Home Nella Storia del Cinema Submergence – Wim Wenders sull’amore istantaneo, la natura e i luoghi dell'anima

Submergence – Wim Wenders sull’amore istantaneo, la natura e i luoghi dell’anima

Submergence – Analisi di un curioso caso cinematografico

Se c’è qualcosa di evidente e perfettamente riuscito all’interno del cinema di Wim Wenders – uno dei padri fondatori del Nuovo Cinema Tedesco – è proprio la continua commistione tra cinema di finzione e cinema documentaristico.

Wenders non soltanto ha saputo cogliere narrazioni incredibilmente interessanti nella sua produzione documentaristica, ma ha avuto la capacità di far scontrare questi due modelli generalmente distanti e difficilmente rintracciabili all’interno di un unico prodotto.

Molto del suo cinema gode infatti di questa caratteristica: la finzione nel documentaristico, il documentaristico nella finzione.

Una caratteristica legata in tutto e per tutto ad altri due interessi fondamentali di Wim Wenders: la fotografia e il giornalismo.

Submergence riflette sulle connessioni tra anime e luoghi e poi sull'amore che sopravvive alla distanza e alla sofferenza.
Danielle e James – Il primo incontro – Spiagge della Normandia

Chiaramente un autore cinematografico ma anche filosofico a cui Wenders in regia si rifà è Terrence Malick, da cui prende molti elementi: dall’uso della luce come strumento metaforico alle sequenze documentaristiche che indagano la natura nelle sue profondità, sconfinando talvolta nell’onirismo.

È però nell’incontro tra giornalismo e fotografia che Wenders trova la lente attraverso cui indagare e mettere a nudo le sue narrazioni e i suoi personaggi.

Premessa necessaria questa ad introdurre Submergence: sarà l’ultimo film di finzione di Wim Wenders.

Presentato nel 2017 al Toronto International Film Festival riceve ingiustamente e prematuramente una scarsa e crudele accoglienza, non soltanto a livello critico, ma anche a livello di pubblico più o meno globalmente.

Submergence riflette sulle connessioni tra anime e luoghi e poi sull'amore che sopravvive alla distanza e alla sofferenza.
James e Danielle – Conversazioni sui cinque strati dell’abisso

Considerata la filmografia dell’ormai noto e celebrato autore tedesco, questo film emerge a primo impatto come prodotto atipico e decisamente differente rispetto a ciò che Wenders ha fatto in precedenza.

Osservando però molto attentamente i suoi numerosi riferimenti, le tematiche, la regia e il senso dei luoghi, si è in grado di ottenere un quadro oggettivo di legami profondi con la sua intera cinematografia.

È un nuovo modo di fare cinema, ma è pur sempre la stessa intenzione e ricerca.

Tutto ruota attorno all’incontro/scontro casuale che genera un amore istantaneo e molto potente tra due figure apparentemente opposte e distanti.

Da una parte c’è Danielle (Alicia Vikander), una biomatematica che studia i fondali degli oceani e dall’altra James (James McAvoy), una spia britannica che si finge cooperante internazionale stabilitosi da diversi anni in Africa.

L’idillio d’amore bruciato quasi imprevedibilmente nel sesso immediato e nella confessione reciproca però si arresta tra le spiagge, i parchi e le lussuose camere da letto di un esclusivo resort in Normandia, perché Danielle e James dovranno dividersi.

Lei prenderà parte a un rischioso progetto di ricerca nel Mar Glaciale Artico, mentre lui partirà per un altrettanto rischioso obiettivo in Somalia.

Si dividono dunque nella speranza di incontrarsi ancora nel corso del tempo, riconoscendo in quell’amore immediato e mai atteso o sperato, la versione migliore di loro stessi e la speranza di condurre ritrovandosi e affidandosi l’uno all’altra un’esistenza più luminosa e vitale.

Il destino però li costringe a un forzato e drammatico addio che tra violenze, perdizione, geo-politica e natura potrebbe riuscire a farli incontrare ancora.

Danielle e James – James McAvoy e Alicia Vikander

Il film di Wenders è chiaramente atipico e personalissimo nella rilettura dei due generi di riferimento che sono il melodramma (o la love story gettata nella tragedia) e lo spy movie.

Nella prima parte, così come accade per quasi l’intero minutaggio, si susseguono salti temporali, flashback e ricordi che cercano di condurre lo spettatore nell’idea reciproca che Danielle e James si sono fatti dell’amore e della vita che hanno condotto fino al loro primo incontro in Normandia.

Per poi farsi altro, poiché per tutto il resto del film, i canoni e registri della love story vengono messi da parte, a favore di una narrazione a metà strada tra dramma, documentario e spy movie.

Dall’esaurirsi della prima parte comincia infatti un film differente, sulla sofferenza e la capacità di non perdere mai la speranza, nonostante la violenza, la distanza e forse l’addio.

Wenders crea dunque tre momenti e spazi differenti: quello dell’amore, quello della natura e quello dei luoghi dell’anima.

Conversazioni su Geopolitica e Interessi globali – Danielle e James

  • L’amore

La passione e quindi l’amore che nasce improvvisamente e istantaneamente tra Danielle e James è allo stesso tempo un meraviglioso tentativo di ricerca di speranza, salvezza e ritorno alla vita.

Danielle e James prima del loro incontro non hanno vissuto affatto. Sono stati braccia di qualcosa d’astratto; lei rispetto all’università mentre lui ad un’organizzazione spionistica simil MI6; che divengono mente e anima in costante connessione per qualcosa di estremamente concreto.

Come quella forma d’amore potentissima e messa in pericolo dalla distanza, dal caos e dalla violenza che in un attimo li ha uniti.

Un amore che spezza la corazza di solitudine portata addosso da Danielle e James e che sopravvive ai silenzi, al non detto e all’oscurità che presto o tardi inghiottirà entrambi, seppur in due modi molto differenti.

Nascita di un amore – Ritrovarsi nel tempo – Danielle e James

  • La natura

Ciò che curiosamente unisce queste due figure è proprio la natura, o meglio, un elemento di essa, ossia l’acqua.

L’acqua è l’elemento connettore tra le varie realtà de-localizzate che James e Danielle vivranno e subiranno, restando pur sempre “in contatto”, o in ogni caso inconsciamente legati dalla prima all’ultima scena del film.

Non sono casuali le parole che ascoltiamo più volte nel corso del film: “Acqua all’acqua, è ciò di cui siamo fatti”.

Ci colpiscono per due ragioni:

Da un lato perché contengono il bene più prezioso che noi e loro (James e Danielle) abbiamo e hanno, ossia la vita.

Dall’altro perché il discorso che il film crea attorno all’acqua ci rende partecipi e vigili sul fatto che sia proprio l’acqua la causa principale di numerosi conflitti e divari presenti a livello internazionale, non ancora risolti.

Sono proprio questi conflitti che dividono James e Danielle.

Lui agisce nell’oscurità, sottotraccia, nel silenzio, cercando di curare il male senza poterci mettere però né il suo nome né il suo volto.

Lei agisce invece nella fama, prossima alla pubblicazione globale di un’importante ricerca su magazine e testate stampa scientifiche e naturalistiche. Il suo nome e il suo volto saranno ovunque.

Entrambi si curano dell’acqua e della sua enorme importanza per la vita di tutti noi.

Così come entrambi la affrontano, immergendosi nei suoi abissi e dunque nell’oscurità. Il film sembra raccontare infatti proprio questo: l’immersione negli abissi, oceanici per lei, infernali e di grande violenza e sofferenza per lui.

Nell’acqua James e Danielle trovano la vita, l’amore e forse anche la salvezza.

Wenders compie in qualche modo un discorso sulla natura embrionale. Le acque che generano vita e così come la generano possono molto facilmente inghiottirla e cancellarla.

Una riflessione compiuta attraverso gli stilemi e la lente registica del documentario, genere a cui Wenders sappiamo essere estremamente legato fin dai tempi di Pina e Il Sale della terra.

Submergence riflette sulle connessioni tra anime e luoghi e poi sull'amore che sopravvive alla distanza e alla sofferenza.
L’intimità – Wim Wenders e il senso dei luoghi – La camera da letto

  • I luoghi dell’anima

Due vite distanti e pericolose separano Danielle e James dal loro amore carnale, filosofico e capace di spezzare barriere e confini. Due vite che li costringono alla solitudine in luoghi circoscritti gettati all’interno di spazi confinati.

Torna come per molta della cinematografia di Wenders la riflessione sul senso dei luoghi e degli spazi che annullano o esaltano gli individui che li vivono.

I luoghi dell’anima sono per James e Danielle non soltanto quelli in cui si sono conosciuti e in cui si sono dati pur omettendo molte verità e dunque le spiagge della Normandia (luoghi d’esaltazione), sono piuttosto quelli delle due forme d’oscurità e di pericolo (luoghi di privazione o annullamento).

Danielle è costretta in un sottomarino dagli ambienti claustrofobici, pur sempre immerso nell’oscurità sconfinata e apparentemente senza fine dell’Oceano.

James è invece costretto in uno squallido scantinato e poi botola dagli ambienti claustrofobici, sporchi e sudici, anch’essa al centro di uno spazio sconfinato come quello della Somalia.

Nell’oscurità e in quel piccolo spiraglio di luce che si apre all’interno di quest’ultima, i due innamorati ritrovano la riflessione ed il senso del loro amore che non conosce spazi o confini. Poiché il loro amore si rivela forte a tal punto da sopravvivere alla sofferenza, all’oscurità e alla lontana speranza di salvezza e ritorno.

Lo spiraglio di luce come anima vitale capace di riportare entrambi alle scogliere illuminate e sempre esposte della Normandia e quindi alla prima e immortale forma del loro amore, la nascita.

Cover alternativa ufficiale – Submergence

Submergence è dunque un’ulteriore indagine e poi inseguimento del possibile (per ognuno di noi) ritorno alla vita e delle connessioni tra anime e corpi costretti alla distanza, all’abbandono o anche all’appartenenza a realtà e dimensioni differenti.

Come d’altronde raccontava uno dei più grandi film dell’autore tedesco, ossia il meraviglioso Il cielo sopra Berlino del 1987.

Nessun uomo è un’isola… lo ricorda James a Danielle leggendole John Donne in una delle sequenze più belle e potenti del film, di intimità e passione all’interno del segmento in Normandia.

Lo ricorda a tutti noi Wim Wenders, con uno dei suoi film più particolari, interessanti e meravigliosi, seppur rispetto alla sola estetica, che gode ancora una volta dopo della collaborazione in fotografia di Benoît Debie.

L’ultimo film dell’autore tedesco è un tentativo di riflessione profonda e filosofica sull’arte che prima ci appartiene come individui solitari e poi ci lega nella promessa di incontrarci ancora come coppia, o anime in connessione tra spazi e tempi distanti e opposti.

Leggi anche: Il cinema di Wim Wenders – Autore in cammino sulla strada del tempo tra cinema europeo e cinema americano

Eugenio Grenna
"Andare al cinema è come andare in Chiesa per me, con la differenza che la Chiesa non consente il dibattito, il cinema sì. " Martin Scorsese

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