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Lost – Benjamin Linus è uno dei villain migliori di sempre

Il leader degli Altri, su quella dannata isola, è Benjamin Linus. Un uomo minuto, sembra un topo da biblioteca, fisicamente innocuo. Eppure, Ben Linus si ritaglia rapidamente un posto nel cuore dei fan di Lost.

In questa serie tv, ormai divenuta classica, sul gruppo di superstiti del Volo 815 della Oceanic, ognuno dei protagonisti rappresenta un tipo umano più o meno strutturato.

C’è il Salvatore Jack, l’Avventuriero John, la Fuorilegge Kate e l’Eroe Dannato James Sawyer. E poi Hugo, Sayid, Charlie e Claire, nonché Desmond, il Guardiano. Tutti questi archetipi si trovano, discutono e instaurano una lotta per la sopravvivenza prima di tutto con se stessi e poi con il prossimo, per capire se è vero che si vive insieme e si muore da soli, oppure no.

Tra l’attesa dei salvataggi e la necessità di ambientarsi su questa misteriosa, paranormale isola, dunque, poco spazio viene inizialmente dedicato alla possibilità che altri possano abitare questo luogo selvaggio; eppure, ben presto, da quando la francese entra in scena, si comprende che non è così.

Gli Altri sono un gruppo d’indigeni che l’isola la conoscono bene e la vivono da anni, cercando di svelarne i misteri esattamente come i membri del progetto Dharma.

In questa cornice, Ben Linus entra in gioco quando si spaccia per superstite e si fa catturare da Jack e Locke, che lo tengono prigioniero nella botola.

Il cancro di Ben Linus

Per gran parte di Lost, egli è il villain, poi la sua funzione diventa sempre più confusa: chi è veramente Benjamin Linus?
Lost – Ben Linus

Inizialmente, la trama di Lost che ruota intorno al personaggio di Ben Linus è quella che riguarda la possibile guarigione dal suo cancro. Poiché Jack è un neurochirurgo di fama mondiale, usare Juliet per arrivare a lui è per Ben una mossa giustificatissima.

Machiavellico e imprevedibile, il Principe di Lost cerca di ingannare e seminare discordia tra i superstiti del volo, e nei primi episodi in cui compare inquadrarlo è difficile.

Gradualmente, si comprende sempre più facilmente che il suo ruolo all’interno della storia sarà determinante e infatti quello che è stato Henry Gale si scoprirà essere stato un bambino che molto tempo prima, a causa della perdita della sua innocenza, aveva cambiato per sempre la sua percezione del mondo.

Come tutti i villain che si rispettino, anche Ben ha alle spalle un’infanzia travagliata, fatta di maltrattamenti e umiliazioni: nel momento in cui giunge sull’isola col padre Roger per partecipare al progetto Dharma, matura rapidamente una repulsione nei confronti dei membri dell’iniziativa.

Per questa e altre ragioni, una volta divenuto il capo degli Altri, Ben si concentrerà esclusivamente sul perseguimento del proprio interesse personale, che nella terza stagione è l’operazione per liberarsi dal cancro che lo affligge.

Accattivandosi Jack con le buone e le cattive maniere, Ben dimostra la sua finezza malevola, una capacità di calcolo e una leadership strategica che agli altri personaggi di Lost manca: per questo motivo, riesce a restare in vita fino alla fine anche se il rapporto con Jacob non è quello che lui desidera.

Ben presto, dopo che ha mostrato ai sopravvissuti ciò di cui è capace, il dualismo principale diventa quello con John Locke, che sembra un predestinato più predestinato di lui per il ruolo di protettore dell’isola.

Ben Linus, il fallimento dell’Antieroe

Per gran parte di Lost, egli è il villain, poi la sua funzione diventa sempre più confusa: chi è veramente Benjamin Linus?
Lost – Ben Linus

Nel momento in cui Lost smette di essere una serie sulla sopravvivenza e acquista il valore di una storia di formazione e trasformazione umana, cambia anche il ruolo di Ben Linus: pur mantenendo il suo ruolo strategicamente affascinante e eticamente al limite, egli risulta sempre più un protagonista e meno un nemico.

Per passare dalla parte dei buoni, tuttavia, di evoluzioni ne servono ancora tante, e Ben non sembra mai del tutto pronto a sacrificare il proprio potere per proteggere i propri cari: quello che succede alla figlia Alex dimostra il suo attaccamento alle apparenze simboliche piuttosto che agli affetti concreti.

L’archetipo dell’Antieroe che ormai conosciamo così bene, diventa in Ben poeticamente compromesso: egli si trova nelle condizioni di dove rinunciare alla propria vittoria, perché la protezione dell’isola diventa la priorità e quello che lui vuole passa in secondo piano.

Da maestro onnisciente e onnipotente, Ben diventa l’uomo che segue il leader vero, quel John Locke alla quale l’isola ha restituito le gambe, l’unico con il quale Jacob è intenzionato a interagire.

Lost ruota tutta intorno alla predestinazione, al fato e al ruolo simbolico dei protagonisti, quindi nel momento in cui questa sorte non sorride più al buon Ben, egli vede il suo ruolo ridimensionato.

Pur restando un personaggio principale, egli diventa il consigliere di Locke, una sorta di Richard Alpert, ma che Jacob comunque non l’ha incontrato.

Resta l’uomo dai mille piani, il calcolatore infallibile dieci passi avanti a tutti gli altri personaggi (tanto è vero che ad assassinare Locke sarà proprio lui), ma inferiorità, invidia e fallimento aleggiano sulla sua persona, come il karma investe quel personaggio che ha seminato male e raccolto peggio.

Non a caso è nell’ultima stagione che Ben guadagna più spazio, in quella realtà parallela dalle proprietà incomprensibili, dove il what if di Lost fa sognare gli spettatori; qui, egli impersona Dr. Linus, un amorevole insegnante di storia che preferisce il futuro di una sua studentessa piuttosto che il posto da Preside dell’istituto.

Sul finale, questo perfetto villain diventato imperfetto antieroe, esita prima di unirsi ai suoi nemici/amici in quella raccolta chiesa, pensando forse alla sua rivoluzione etica, quella che lo ha portato a seguire piuttosto che comandare.

Leggi anche: Lost – Desmond, Penny e quella telefonata senza Tempo

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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