Home Cinebattiamo Le origini del totalitarismo cinematografico Snowpiercer: un totalitarismo lungo un treno

Snowpiercer: un totalitarismo lungo un treno

Tutto inizia nel 1982, quando il fumettista francese Jacques Lob realizza la graphic novel Snowpiercer – Le Transperceneige (The escape). Alla morte di Lob la saga è portata avanti da Jean-Marc Rochette, il quale realizza altri due romanzi collegati al primo, più una trilogia basata sul prequel, di cui è uscito solo il primo volume. Il secondo volume era atteso per l’agosto del 2020, mentre il terzo e ultimo libro della trilogia finale della saga non ha ancora visto una data di uscita.

Attraverso la bianca immensità di un eterno inverno viaggia un treno, che non si ferma mai. (Una delle tavole del fumetto)

La Terra ha gravi problemi climatici, il surriscaldamento rischia di provocare l’annientamento di tutto il mondo conosciuto. Gli scienziati inventano un raffreddamento che funziona così bene da far risprofondare tutto il globo in una seconda Era Glaciale. Fortunatamente il Signor Wilford, un uomo molto lungimirante, molto ricco e molto astuto, ha deciso di costruire un treno completamente autosufficiente, che circumnaviga il globo, con una tecnologia tanto evoluta da permettergli un moto perpetuo.

Il biglietto ha un prezzo esorbitante e così solo i più ricchi hanno accesso alla salvezza. A bordo si crea una società piramidale con a capo il signor Wilford, che dispone della vita e della morte di chi è a bordo del suo mondo, e a seguire troviamo i più benestanti fino a scendere nel fondo delle più basse classi sociali. Una distopia orizzontale lungo i vagoni del treno, che si contrappone all’idea distopica verticale presentata nella pellicola Il buco, ma con lo stesso fine: l’uomo è un lupo tra i lupi e, spinto all’estremo, crea soluzioni estreme.

“Un treno lungo 1001 carrozze” (Altra tavola della graphic novel)

Snowpiercer: il film

Le vicende della pellicola si snodano dopo quindici anni dall’inizio del viaggio nel 2031. La situazione presentata allo spettatore è quella degli abitanti degli ultimi vagoni, che vivono da reietti, abbandonati a loro stessi, ammassati con pessime condizioni igienico-sanitarie, e con pochissimo cibo. Chi guarda è portato a empatizzare fin dall’inizio con questi abitanti mal ridotti, da subito si prova un senso di compassione e voglia di riscatto.

I protagonisti del film: più facce di una stessa medaglia

Ma ecco l’idea: una ribellione per risalire il treno. Sì, perché queste persone sono ridotte all’oscurità senza sapere di preciso cosa ci sia oltre il buio, oltre una porta. Non sanno, come lo spettatore, che oltre la porta c’è l’ascesa verso agi e ricchezze.

Inizia così l’avvincente impresa di Curtis, leader della rivolta. La risalita verso il treno è un viaggio verso la luce esteriore e verso il buio interiore di Curtis, tanto più il lusso aumenta, tanto più Curtis dubita di se stesso, della sua conversione al Bene.

Gilliam “leader spirituale” della ribellione

All’apice, il signor Wilford, il demiurgo di questo mondo ed architetto degli eventi, lo sta aspettando. In intervalli di tempo precisi la popolazione sul treno deve morire per evitare il sovrappopolamento e Wilford favorisce l’accadere delle rivolte. Ora ha bisogno di un successore, che vede proprio in Curtis. Eppure qualcosa va storto, due strambi aiutanti di Curtis rovesciano la situazione, che precipita ed il treno esplode. La pellicola si chiude con qualche lieve segno dell’arrivo del disgelo, mostrando  l’improbabile sopravvivenza di due ex ospiti del treno: una ragazza e un bambino.

Un messaggio di speranza: un bambino ed un apparente disgelo. Quel bambino, strappato dall’ultima carrozza per venir sfruttato proprio alla testa del potere, diventa l’immagine della rinascita.

Un successo a metà

Il film vede alla regia il superbo Bong Joon-ho e molti sono i suoi tratti distintivi. Le atmosfere dei singoli vagoni del treno sono piene di simbolismi e dettagli, che danno allo spettatore un senso di disagio (che si ritrova pienamente in Parasite) e inquietudine, perfettamente in linea con l’idea di denuncia sociale.

Tra i personaggi più amati della pellicola si trovano gli aiutanti di Curtis: Namgoong Minsu e sua figlia Yona, che si portano dietro un alone di mistero e di carica simbolica, tipici dei personaggi di Bong Joon-ho. Lo spettatore resta incollato, rapito, aspettando che venga narrato qualcosa in più su di loro, rimanendone deluso poiché i due fantastici personaggi non vengono analizzati totalmente, restando per certi versi incompiuti.

Snowpiercer
Fanart del treno che percorre un mondo ghiacciato

La direzione in cui il film voleva andare è poco chiara, non è un puro action movie  americano, ma nemmeno un film dai tratti esclusivamente orientali pieni di inquietudine e spiritualità, restando così nel mezzo. Sarebbe interessante vedere una trama così fortemente distopica spinta ancora più all’estremo dalle menti orientali.

Tuttavia il film funziona ed è alla portata di tutti. La distopia è così fruita anche dai non amanti del genere e il messaggio velatamente arriva: la lotta sociale. Cos’è lo Snowpiercer se non Il buco di Galder Gaztelu-Urrutia, se non 1984 di Orwell? C’è un occhio che gioca a dadi con l’Uomo, quello che i cristiani identificano con l’occhio di Dio, questo Dio spesso esiste, è fatto di molti nomi e di molti volti: è il denaro, è il potere, è l’Occhio del Grande Fratello, è il Signor Wilford. La società si ribella, tanto sacrificio umano per poi scoprire che è stata interamente manipolata e il sangue versato tutto inutile.

Snowpiercer: la serie Netflix

Se Snowpiercer-film ha dei problemi, ma molti spunti significativi come la distopia, la società malata, ma anche l’attenzione per gli ambienti, lo scoprire passo passo la struttura del treno e le sue meraviglie, il tema del viaggio e molto altro, la serie, invece, non è niente di più di un crime.

Snowpiercer
Layton contro Melanie: scontro tra classi sociali

La serie si colloca sette anni dopo l’inizio del viaggio, quindi è precedente ai fatti narrati dal film. Subito è presentata la lotta di classe, affrontata in maniera sbrigativa, senza giocare sull’alone di mistero del treno, e mostrando dall’inizio chi sono i ricchi e chi i poveri: si vede il degrado, la corruzione, le droghe, l’ipocrisia delle prime classi. Tutto, dunque, è chiaro fin dal principio.

Una cosa interessante però c’è, ed è il personaggio di Melanie, che nasconde preziosamente l’identità del signor Wilford. Melanie ha dovuto abbandonare sua figlia per salire sul treno, una donna completamente al passo con i tempi: controllata, perfetta, professionista eppure tutto questo a quale prezzo? Melanie è l’Uomo che antepone l’ideale di Bene comune al proprio.

Snowpiercer
I protagonisti della serie sono uno lo specchio dell’altra. Cosa nascondono?

La serie si chiude con un colpo di scena geniale, che costringerà anche chi non l’ha apprezzata particolarmente a vedere anche la seconda stagione (di cui sono già usciti i primi due episodi). La curiosità di tutti i fan del film è come la serie si chiuderà per essere in grado di lasciare spazio alle vicende postume raccontate nella graphic novel e nel film.

Snowpiercer: una distopia nel ghiaccio

Da qualunque punto di vista la si approcci, la storia di Snowpiercer è la storia di una distopia totalitaria. Partendo da grandi autori come Orwell nel celebre Nineteen Eighty-Four fino a titoli come The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood, il fine ultimo resta lo stesso: la denuncia.

Nello Snowpiercer ci sono carrozze per ogni necessità, perfino terme e piscine!

Lo scopo di autori, registi e artisti, che si mettono alla prova con questo genere è ricordare alla società che basta poco per potersi ritrovare privi di diritti umani e privi di molte delle libertà, che oggi si danno per scontate. I racconti distopici possono sembrare lontani, in futuri indefiniti e luoghi remoti, ma è veramente così? Sono davvero così lontani?

«Rara temporum felicitas, ubi sentire quae velis, et quae sentias dicere licet [rara è la felicità dei tempi in cui è lecito pensare ciò che vuoi, e dire ciò che pensi]». (Publio Cornelio Tacito)

Utopia e distopia

Tutte e tre le opere hanno in comune una profonda riflessione sui regimi dittatoriali, schierandosi apertamente contro l’idea dei governi repressivi. In questo senso Snowpiercer  traspone cinematograficamente le idee marxiste, per cui la lotta di classe è l’unico mezzo per imporre un regime alternativo, in funzione della ricerca di un’autentica giustizia sociale e uguaglianza. Idea utopistica quella di Marx che, presa nella sua essenza più filosofica all’interno della Critica del programma di Gotha, suona secondo la massima: «da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue esigenze».

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali»

.
(Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 3, 1947)

Snowpiercer ripercorre a grandi linee, e intraprendendo una propria e personale direzione, alcune tappe proprie della critica marxiana al sistema economico capitalista: si ritrova in parte l’idea della classe operaria sfruttata (gli abitanti degli ultimi vagoni) dalla borghesia (gli abitanti in testa), seguita dalla rivoluzione proletaria, per poi però scoprire che la rivoluzione stessa è gestita dai magnanti. Secondo il signor Wilford, la rivoluzione è l’unico mezzo per mantenere proprio quelle diseguaglianze sociali che l’hanno mossa, rendendo la rivoluzione non solo inutile, ma un mezzo per far sì che il ciclo potenti/ricchi contro poveri/operai si riproduca sempre identico a se stesso. Egli, infatti, sembra convinto che nessuna rivoluzione genererà alla fine un vero cambiamento nell’animo umano e di conseguenza nel tipo di governo.

Dunque, diventa particolarmente interessante osservare gli autori di Snowpiercer biasimare l’idea marxista (lo scontro tra una classe dominata e una dominante) interpretandola come una mera utopia, che viene messa in scena da un racconto distopico straordinariamente avvincente.

Leggi anche: V per Vendetta – La dialettica dell’idealismo rivoluzionario

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