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Il grande Lebowski: Perché il Bowling?

Ci sono film che restano nell’immaginario collettivo e sono capaci di racchiudere nella successione dei propri fotogrammi, o in questo caso in una banale palla da bowling rotolante, il senso di una determinata epoca, o di un determinato periodo storico. Uno di questi è sicuramente The Big Lebowski, realizzato dai fratelli Coen.

Nella percezione relativizzante e a tratti irrisoluta che la pellicola genera, è racchiusa tutta la vaghezza propria degli anni Novanta, i quali hanno rappresentato la disillusione definitiva delle utopiche istanze sociali e politiche che, alimentatesi nei decenni degli anni Sessanta e Settanta, si erano poi gradualmente sopite durante gli anni Ottanta, specie negli Stati Uniti, sotto la presidenza Reagan.

Dude ne “Il grande Lebowski”

Nel 1998 questo film si pone come testimonianza di tale disillusione, e lo fa con un’ironia sottile quanto camaleontica, per la capacità di adattarsi al senso della narrazione tipico dei Coen. Fin dalle prime sequenze, quando un indeterminato narratore attraverso il voice over recita il preambolo alla narrazione e presenta The Dude, vediamo rotolare l’ammasso di paglia come in un western del periodo classico. Il rotolare, l’idea astratta e materiale del lasciarsi andare e seguire la direzione casuale è il punto cardine per comprendere appieno questa pellicola.

Chi è questo Dude che ci viene presentato? Certo lo dice il nome stesso, è solo un tipo come gli altri, uno dei tanti che si è ritrovato sconfitto all’interno di una società che ha cercato o solo sognato di cambiare.

Il suo passatempo preferito è giocare a bowling con i suoi fedeli compagni, altrettanto invasati del gioco quanto lui, anestetizzare il pensiero con gli spinelli e girare in macchina per la città.

Sono molte le spiegazioni o gli approfondimenti, anche se a prima vista non così complessi, che il protagonista dà di sé. Sono spiegazioni al limite dell’invasamento e del contatto con la realtà, oppure semplicemente banali nella loro semplicità. C’è una sottile ironia nella nostra pretesa di aspettarci qualcosa da lui, è infatti questo lo stesso pregiudizio che mostra nei suoi riguardi il vero Grande Lebowski. Egli è la nemesi del nostro protagonista, è la realizzazione sociale di ciò che Dude ha deciso di non diventare.

La palla da bowling, così come l’ammasso di paglia spostato dal vento nelle prime sequenze, continua sistematicamente a rotolare per tutta la durata del film. Mentre i Coen si divertono a giocare con i generi cinematografici, il punto d’incontro rimane sempre il bowling. Ogni scena saliente del film, magistralmente orchestrata, si risolve poi nell’andare a giocare e ammirare la palla sperando che butti giù tutti i birilli.

Topos del cinema coeniano, infatti, è il fraintendimento, l’incontro casuale in una situazione con la quale non si ha niente a che fare e nella quale pare che i personaggi siano entrati contro la loro volontà; come una palla lanciata sperando nell’ennesimo strike.

Il film diventa un noir, gioca con il genere e lo ribalta, enfatizzando una tendenza tipica negli anni Novanta, e sostituendo il razionale e impavido detective con un uomo ritrovatosi a indagare su un caso di rapimento contro la sua volontà e a causa di uno scherzo del fato. The Dude, infatti, indossa goffamente la maschera di Humphrey Bogart.

La situazione degenererà in una serie di incomprensioni e scene al limite del grottesco; tuttavia non è questo il punto. Il cinema di genere è un mantello sotto il quale i Coen sviluppano la loro ironia accusatoria.

Dude e Maude Lebowski

I fatti narrati sono contemporanei agli scontri in Iraq con Saddam, questione raramente affrontata dai protagonisti del film, ma che resta sospesa come uno spettro tra una partita a bowling e l’altra. Al contrario invece, non resta sospesa la figura di Walter, reduce dal Vietnam e amico di Dude.

I Coen trasportano sullo schermo un altro uomo come tanti, uno di quegli uomini che hanno conosciuto l’inferno nella giungla vietnamita e che si sono molto difficilmente reintegrati in società. Ogni occasione può ricordare a Walter il discorso sul Vietnam, come se in questa maniera cercasse maldestramente una comprensione che non ha mai ricevuto. A parte che dal bowling.

Così tra nichilisti, capitalisti, reduci dal Vietnam, hippie sconfitti e personaggi tragicomici la narrazione procede, a volte interrotta dalla voce narrante dello straniero che Dude incontra al bancone della sala da bowling e che sembra essere un personaggio etereo più frutto della mente del protagonista che reale. Un cowboy sul finire degli anni Novanta, anacronistico quanto un hippie e quanto la maschera di Bogart.

bowling
Walter e The Dude

Il bowling allora è anestetizzarsi da tutto ciò, è l’unico modo che Walter ha di seguire le sue osannate regole, per le quali non esita a puntare la pistola in faccia a un suo compagno reo di aver oltrepassato con la punta del piede la linea di demarcazione prima di tirare per lo strike.

Dude si lascia trasportare dagli eventi, la vita va avanti, in balia del destino; il suo rotolare costante e il parallelismo con la palla da bowling si realizza appieno nel sogno nel quale incontriamo anche Saddam, come una voce tenuta repressa e taciuta che dall’inconscio richiede visibilità.

In questo sogno Dude viene schiacciato dalla palla, ci entra dentro e rotola in soggettiva verso i birilli. Sconfitto dalla storia, canzonato dalla società, lascia che il fato, sotto forma di cinque dita che impugnano una sfera, lo porti verso nuovi lidi.

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Saddam nel sogno di Dude

Il bowling non è scelto a caso data la sua importanza e il suo rilievo nella cultura americana. Qui come in altre occasioni, pensiamo al documentario di Michael Moore Bowling for Columbine, esso viene chiamato in causa per rappresentare il velo davanti agli occhi e l’omertà della società americana davanti a problematiche di rilievo sociale e politico.

Il bowling ha questa funzione esegetica e ciò vale per tutta la carrellata di personaggi nel film dei Coen, l’ambientazione sul finire degli anni Novanta che abbraccia le guerre in Medio Oriente, la perfidia dell’uomo e la sua sete di denaro (ormai definitiva essenza del mondo); la strage alla Columbine a opera di due adolescenti e il problema dell’accesso alle armi negli Stati Uniti per il film di Moore.

Saddam torna e si materializza nel sogno di Dude, come detto in precedenza, perché a volte non si vuole guardare il problema negli occhi; a patto che quel problema non ti passi delle scarpe da bowling.

Leggi anche: I Drughi – Arancia Meccanica, Il Grande Lebowski e il Nichilismo

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