Home Cinebattiamo Fidati Vedilo! La balia - L'emancipazione dei personaggi femminili: Vittoria

La balia – L’emancipazione dei personaggi femminili: Vittoria

Marco Bellocchio è un regista che ha affrontato epoche e stili senza rimanerne imbrigliato. E che ha sempre cercato ispirazione nelle altre arti, teatro e letteratura in particolare. Nel 1999 decide di confrontarsi per la terza e ultima volta con Luigi Pirandello (dopo l’Enrico IV e L’uomo dal fiore in bocca), trasponendo per il grande schermo una sua novella, La balia.

Attraverso un’attenta e calibrata operazione di stravolgimento del senso e dell’impianto stilistico dell’opera, il regista mantiene intatto solamente il nucleo narrativo principale: lo scontro fra una madre naturale e una balia.

Al centro del racconto, infatti, vi è una coppia benestante dell’età giolittiana, l’avvocato socialista Ennio Mori e sua moglie Ersilia, il cui già precario equilibrio matrimoniale viene sconvolto dall’arrivo della balia Annicchia. A poco a poco il legame fra la nutrice e il bambino diviene sempre più forte, mentre Ersilia inizia a essere gelosa della nuova arrivata e a vivere con insofferenza e distacco il proprio ruolo genitoriale.

Nella versione cinematografica sono quindi i protagonisti, e non la struttura, a mutare radicalmente. Ad esempio Ennio Mori (Fabrizio Bentivoglio) diviene un medico che si occupa di donne affette da problemi mentali, e ciò permette a Bellocchio di inserire, nella narrazione, uno dei temi a lui più cari: la follia.

Sono soprattutto i personaggi femminili a subire un vero e proprio stravolgimento del senso della loro storia: per il regista, nei circa cento anni trascorsi tra la stesura della novella (databile 1903) e la realizzazione del film, è il ruolo della donna a essere  stato maggiormente messo in discussione e ad aver accolto e assorbito le istanze rivoluzionarie del secolo. Allo stesso tempo, però, la famiglia borghese rimane ancora incastrata in antiche dinamiche di classe.

La balia, novella pirandelliana di inizio '900 diviene, nelle mani di Bellocchio, una vicenda di emancipazione femminile. In questo articolo, Vittoria.
Vittoria (Valeria Bruni Tedeschi)

E di questa radicata contraddizione è testimone Ersilia, il cui ruolo viene liberato dalla sua condizione sociale. Un cambiamento meno evidente rispetto a quello del marito e della balia, ma sicuramente più profondo. A partire dalla sua connotazione fisica: non più spinosa e arcigna, caratterizzata da tratti duri e decisi, ma figura eterea e delicata (nel film ha il volto di Valeria Bruni Tedeschi), portatrice di un dolore contenuto e mai plateale.

«Non sapeva far altro che rimproverar lui dalla mattina alla sera, sempre imbronciata, e punzecchiarlo dove più si teneva, nella logica; e affliggerlo con la più stupida e odiosa gelosia, non per amore, ma per puntiglio. Non si sentiva amata! E sfido! Che aveva mai fatto, che faceva per essere amata? (…) E sempre armata di diffidenza, spinosa, dura, arcigna, permalosa. Ah, parola d’onore, aveva fatto un bel guadagno a sposarla!».

(Luigi Pirandello, “La balia”)

Nella novella, quindi, Ersilia è solamente una moglie di inizio ‘900, a cui non è concesso vivere in maniera problematica la nuova identità di madre. Il suo malessere e la sua “gelosia” nei confronti della balia si classificano come un semplice puntiglio.

Ma nel 1999 – perlomeno nelle fasce sociali più consapevoli – da una crisi matrimoniale, da una depressione post partum, o da un più diffuso esaurimento nervoso, una donna ha maggiori possibilità di venirne fuori, invertendo il fatalistico destino raccontato da Pirandello.

Divenuta Vittoria (e forse la scelta del nome non è casuale), la protagonista può infatti salvarsi grazie all’inserimento di un avvenimento impensabile in una narrazione del 1903: l’allontanamento dal tetto coniugale e il suo “isolarsi”, questa volta per scelta, nella sua casa sulla spiaggia.

Lontana dall’aridità sentimentale del marito, dal suo ruolo di medico che guarda il visibile senza andare all’origine della malattia, di padre che si preoccupa solo del nutrimento del bambino, Vittoria “non impazzisce” e, anzi, supera la sua depressione.

Vittoria legge una delle lettere del compagno di Annetta, facendo sue le parole dedicate alla ragazza

Il rapporto con il consorte, però, non è l’unico a subire un cambiamento. Anche nei confronti della balia, Vittoria si comporterà in maniera completamente diversa rispetto a Ersilia. Il punto di maggior adesione fra le due versioni rimane il primo incontro con  Annicchia (Annetta nel film), durante il quale chiede al padre di frenare l’istinto della nutrice, pronta ad allattare il neonato.

Da quel momento in poi Vittoria si discosterà sempre più dal suo corrispettivo letterario, a partire dalla scena della passeggiata in carrozza, momento fondante del suo rapporto con la giovane.

Nella novella la madre punta a dare sfoggio del “possesso” di una balia ben vestita e di bell’aspetto, anche a costo di apparire più brutta –  per questo non è possibile mettere in discussione, con una qualsiasi forma di confidenza, la differenza di casta.

La balia diventa così, secondo il costume del tempo, il simbolo di uno status al quale Ersilia aspira, ma che non riesce a ottenere.

Di altro tenore è la passeggiata che ricostruisce Bellocchio: abbattute le distanze sociali, i ruoli padrona\servitù non sono più sufficienti a spiegare il rapporto fra le due donne, che sono quindi liberate dalla condizione di personaggi pirandelliani, imbrigliati nel proprio ruolo di classe. E persino la carrozza scompare in favore di una più democratica panchina in un parco.

Vittoria si apre e si confida con Annetta, ammirando il suo coraggio e la sua scelta di essere fedele a un uomo che scende in piazza per difendere le sue idee politiche (nella pellicola, Titta Marullo non è più un rivoltoso fuggito dal domicilio coatto, ma un uomo raffinato che considera la compagna sua pari).

La balia, novella pirandelliana di inizio '900 diviene, nelle mani di Bellocchio, una vicenda di emancipazione femminile. In questo articolo, Vittoria.
Il dialogo fra Vittoria (Valeria Bruni Tedeschi) e Annetta (Maya Sansa)

L’avvicinamento alla ragazza è uno dei tentativi di uscire dall’isolamento nel quale la famiglia e la società l’hanno richiusa, confinandola nel suo ruolo di madre che non può allattare. Persino il marito, medico, non riesce ad andare al di là dell’apparenza, ignorando il suo malessere esistenziale ed esercitando un’autorità che sottovaluta e minimizza le sue debolezze.

Come accennato, sarà solamente il suo allontanamento volontario a consentirle di guarire e di non macchiarsi di quella crudeltà che nella novella invece la contraddistingue.

E, grazie al suo cambiamento, la pellicola può allontanarsi dal finale zoliano tipico di una certa produzione pirandelliana e consegnare un finale più lieto e più lieve a tutti i personaggi.

Emancipatasi dal suo ruolo di moglie e madre, Vittoria diviene quindi un personaggio capace di immettere istanze sociali nuove e rivoluzionarie in un contesto che rimane ancorato al periodo storico dell’opera letteraria.

Con un processo analogo a quello al quale viene sottoposta la sua controparte femminile, Annicchia.

Leggi anche: La balia – L’emancipazione dei personaggi femminili: Annetta

Claudia Silvestri
26 anni, laureata in Lettere moderne alla triennale e in Scienze dello Spettacolo alla magistrale. Guardo di tutto e mi appassiono ad ogni genere, dal film d’autore fino ai cinecomics. Se non sapete dove trovarmi, probabilmente sono in sala a gustarmi un nuovo film.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Buffy, l’ammazzavampiri – L’Antigone del piccolo schermo

Buffy, l'ammazzavampiri - L'Antigone del piccolo schermo Creonte: «Come hai osato andar sopra alle regole?». Antigone: «Non credevo che i tuoi decreti avessero una tale forza...

Inside Out – Le emozioni che si emozionano

Anni fa, Disney e Pixar lanciarono Inside Out per cimentarsi in un esperimento al confine tra l'animazione e la fantascienza: entrare nelle pieghe della soggettività umana...

Il grande Lebowski: Perché il Bowling?

Ci sono film che restano nell'immaginario collettivo e sono capaci di racchiudere nella successione dei propri fotogrammi, o in questo caso in una banale...

Garrone: L’imbalsamatore, Primo amore e Dogman – Sulla natura umana

Difficile dire quale sia il compito primario di un regista, ma mettere in scena la complessità della natura umana, restituendola senza filtri, è senz’altro...