonista, non essendo più soggetta alla bestialità di quel successo che le aveva fatto perdere la rotta, è finalmente libera: libera di scrivere la sua musica, di recuperare i rapporti con il figlio e di disintossicarsi da anni di droga e alcol.

La voglia di riscatto anima questo film così come le canzoni strazianti di Nico, ri-arrangiate dal gruppo musicale Gatto Ciliegia contro il grande freddo.

«My heart is empty
But the songs I sing
Are filled with love for you».

(Nico, “Camera obscura”)

Altro argomento importante è la morale del film che ci insegna che non è mai troppo tardi per scegliere chi vogliamo essere, per riscattarsi da un passato difficile, per recuperare i rapporti con le persone che amiamo, non è mai tardi per rimediare.

Susanna Nicchiarelli e Trine Dyrholm in “Nico, 1988” (2017)

In questo caso, Nico, 1988 non solo ci fa conoscere fatti dei quali eravamo all’oscuro, ma ci regala anche una morale preziosissima.

Ecco perché ho definito la Nicchiarelli una regista coraggiosa e innovatrice, il suo cinema infatti offre sempre la possibilità di scoprire nuovi scenari, che si tratti di piccoli dettagli o di biografie. Lei va controcorrente portando sul grande schermo argomenti prima di allora sconosciuti alla maggior parte di noi.

«Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. Per incominciare, avrai da batterti per sostenere che se Dio esiste potrebbe anche essere una vecchia coi capelli bianchi o una bella ragazza. Poi avrai da batterti per spiegare che il peccato non nacque il giorno in cui Eva colse la mela: quel giorno nacque una splendida virtù chiamata disubbidienza. Infine avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che chiede d’essere ascoltata».

(Oriana Fallaci, “Se nascerai donna”)

Il filo conduttore di questi film sono le donne, donne coraggiose e ribelli.

Susanna Nicchiarelli racconta tanti tipi di donna, prendiamo ad esempio il personaggio di Marisa (interpretato da lei stessa) in Cosmonauta. Marisa è una donna buffa e goffa dai saldi principi, è la migliore alleata di Luciana all’interno di un mondo prevalentemente maschile.

Susanna Nicchiarelli
Marisa in “Cosmonauta” (2009)

Al personaggio di Marisa si contrappone quello della madre di Luciana (Claudia Pandolfi), una donna “all’antica”, dedita interamente alla famiglia e soggetta all’influenza del marito. Sfortunatamente Marisa ha dei limiti, considerato il fatto che negli anni ’60 una donna doveva attenersi a delle regole comportamentali discutibili.

Totalmente differente è la Elanoir di Miss Marx (2020), che sfida i tabù di un’epoca in cui le donne valevano meno di niente.

Lo spazio riservato alle donne nel panorama cinematografico non è sufficiente per raccontarle in tutte le loro sfumature, e Susanna Nicchiarelli lo sa benissimo, tanto da farle protagoniste di ogni suo film, lottando affinché un film non si giudichi in base al sesso del regista.

Detto questo, speriamo di rivederla presto con un nuovo film, che possa farci riscoprire una nuova alba.

Leggi anche: La nuova scuola romana: Aronadio, nichilista attivo

Alessandra Cinà
Classe 2001 ,studentessa di lingue e letterature straniere, appassionata di :cinema, arte, musica e letteratura. Orgogliosamente palermitana

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