Home Cinebattiamo Cortometraggi questi sconosciuti Nuovi Sguardi - L’emotiva lente d’ingrandimento di Simone Bozzelli

Nuovi Sguardi – L’emotiva lente d’ingrandimento di Simone Bozzelli

Simone Bozzelli, classe 1994, è un giovane regista, diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Si aggiudica il premio di miglior cortometraggio della SIC, Settimana Internazionale della Critica alla mostra di Venezia, con il suo ultimo corto J’Ador (2020).

Bozzelli
Simone Bozzelli – Fotografie di Ludovico Pascoli

Assistiamo all’esordio del regista Bozzelli con Mio fratello (2015) succeduto da Loris sta bene (2017), nei quali dimostra già grande abilità nel suo campo.

Loris, protagonista del corto, è un ragazzo alla ricerca d’affetto, come i protagonisti degli altri lavori di Bozzelli, sviluppandone una dipendenza. Il corto si apre con un suggestionante abbraccio: l’interpretazione di Andrea Arcangeli, nei panni del protagonista, ne suggella lo spessore, comunicando magistralmente il senso di gratitudine e di completezza provato nella stretta con l’uomo.

Un uomo di spalle, con una corona in testa splendente nel blu dello sfondo, che non rivedremo più per il resto del film: si tratta del misterioso Valerio, fidanzato di Loris, sieropositivo e decisamente distaccato dal suo partner.

Loris, per sopperire alla sua mancanza, decide di contrarre il virus con un uomo sconosciuto contattato in un piattaforma online, cercando sempre di più di avvicinare una figura assente. È un ragazzo ingenuamente innamorato, disposto a grandi rinunce per la sua dipendenza, figlia chiaramente di un suo malessere.

Bozzelli
Loris, protagonista del cortometraggio

Il corto prosegue con tempi morti, momenti di grande intimità, immagini di ispirazione francese, ponendo in primo piano le riflessioni e la quotidianità che Loris condivide con sua zia, la quale abita con lui.
Riprende insignificanti momenti della giornata, il tempo personale del ragazzo che suggerisce le cause delle proprie scelte e la creazione della propria identità.

Nel lavoro di Bozzelli è impressa in quindici minuti di immagini un’analisi di espressioni, di singole situazioni, di storie viste attraverso una lente con cui ingrandisce per comprendere meglio la realtà.

Nel 2019, il giovane autore presenta a Venezia 76 Amateur, già il titolo ne annuncia gli obiettivi. Dalla precisione estetica esercitata in Loris sta bene, si passa in questo corto a riprese amatoriali, come amatoriale è la passione che si consuma tra i due protagonisti Serena e Christopher. Il regista spiega appunto il titolo della sua opera alternando la ripresa a macchina con quella della fotocamera del telefono, mantenendo il cortometraggio su questi differenti livelli.

L’azione è ambientata interamente nella camera da letto di Cristopher, come il primo corto Mio fratello, disponendo già lo spettatore all’intimità dei protagonisti.
I due ragazzi studiano insieme tedesco, e inaspettatamente tra i due nasce un desiderio erotico, esaltato dalla plasticità dei giovani corpi, che rimangono al centro del cortometraggio. Bozzelli s’immerge e si concentra sull’analisi del corpo, partendo dai dettagli, nuovamente allargandoli, ingrandendoli e restituendoli.

La narrazione è dunque racchiusa nella relazione fervidamente infantile tra i due giovani ragazzi: si studiano, si osservano a distanza, si avvicinano, come alla ricerca di un terreno neutro nel quale poter stabilire un contatto. Serena, nella sua ingenuità quasi sovrastata dall’apparente sicurezza di Christopher, rivela a sua volta, attraverso niente più che sguardi ed espressioni, insicurezza e fondamentale solitudine.

Serena e Christopher in “Amateur”

L’ultimo lavoro realizzato dal regista è J’ador (2020), come già annunciato, premiato a Venezia come miglior cortometraggio.

È la storia di Claudio, che vuole guadagnarsi un posto in un gruppo di neofascisti conquistandosi l’accettazione di Lauro, il capetto, e l’ambita cena in sezione. Gli attori sono stavi prelevati da una scuola di Roma senza alcuna preparazione, escluso Lauro, interpretato da Federico Majorana.

Le immagini non risparmiano la violenza esercitata dal gruppo nei confronti di Claudio in primo piano, ma anche nei confronti del cassiere di un supermarket, sul quale lo stesso Claudio, sovrastato dalle pressioni del resto del gruppo, esercita soprusi.

Ecco di nuovo in scena un ragazzo in cerca di accettazione, come il nostro Loris, non diverso da Serena.

Claudio in “J’ador”

Non si sa fino a che punto arrivi il disprezzo di Lauro verso Claudio per il suo odore da femminuccia, da cui il soprannome “J’ador”, così come enigmatico è il dondolare del loro relazionarsi tra il sopracitato disprezzo e la sussurrata carica erotica che Bozzelli – e il suo sceneggiatore Tommaso Favagrossa – tratteggia sontuosamente, come un rapporto da sindrome di Stoccolma rielaborato in chiave contemporanea.

I lavori di Bozzelli sono frammenti di realtà che scorrono ancor prima del ciak dell’azione e proseguono anche dopo i titoli coda.

Chiude sempre con punti di sospensione sanciti dalla ripresa finale puntualmente eseguita sul protagonista, che compie delle importanti riflessioni, nell’eterno incespicare tra il desiderio e l’insicurezza.

Fotografie di Ludovico Pascoli

Nonostante la difficoltà del cortometraggio nel riuscire a esprimere un concetto in un tempo ridotto rispetto al lungometraggio, Bozzelli dimostra sempre grandi capacità comunicative, mettendo in campo la dipendenza d’affetto in un’estetica pregevole, con un tessuto seduttivo e con grande autenticità d’immagine.
Sperando non sia lontana la realizzazione di un lungometraggio.

La nostra intervista su YouTube:

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