Home Nella Storia del Cinema Gli Spostati- La solitudine di un mondo in cambiamento

Gli Spostati- La solitudine di un mondo in cambiamento

Ci sono pellicole che, al momento della loro uscita nelle sale, passano in qualche modo inosservate. Storie la cui importanza cinematografica viene sottovalutata o addirittura ignorata, vuoi perché messe in ombra da pellicole di maggior successo o perché non completamente comprese e valorizzate dal pubblico di una determinata epoca. Gli Spostati (1960) di John Huston rientra  in questa categoria.

Ideato e scritto dal drammaturgo Arthur Miller, è un film che gli amanti della Hollywood classica fanno rientrare nella categoria delle cosiddette “pellicole maledette”. Gli Spostati, infatti, vede la partecipazione di tre star internazionali che videro in quest’ultima esperienza il proprio canto del cigno, prima della loro prematura e tragica scomparsa.

Clark Gable, celeberrimo protagonista di capolavori come Accadde una notte (1934) e Via col Vento (1939), regalò al pubblico la sua ultima e intensa performance, prima di spegnersi alla soglia dei sessant’anni in seguito a un infarto. Montgomery Clift, uno degli interpreti più sensibili e talentuosi della sua generazione, terminò il suo percorso di autodistruzione pochi anni dopo l’uscita della pellicola. Soprattutto dopo il tragico incidente di cui fu vittima nel 1956, Clift cadde in una profonda depressione e divenne dipendente da alcool e farmaci. Morì in seguito ad un attacco cardiaco, a soli quarantasei anni.

Gli Spostati
Montgomery Clift, Marilyn Monroe e Clark Gable

Infine Marilyn Monroe, star dal fascino indiscusso, che da tempo lottava per essere presa più seriamente come attrice. Moglie di Arthur Miller, la donna sperava che il ruolo, scritto apposta per lei, le permettesse di togliersi di dosso l’etichetta di “oca giuliva” che i precedenti film le avevano affibbiato. In parte ci riuscì: il personaggio di Roslyn Taber è certamente più serio dei precedenti e la performance drammatica di Marilyn è molto convincente. Al contempo però, l’attenzione costante sulla sua bellezza e il carattere molto naïf del personaggio non permisero all’attrice di affermarsi completamente come professionista. Gli Spostati fu il suo ultimo film: Marilyn morì improvvisamente due anni dopo, a causa di un’overdose di barbiturici.

La scelta degli attori fu fondamentale ai fini della sceneggiatura: per la caratterizzazione dei tre tormentati  personaggi, Miller si ispirò in parte alle vite  degli interpreti.

Girato in un malinconico bianco e nero, Gli Spostati narra la storia di Roslyn Taber (Marilyn Monroe), giovane donna ingenua e di buon cuore, e del suo incontro casuale con il cowboy Gay Langland (Clark Gable). I due in poco tempo si innamorano, ma si rendono presto conto della loro opposta visione del mondo. In un’epoca sempre più moderna e consumistica, Gay pensa di essere veramente libero solo affidandosi a un ideale passato. Il mito del cowboy, solitario e senza padroni, è per Gay un modello di vita e di virilità da seguire. Dal canto suo, Roslyn rifiuta qualsiasi tipo di durezza o prevaricazione, mostrando una sensibilità quasi infantile. Anche grazie all’aiuto di Pierce Howland (Montgomery Clift), mite e gentile amico di Gay, la donna si sforzerà di avvicinarsi al brutale mondo di Gay.

Gli Spostati
Roslyn (Marilyn Monroe) è una donna sensibile e vicina alla natura

Pur non disponendo di una trama particolarmente ricca e complessa, Gli Spostati delinea un perfetto ritratto di un mondo in costante cambiamento, fin troppo frenetico per i suoi fragili abitanti.

I personaggi della pellicola si sentono perduti, come se non avessero alcun scopo nella vita. Roslyn è troppo sensibile per vivere serenamente in un mondo così brutale; Gay si illude di essere libero ancorandosi al passato e rifiutando qualsiasi legame stabile. Pierce si sente così solo da affezionarsi profondamente alla dolce Roslyn solo dopo poche ore; Guido (Eli Wallach), amico di Gay ancora segnato dalla guerra e dalla morte di sua moglie, è sempre più cinico e opportunista. Il titolo originale, The Misftits (ovvero “I disadattati”) riassume perfettamente la loro condizione. Privi di progetti e ambizioni, i personaggi vivono alla giornata, affogando la propria frustrazione in alcool e passatempi di vario genere e sperando di trovare qualcosa che li faccia sentire vivi.

Incapaci di affrontare un mondo senza freni, trovano un unico conforto nella sincerità dei rapporti umani. Rapporti che, come mostrato chiaramente nel film, sono effimeri e difficili da coltivare. Emblematico da questo punto di vista il rapporto di Gay con i figli adulti, che vede molto raramente. È di particolare impatto la scena in cui l’uomo, dopo averli incontrati a un rodeo, si affretta a chiamare Roslyn per farla conoscere ai suoi figli. Quando pochi minuti dopo torna indietro, i due ragazzi sono spariti. Gay, in preda all’alcool, inizia ad urlare disperato, consapevole di essere solo.

Gli Spostati
Gay (Clark Gable), ubriaco, cerca disperatamente i suoi figli

Non è un caso che nei titoli di testa vengano rappresentate delle tessere di puzzle vaganti, che non riescono a combaciare tra loro. Una metafora perfetta per descrivere il senso di incompletezza  dei personaggi del film.

Impreziosita dalle ottime performances degli attori protagonisti, Gli Spostati è una delle ultime e più malinconiche opere che calarono il sipario sulla Hollywood classica. Una pellicola realistica, che non si mostra né nostalgica verso il passato né speranzosa verso il futuro. Si limita a descrivere quello che era, ed è tuttora, il disagio delle persone dinnanzi al cambiamento e la loro incapacità di comunicare completamente tra loro.

Da una parte, Gli Spostati è certamente un prezioso e fedele ritratto dell’America agli inizi degli anni 60, che non riesce a lasciar andare il passato e ad affrontare il futuro. Dall’altra, si tratta di un film di estrema attualità, capace di rispecchiare gli onnipresenti disagi della società, ma anche e soprattutto dei singoli individui.

Leggi anche: Fronte del porto o il riscatto morale di Elia Kazan- Un regista emarginato si racconta

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