Home Nella Storia del Cinema Così divenne leggenda Ritorno al Futuro- Quando il viaggio nel tempo entrò nella pop culture

Ritorno al Futuro- Quando il viaggio nel tempo entrò nella pop culture

Stati Uniti, anni 80. Mentre un ex attore di Hollywood diventava presidente e Jane Fonda dava le prime lezioni di aerobica, uno sceneggiatore di nome Bob Gale si fece una domanda in apparenza molto banale. Dopo aver visitato la casa dei suoi genitori e aver rovistato nell’annuario scolastico del padre, Gale si chiese: «se fossi andato a scuola con mio padre, io e lui saremmo diventati amici?». Un pensiero passeggero da cui Bob Gale è riuscito a generare Ritorno al Futuro: una delle più celebri e appassionanti storie che la settima arte abbia mai creato.

L’idea del viaggio nel tempo e di un possibile incontro con i propri genitori si stava pian piano formando nella mente di Gale, che decise di proporla al regista Robert Zemeckis. I due, che avevano già collaborato nella realizzazione di due commedie, iniziarono così a scrivere lo script. L’idea era raccontare il viaggio nel tempo in modo particolare ed originale rispetto al passato. Anziché focalizzarsi su un passato o un futuro lontano, desideravano raccontare la tragicomica reazione di un adolescente nel confrontarsi con i propri genitori da giovani. 

Molti film di fantascienza avevano affrontato il tema del viaggio nel tempo. Pellicole come Mondo senza fine (1956) e Fuga dal pianeta delle scimmie (1971) avevano fatto conoscere al pubblico il tema attraverso toni epici e apocalittici.

Ritorno al Futuro
Doc mostra a Marty come funziona la macchina del tempo

Nessuno al cinema aveva ancora affrontato quelle che potevano essere le reazioni di persone comuni di fronte a qualcosa di così straordinario come il viaggio nel tempo.

Soggetto e sceneggiatura attirarono subito l’attenzione di Steven Spielberg, che si impegnò a produrre il film. La scelta del protagonista della pellicola fu abbastanza problematica. Gale e Zemeckis iniziarono le riprese con Eriz Stoltz, ma la sua performance non fu giudicata adatta al ruolo. Secondo i due sceneggiatori, a Stoltz mancava quell’ironia che doveva caratterizzare il protagonista e che di conseguenza contraddistingueva il tono dell’intera pellicola. Dopo alcune settimane, Stoltz fu licenziato e sostituito dal giovane ed emergente Michael J. Fox.

Ventiquattrenne di origini canadesi, Fox aveva esordito in televisione grazie alla brillante sitcom Casa Keaton (1982-89), in cui interpretava uno dei protagonisti. Gale e Zemeckis erano rimasti colpiti dalle abilità del giovane come attore brillante e lo ritenevano perfetto per la parte del giovane Marty McFly. Per il ruolo del Dottor Emmett Brown, soprannominato Doc, scienziato ideatore della macchina del tempo, venne invece scelto Christopher Lloyd, celebre per aver recitato in Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975).

Era proprio il tono leggero della storia, in grado così di attirare un pubblico molto vasto, a differenziare Ritorno al futuro da molti altri film di fantascienza. Gale e Zemeckis tentarono di portare sullo schermo una vicenda che fosse il più possibile verosimile, nei cui personaggi gli spettatori potessero identificarsi facilmente. Nessuno avrebbe però mai pensato che le avventure di Marty e Doc avrebbero cambiato le sorti della fantascienza sul grande schermo. Ma soprattutto nessuno avrebbe mai immaginato come Ritorno al futuro avrebbe influenzato la vita di molte generazioni, divenendo un vero e proprio cult della cinematografia mondiale.

«…Ma la storia cambierà!»

(Ritorno al Futuro)

Ritorno al Futuro
Marty conosce sua madre da adolescente

Ambientato nel 1985 (stesso anno in cui uscì nelle sale statunitensi), Ritorno al futuro ci presenta l’ordinaria vita del diciassettenne Marty McFly (Michael J. Fox). Marty è membro di una famiglia numerosa, ha una ragazza a cui è molto legato e il suo sogno è quello di diventare una rock star. Apparentemente il ritratto dell’adolescente medio anni ’80, se non fosse per la sua eccentrica, ma profonda amicizia con uno scienziato sopra le righe di nome Emmett Brown (Christopher Lloyd). Il suo legame con lo scienziato, soprannominato “Doc”, gli permette di evadere dalla sua monotona e spesso insoddisfacente routine. In particolare, Marty ha un rapporto conflittuale con il padre George (Crispin Glover): un brav’uomo, che però si mostra spesso debole e completamente succube del suo arrogante capo Biff Tannen (Thomas F. Wilson).

Una sera, Doc mostra a Marty la sua ultima invenzione: si tratta di una vera e propria macchina del tempo, costruita modificando una DeLorean DMC-12. Per permettere il viaggio nel tempo, lo scienziato ha sottratto del plutonio a un gruppo di terroristi libici; si tratta infatti dell’unica materia in grado di produrre l’energia necessaria per attivare il “flusso canalizzatore”, strumento chiave per fare funzionare la macchina. Mentre Doc mostra a Marty il funzionamento della DeLorean, il gruppo di terroristi trova e uccide lo scienziato. Il giovane riesce a fuggire a bordo della macchina del tempo, ritrovandosi in poco tempo nell’anno 1955.

Qui, Marty conosce i suoi genitori da adolescenti, intromettendosi inavvertitamente nel corso degli eventi. In particolare, incontra sua madre Lorraine (Lea Thompson), che, ignara dell’identità del ragazzo, si invaghisce di lui. Confuso, Marty contatta il dottor Brown del 1955, l’unico in grado di aiutarlo a sistemare le cose e riportarlo nel presente.

Quando uscì nei cinema statunitensi, Ritorno al futuro ebbe un successo immediato, divenendo il film con più incassi nel 1985. Il tema del viaggio nel tempo, spogliato da filosofie complesse ed intricate, era non solo alla portata del pubblico di ogni età, ma riuscì ad appassionare come mai prima di allora. Elementi come la DeLorean, il flusso canalizzatore e i costumi dei protagonisti entrarono immediatamente nell’immaginario collettivo, raggiungendo una popolarità che mai Gale e Zemeckis avrebbero sognato.

Soprattutto grazie all’ottima performance di Michael J. Fox, lo spettatore si immedesimò con facilità in Marty e nelle sue disavventure. Pur con toni spensierati, Ritorno al futuro utilizza la fantascienza per raccontare anche una bellissima e originale storia di riscatto personale. In particolare, è significativo il rapporto tra Marty e suo padre da giovane, a cui si trova suo malgrado a dare consigli su come affrontare i bulli e conquistare sua madre Lorraine.

«Strade? Dove andiamo noi non c’è bisogno di strade».

(Ritorno al Futuro parte II)

Ritorno al Futuro
Marty indossa delle scarpe autoallaccianti nel 2015

Nonostante il primo film si concludesse con un finale aperto, Gale e Zemeckis non avevano in mente un seguito. Fu solo dopo l’enorme e inaspettato successo della pellicola che decisero di realizzare altri due film, facendo così di Ritorno al futuro una trilogia.

Il primo film si chiude con Doc che, di ritorno da un viaggio nel futuro (precisamente nel 2015), invita Marty e la sua ragazza Jennifer (Elizabeth Shue) a tornare nel futuro con lui. Lo scienziato ha infatti scoperto che i loro figli Marty Jr. e Marlene (interpretati entrambi da Michael J. Fox) finiranno in seri guai, così chiede a Marty di aiutarlo a sistemare le cose. I tre partono così a bordo della DeLorean, che ora riesce a volare grazie ad una modifica, mentre Doc pronuncia l’ormai celeberrima frase: «Strade? Dove andiamo noi non c’è bisogno di strade». L’intervento dei tre nel futuro, in apparenza insignificante, causerà gravissime complicazioni anche nel presente.

Vedere la rappresentazione del futuro secondo Ritorno al futuro oggi fa sorridere. Sono passati sei anni dal 2015, eppure di macchine volanti ed altri oggetti iperfuturistici non se ne vede l’ombra. Nonostante ciò, si tratta senza dubbio di un ritratto fantasioso e originale, lontano dalle rappresentazioni orwelliane e post-apocalittiche che spesso i racconti fantascientifici propongono.

Il secondo film di Ritorno al Futuro ha certamente una trama più complessa e articolata rispetto al precedente. Marty e Doc non solo visiteranno il futuro, ma anche il passato e persino un presente alternativo, modificato dal malvagio Biff Tannen, in questo film  consacrato definitivamente a villain della storia.

Nonostante forse Ritorno al Futuro parte II sia privo dello spirito innovativo del primo film, è senza dubbio un’ottima pellicola di fantascienza, in grado di aggiungere drammaticità agli eventi, ma senza mai perdere il suo stile leggero e brillante.

«Eastwood… Clint Eastwood».

(Ritorno al futuro parte III)

Ritorno al Futuro
Le disavventure di Marty e Doc nel Far West

Contemporaneamente al secondo film, Bob Gale e Robert Zemeckis realizzarono il terzo e ultimo capitolo della trilogia. Ritorno al futuro parte III, che uscì infatti nelle sale americane un anno dopo il film precedente, vede Marty e Doc concludere le proprie avventure nel Far West.

A causa di un incidente avvenuto in Ritorno al Futuro parte II, la DeLorean ha portato Doc nel 1885, ossia ai tempi del vecchio West. Deciso a riportarlo nel presente, Marty lo raggiunge e insieme si impegnano a riparare la macchina del tempo per tornare finalmente a casa. Le complicazioni però non si fanno attendere molto. Da un lato, i due sono torchiati da Buford “Cane pazzo” Tannen, bisnonno di Biff (sempre interpretato da Thomas F. Wilson). Dall’altro, Doc si innamora dell’affascinante maestra Clara Clayton (Mary Steenburgen), che lo farà dubitare delle proprie scelte.

Meno intricato rispetto al film precedente, Ritorno al Futuro parte III immerge lo spettatore in un’ambientazione differente, ma molto cara al cinema americano. Il genere western, a cui il film rende esplicito omaggio, si adatta perfettamente allo stile avventuroso, quasi favolistico, della storia. In particolare, in questa pellicola è particolarmente significativa la storia d’amore tra Doc e Clara: una scelta narrativa che permette un’analisi dei personaggi più approfondita rispetto ai film precedenti. In un certo senso infatti, i ruoli di Marty e Doc finiscono per invertirsi. Il primo, più istintivo e incosciente in passato, si troverà ad essere spesso più misurato e razionale del compagno. Il secondo invece ritroverà un lato fanciullesco di sé che credeva di aver perduto.

Merito anche delle ottime performance di Michael J. Fox e Christopher Lloyd, Ritorno al futuro parte III costituisce un emozionante e coerente epilogo delle avventure di Marty e Doc. In particolare nel finale, in cui i due eroi della storia si salutano per l’ultima volta, il film propone una semplice, eppure significativa riflessione sulla capacità di individuo di prendere in mano la propria vita e crearsi da sé il proprio futuro.

Grazie ad una combinazione perfetta di leggerezza e coinvolgimento emotivo, la trilogia di Ritorno al futuro ha poco risentito del trascorrere degli anni. Questo non solo a grazie al mero effetto nostalgia, ma perché rappresenta il perfetto esempio di come anche il cinema di intrattenimento sia in grado di entrare nelle menti e nei cuori dei suoi spettatori. Ed è proprio il legame con lo spettatore, ancora vivo e pulsante dopo più di trent’anni, a rendere Ritorno al Futuro una vera e propria leggenda della settima arte.

Leggi anche: La Fantascienza tra Favola e Realtà- Star Wars e Blade Runner 2049

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