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Gattaca – L’idolo della scienza e la dittatura che non si vede

Il concetto di totalitarismo nell’immaginario comune è associato a figure dittatoriali che opprimono la libertà individuale attraverso modalità estremamente visibili, di solito utilizzando la forza bruta della polizia o dell’esercito. Eppure, uno stato può controllare la vita dei suoi cittadini attraverso metodi molto più sottili. Il grande tema affrontato da Gattaca (1997), capolavoro di Andrew Niccol, è quello dell’eugenetica.

La società di Gattaca, ambientata in un futuro che non appare particolarmente remoto, differisce dalla nostra per un fondamentale elemento: la scienza permette di controllare con precisione il corredo genetico dei nascituri, in modo da creare in laboratorio degli esseri umani il più possibile privi di imperfezioni.

Se già questo potrebbe far sorgere dilemmi etici, la situazione è aggravata dalla creazione di un sistema di caste. Infatti, nel mondo di Gattaca gli esseri umani sono divisi in “validi”, geneticamente perfetti, e “non validi”, nati attraverso un processo naturale. I secondi sono sostanzialmente relegati ai margini della società, senza la possibilità di svolgere impieghi di particolare prestigio.

È chiaro come questo sistema finisca per creare una tremenda ingerenza dello stato nella libertà individuale delle persone. Generare un figlio naturalmente in questo tipo di società risulta una condanna per il nascituro, che non solo sarà realisticamente svantaggiato rispetto agli altri per via del suo corredo genetico, ma sarà anche emarginato in modo aprioristico a prescindere dalle sue reali qualità. Questo porta inevitabilmente a un pesante appiattimento a livello individuale, tipico di un regime totalitario.

Se lo guardiamo con attenzione, il mondo di Gattaca è un’estremizzazione, permessa dalla scienza, di quello già immaginato nella Germania nazista. In quel caso si teorizzava il predominio di una razza superiore, quella ariana, su tutte le altre. In questo la razza superiore non è solo teorica, è artificialmente creata in laboratorio e ha tutti i mezzi, genetici e sociali, per prevalere.

«La scienza diventa un idolo capace di eliminare magicamente tutti i mali dell’esistenza e persino di trasformare la natura dell’uomo».

(Hannah Arendt, “Le origini del totalitarismo”)

Gattaca (1997)

L’idea di dittatura della genetica non era certo inedita all’epoca dell’uscita del film di Niccol. Aldous Huxley aveva infatti trattato questi temi nel suo capolavoro Il mondo nuovo oltre sessanta anni prima. Il romanzo di Huxley narrava un totalitarismo in cui tutto era basato sulla produzione in serie, compresa la riproduzione umana. Lo stato si assicurava che questa fase fosse perfettamente controllata, senza lasciare alcuna possibilità di scelta ai cittadini: la riproduzione naturale non era in alcun modo permessa.

Ciò che rende allo stesso tempo originale e inquietante il totalitarismo presente in Gattaca, distanziandolo da quello de Il mondo nuovo, è il suo essere subdolo.

A differenza di tante altre distopie, la società rappresentata nel film non è certo alla deriva. Le persone non appaiono drammaticamente infelici né oppresse. L’annullamento dell’individuo che viene operato in questo tipo di società è infatti presentato come un’opportunità.

Qualsiasi genitore vorrebbe il meglio per i propri figli: e allora perché non concepirli attraverso una strada in grado di garantire una prole più intelligente, più forte fisicamente e con un corredo genetico in grado di evitare la predisposizione per tante malattie? Certamente non c’è nulla di male in tutto ciò.

«Ci sarà, in una delle prossime generazioni, un metodo farmacologico per far amare alle persone la loro condizione di servi e quindi produrre dittature, come dire, senza lacrime; una sorta di campo di concentramento indolore per intere società in cui le persone saranno private di fatto delle loro libertà, ma ne saranno piuttosto felici, in quanto verranno sviati dalla volontà di ribellarsi per mezzo della propaganda o del lavaggio del cervello, o del lavaggio del cervello potenziato con metodi farmacologici. E questa sembra essere la rivoluzione finale».

(Aldous Huxley)

Una società incentrata sulle conseguenze di questo principio porta però a delle ramificazioni tutt’altro che piacevoli. La sostanziale discriminazione per coloro che sono privi di un corredo genetico perfetto toglie ogni possibilità di scelta sulla concezione dei figli: concepire un figlio emarginato dalla nascita non è certamente uno scenario ideale per un genitore. Lo stato non ti obbliga in alcun modo a concepire in via extrauterina, ti mette di fronte a una scelta ovvia, ma libera.

Gattaca
Gattaca (1997)

L’implicazione più interessante della società rappresentata in Gattaca è però un’altra. Un mondo in cui tutto il tuo potenziale è determinato dalla nascita è il luogo in cui viene meno una delle caratteristiche più straordinarie dell’essere umano: la capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo, di andare oltre gli apparenti limiti per realizzare un sogno.

Una definizione del proprio potenziale basata solo sulla genetica fa mancare qualsiasi stimolo in questo senso. Il che porta inevitabilmente a un’arrendevolezza di fondo, il terreno più fertile per ogni forma di totalitarismo.

È qui che Vincent, protagonista del film, sconfigge il regime in cui vive. A differenza di tante altre distopie qui il protagonista non vuole sovvertire l’ordine costituito. Vincent vuole qualcosa di molto più concreto: diventare un astronauta. Non accetta che sia una sequenza di basi azotate del suo DNA a determinare l’impossibilità della realizzazione del suo sogno.

Se da un lato attraverso una serie di stratagemmi riesce a ingannare i test legati al suo corredo genetico, dall’altro dimostra di essere all’altezza del compito attraverso il lavoro quotidiano. Supera quel limite che gli era stato imposto dalla nascita, non accettando che il suo destino sia scritto senza il suo consenso. Non è un eroe destinato a salvare l’umanità, ma soltanto un uomo determinato a ottenere ciò che merita.

Un uomo realmente libero, che non accetta delle condizioni predeterminate. Non a caso il suo cognome è Freeman.

La grandiosità del film di Niccol è nella capacità di trattare il tema del totalitarismo in maniera del tutto propria. Gattaca ne mostra infatti la faccia più temibile. Non uno stato di polizia, ma uno che convince i suoi cittadini che la strada tracciata sia l’unica senza che essi se ne rendano conto. In fondo, non c’è nulla di peggio di una distopia che a un occhio poco attento appaia come un’utopia.

Leggi anche: Brazil – Gilliam, Orwell e 1984 ½

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