Home Il Mondo tra Anime e Animazione Anime Soul Eater – Crona, tra bipolarismo e sindrome dell’abbandono

Soul Eater – Crona, tra bipolarismo e sindrome dell’abbandono

Il manga e anime Soul Eater ci ha abituati a incontrare personaggi complessi e intricati, ogni carattere è ben delineato e l’effetto finale è quello di un caleidoscopio di tipi, mai banali e sempre psicologicamente verosimili. Un discorso tutto per sé merita Crona, il maestro della spada demoniaca, un androgino personaggio in continua lotta interiore, che conquista lo spettatore con la sua fragilità, ma a tratti anche lo spaventa, sempre in bilico com’è tra gentilezza e furia omicida.

Soul Eater ci ha abituati a personaggi complessi. Un discorso tutto per sé merita Crona, androgino personaggio in continua lotta interiore. 
Crona

Crona – L’insita incapacità di relazionarsi con l’altro

Nato dalla strega Medusa, Crona è stato allevato da una madre dal cuore di pietra, che ne ha fatto uno strumento per raggiungere i propri obiettivi, trasformandolo in un’arma pronta per uccidere.

La mancata affettività materna ha portato il bambino a non saper relazionarsi con l’altro, diventando incapace di amare e di essere amato.

La sofferenza per un’infanzia sterile e difficile è fonte di paura per il futuro Crona adolescente, che non ha imparato a discernere il bene dal male e non sa, quindi, come affrontare le circostanze della vita.

L’educazione di Medusa è basata su continue vessazioni fisiche e mentali, che rendono la psiche del figlio fragile, portandolo a soffrire di una sorta di depressione bipolare, in continua lotta tra sorrisi imploranti affetto e ghigni d’istinto omicida.

Crona: «Non voglio andare da nessuna parte. Voglio rimanere qui da solo. Sto molto meglio senza nessuno intorno».

Da piccolo viene ripetutamente abbandonato dalla madre in una stanza al buio, in segno di punizione per un allenamento finito male. Privo di viveri, è pertanto lasciato solo con se stesso e con Ragnarok, il suo alter ego, il sangue nero che gli scorre nelle vene. Torturato non solo da Medusa, ma anche dalla sua stessa arma, che lo lacera dall’interno per poi fuoriuscire dalla schiena, schiacciando con superbia la sua fragile personalità.

Affetto da una patologia psicologica che non gli permette di vivere serenamente la propria vita, Crona è un personaggio altalenante».

A stati emotivi di agitazione e ansia si contrappongono momenti di stasi totale, ad attimi di boriosa superbia dovuti al sopravvento di Ragnarok si alternano pensieri di inadeguatezza, sensi di colpa e perdita di autostima.

Soul Eater ci ha abituati a personaggi complessi. Un discorso tutto per sé merita Crona, androgino personaggio in continua lotta interiore. 

Vuoi diventare mio amico?

È Maka a salvarlo da se stesso. Privato dell’affetto materno, sfruttato come strumento per raggiungere uno scopo personale, Crona è anche vittima della sindrome d’abbandono. Vulnerabile agli attacchi della vita, non riesce a fidarsi dell’altro, soffre per questa situazione ed è convinto di non essere capace di amare e di essere destinato a rimanere da solo.

Crona: «Sei come un raggio di sole. Siamo come la notte e il giorno. Era chiaro fin dall’inizio che non potevamo essere amici, è stato solo un breve sogno, di cui mi devo dimenticare».

Maka cambia le carte in tavola. Altruista e guerriera, la ragazza vuole essere sua amica e non ha paura di chiederlo. Mano nella mano con lui cerca di spazzare via le insicurezze di Crona, evitando di lasciarlo affogare in comportamenti tossici e insegnandogli il vero significato del termine amicizia.

Medusa. però, torna alla ribalta, vuole torturare l’animo del figlio, costringendolo al tradimento. Nel manga, Crona cede al male e la follia lo sovrasta. Nell’anime, invece, sono i sentimenti per Maka a fare scacco matto alla strega. Crona fugge dalla Shibusen pur di non diventare un burattino nelle mani della madre, ma Maka non si arrende alla sua fuga e lo cerca per riportarlo a casa.

Maka: «Forse sei debole, forse sei introverso, ma pensi sempre agli altri e finisci per farti del male da solo. È sempre così, ma io so bene che Crona ha un sorriso molto dolce».

Scorrendo con gli episodi, scopriamo che Crona è un personaggio dinamico e affascinante. Le sue debolezze diventano peculiarità, la sua paura di essere abbandonato diventa collante per il rapporto con Maka. Da antagonista finisce per essere parte dei buoni.

Cosa possiamo imparare da Crona? A essere noi stessi senza riserve, a lasciarci amare senza paura, ad accettare le nostre insicurezze e a imparare ad apprezzarci.

Crona: «Non voglio più far soffrire nessuno. Non voglio più ferire nessuno. Maka non voglio lasciarti, ma sono debole».

Consci delle nostre fragilità, dobbiamo abbattere i muri che interponiamo tra noi e gli altri. È necessario dare una possibilità a noi e agli altri, far entrare la nostra Maka nel piccolo mondo personale che custodiamo gelosamente per paura di sbagliare o star male. Come diceva Calvino, bisogna quindi riconoscere ciò che nell’inferno del mondo non è inferno e farlo durare e dargli spazio.

Soul Eater ci ha abituati a personaggi complessi. Un discorso tutto per sé merita Crona, androgino personaggio in continua lotta interiore. 
Crona e Maka

Leggi anche: Soul: cos’è l’anima? – La Pixar risponde a Platone

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