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Eternal Sunshine of the Phantom Thread – Finali a confronto

Sono come due onde che animano la marea dei sentimenti umani Eternal Sunshine of the Spotless Mind e The Phantom Thread.

I finali di questi due capolavori presentano diversità, esattamente come tutte le onde del mare presentano increspature differenti, ma in fin dei conti la direzione verso cui entrambi si orientano è la stessa: la riva, una terra su cui distendersi, facendo sì che il romanticismo che trasportano possa toccare la concretezza solida di uomini e donne complessi, protagonisti conflittuali e irriducibilmente ambigui.

Giovani e spensierati gli amanti che s’incontrano nel primo film, adulti e quasi disperati il prestigioso sarto e la modella che s’innamorano nel secondo. Ciò che li unisce, in entrambi i casi, sembra essere sostanza concreta e illusione effimera al tempo stesso.

Joel e Clementine sono i classici amanti da colpo di fulmine, che si conoscono su un treno e decidono di costruire qualcosa insieme, ignari del fatto che si erano già conosciuti. Lacuna Incè l’azienda che ha provveduto a rimuovere loro i ricordi per annullare le sofferenze legate alla loro relazione.

Woodcock, invece, si colloca nel contesto degli atelier di moda della borghesia europea: quando sceglie Alma come modella, nota in lei qualcosa di speciale, e tra loro nasce un sentimento erotico e mortifero.

Il finale di Eternal Sunshine of the Spotless Mind: l’accettazione del già noto

I finali di Eternal Sunshine of the Spotless Mind e The Phantom Thread a confronto. Quale intreccio poetico?
Eternal Sunshine of the Spotless Mind

«Com’è felice il destino dell’incolpevole vestale!
Dimentica del mondo, dal mondo dimenticata.
Infinita letizia della mente candida!
Accettata ogni preghiera e rinunciato a ogni desiderio».

(Alexander Pope, “Infinita letizia della mente candida”)

Sembra un inno all’amore a prima vista il film con Kate Winslet e Jim Carrey. Come afferma Wilfred Bion in merito alla funzione dello psicoanalista, che opera “senza memoria e senza desiderio”, allo stesso modo i protagonisti di questa sofferta relazione sembrano collocarsi in un piano della realtà in cui il passato e il futuro non esistono, ma a esistere è solo l’infinito presente degli istanti che condividono.

Dopo le scoperte in merito alle operazioni effettuate da Lacuna Inc., tra Joel e Clementine si attiva un gioco di incomprensioni paragonabile a quello che Shakespeare attivò tra Romeo e Giulietta: dopo che lei cancella lui, lui decide di fare altrettanto, ma ci ripensa proprio prima che l’ultimo dei ricordi venga eliminato (quello relativo al loro primo incontro).

Così, nel momento in cui ritornano a essere estranei l’uno all’altra, i due s’incontrano per caso nel giorno di San Valentino, perché quando Joel diserta il lavoro, la incontra sul treno per Montauk, quel treno che rappresenta la prima scena del film.

Quando si ritrovano, la chiave per aprire le porte del loro futuro sta nel recupero del loro passato, incamerato nelle registrazioni dei ricordi eliminati dall’azienda; ascoltandole, i due recuperano sentimenti, incertezze e paure che hanno rispetto ai propri difetti.

Sebbene l’ignoto li spaventi, Joel e Clementine decidono di riprovarci, dandosi un’altra possibilità, è una prova che rappresenta un atto di fede, più grande di loro, ma comunque da essi sostenuto.

Quello che il loro sguardo finale chiarisce è che, conoscendosi e ri-conoscendosi in quell’istante tra due nulla, tra due ignoti, essi decidono di ri-provarci accettando reciprocamente i loro errori e le sofferenze che si sono inflitti. Che si tratti della seconda o della sedicesima volta che questo accade, in ogni caso velato sembra essere il confine tra sogno e incubo in questo rapporto che di idilliaco ha ben poco, ma che di intenso ha tantissimo.

The Phantom Thread: quell’attrazione mortifera

I finali di Eternal Sunshine of the Spotless Mind e The Phantom Thread a confronto. Quale intreccio poetico?
The Phantom Thread

Diverso, se possibile più letale, è il filo nascosto dell’amore che unisce Alma a Reynolds, la modella e il sarto in The Phantom Thread.

Nel finale del capolavoro di Paul Thomas Anderson, i due protagonisti giungono a stabilire un accordo relazionale perturbante, tossico, eppure reciprocamente funzionale: la vittima e il carnefice alternano il loro ruolo, così quando è Reynolds a prendere il sopravvento, Alma accetta un ruolo passivo e domestico, ma nel momento in cui è la donna ad attivarsi, sarà Reynolds a dover accettare un ruolo dipendente dall’oggetto amato.

Quando i due, con uno sguardo, accettano questi ruoli e il contratto amoroso silenzioso che tra loro intercorre, diverse fantasie di seduzione entrano in gioco, tutte rivolte al futuro e al presente.

Differentemente dal film di Gondry, in cui la fantasia sul futuro passa dal passato o meglio dal recupero del passato perduto, nell’opera di Anderson la speranza di costruire qualcosa può restare viva perché sarà il futuro stesso a confermare la dinamica relazionale tra i protagonisti.

Quello di Eternal Sunshine of the Spotless Mind è l’amore dannato tipico di due giovani, che soffrono delle loro insicurezze riversandole sull’altro, tramite proiezioni e introiezioni ad alto contenuto tossico.

The Phantom Thread, invece, dipinge la maturità di due esseri umani con personalità strutturate, ma che ciononostante non riescono a trovare un equilibrio stabile.

Entrambi sono ritratti affascinanti del sentimento amoroso, e i finali presentano analogie e differenze che consentono di analizzare poeticamente le soggettive percezioni dell’amore dei protagonisti, riconoscendone l’autenticità e il malessere che provocano.

Non ci sarebbe bisogno di cancellare ricordi se l’amore fosse sempre ideale. Allo stesso modo, non ci sarebbero ruoli da assumere se una relazione fosse sempre equilibrata.

Anche qui è in gioco uno sguardo, quello tra Reynolds e Alma, sospeso tra una posata e quei maledetti funghi velenosi e mortiferi, che l’uomo accetta di mangiare: mettendosi a repentaglio personalmente dal punto di vista della salute, egli sceglie di dare vita alla possibilità che l’amore tra loro rifiorisca.

Sembra essere contorto, eppure il conflitto tra egoismo e altruismo in questo è lineare: lo sguardo dei due protagonisti in entrambi i finali è altrettanto coerente, retto da una speranza, da un atto di fede che potrebbe concretizzarsi, oppure no, ma che resta reale come il sentimento tra loro.

Due finali che fanno riflettere e soffrire, con i protagonisti, per un sentimento tanto desiderato quanto temuto.

Leggi anche: Paul Thomas Anderson – Sei punti per capire il suo Cinema, la sua Poetica

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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