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The Undoing – Le verità non dette: quando la storia dimentica i personaggi

Le miniserie prodotte da HBO si sono spesso trovate a rappresentare la vetta qualitativa del panorama seriale televisivo degli ultimi quindici anni. La ragione principale di questo successo sta nelle potenzialità espressive delle narrazioni scelte, più affini al cinema di qualità che alla televisione di consumo.

In The Undoing – Le verità non dette, ultima fatica HBO distribuita in Italia su Sky dal 9 Gennaio, l’attenzione sembra virare verso un approccio più incentrato sulla fidelizzazione del pubblico, tradendo le aspettative sulla qualità.

Grace (Nicole Kidman) e Jonathan (Hugh Grant) sono due professionisti della New York City più altolocata; affermata psicologa lei, stimato oncologo pediatrico lui, nonché due colonne del consiglio direttivo della prestigiosa Reardon School. Sono felicemente sposati e hanno un figlio. Infine, come è prevedibile, c’è uno strappo, una rottura, il proverbiale evento scatenante che rompe il fatato mondo delle apparenze.

TLa serie The Undoing - Le verità non dette, ricalca gli schemi narrativi di Big Little Lies senza riuscire a replicarne la qualità narrativa.
Grace (Nicole Kidman) e Jonathan (Hugh Grant)

Queste sono le premesse narrative di The Undoing – Le verità non dette che riunisce Nicole Kidman (in veste di protagonista e produttrice esecutiva) e l’autore David E. Kelley dopo la collaborazione in Big Little Lies (HBO, 2017-2019). Pur ricalcandone gli schemi narrativi del whodunnit in tinte più cupe, The Undoing non riesce a replicare la qualità della miniserie tratta dal romanzo di Liane Moriarty.

Suzanne Bier si accomoda su una regia classica, più assente rispetto allo sguardo ruvido e mosso di Jean-Marc Vallée (Big Little Lies, stagione 1). Il suo approccio visivo segue la linea di una trasparenza registica che valorizza solo i campi lunghi su una New York distaccata e socialmente inesistente. Ma non è questo a rendere The Undoing una serie non riuscita. 

Se i primi due episodi ammaliano con premesse interessanti – in particolare il personaggio di Elena Alves (Matilda De Angelis), oggetto del desiderio e insieme minaccia alla stabilità – dall’omicidio in poi, il racconto sembra assuefarsi a se stesso, in un’escalation di colpi di scena che arrivano a un finale iperbolico e tendente al parodistico.

La serie The Undoing - Le verità non dette, ricalca gli schemi narrativi di Big Little Lies senza riuscire a replicarne la qualità narrativa.
Grace e Elena Alves (Matilda De Angelis)

Il contesto narrativo è studiato, già altamente promettente dato il successo di Big Little Liesun micro-mondo di personaggi ricchi, una scuola come piazza, occasione sociale, l’evento tragico come opportunità di svelamento di un ambiente pieno di ipocrisia e amore per l’apparenzaIn The Undoing, però, mancano i personaggi, la loro rotondità psicologica. La caratterizzazione di Kelley è priva di credibilità tragicomica e si appiattisce su un racconto retto, senza sbavature, ma altrettanto freddo e metodico.

Ecco che le soggettività dei personaggi diventano funzioni narrative, vettori per far andare il racconto in un punto. Come se la storia, o meglio, la necessità di una storia portasse a soffocare le voci dei personaggi, tutti prevedibili e al contempo ermetici. La spasmodica volontà di infarcire il racconto con eventi, svolte e colpi di scena che rendono viscoso il magma del racconto, non fa altro che raffreddare la visione dello spettatore, continuamente sollecitato dal ricorrente uso di cliffhanger a fine puntata.

Il cosiddetto ‘amo da pesca’ verso l’episodio successivo, più conforme alle logiche distributive di Netflix che a quelle del modello HBO.

La sensazione è che lo sforzo produttivo alla base di The Undoing puntasse più sulla fedeltà del pubblico che sulla necessità di adattare una storia in modo convincente. Come se la fidelizzazione dello spettatore non dipendesse in primo luogo dalla lettura immedesimata del personaggio.

La serie The Undoing - Le verità non dette, ricalca gli schemi narrativi di Big Little Lies senza riuscire a replicarne la qualità narrativa.
I personaggi principali di The Undoing – Le verità non dette.

Quello che ne risulta è un chiassoso eccesso di trovate narrative (il legal drama alla Netflix, le atmosfere lussuose di Succession e, ovviamente, l’elemento mystery alla Big Little Lies), ma anche una dittatura della regola narrativa, dell’archetipo inteso come dogma tirannico. C’è tutto in The Undoing: un passato nebbioso, la falsa pista risolutiva, il vecchio saggio, la svolta e, infine, l’inseguimento in macchina. Come se servissero necessariamente tanti ingredienti e lavorazioni per creare un buon piatto.

In poche parole, The Undoing – Le verità non dette, è un prodotto che, in controtendenza con la storia di HBO, sottovaluta i suoi spettatori, perché pretende di condurli per mano invece che far indagare loro le tinte narrative in libertà.

Dal momento che la vicenda prende avvio, l’unico orizzonte possibile nell’interiorità dei personaggi è la vicenda stessa, e basta. La potenzialità del conflitto interno di Grace, donna alle prese con i dubbi sul suo ruolo sociale-lavorativo prima che privato, viene ignorata da una narrazione che ammicca al binge-watching più che alla delineazione emotiva di un personaggio, punto di forza dei grandi successi HBO, come ad esempio in Succession o Olive Kittridge. Come se l’obiettivo finale fosse di realizzare una miniserie invece che raccontare bene una storia.

Alla fine, si ha la sensazione di un profondo scollamento tra azione e attanti, un’involontaria alienazione espressiva travestita da bieco esercizio di stile. A risplendere c’è solo l’intensa interpretazione di Donald Sutherland, che sembra guardare il tutto in bilico tra rassegnazione e divertimento. 

Leggi anche: Boris e la televisione | perché René Ferretti non sarà mai felice

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