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Inside Out – Le emozioni che si emozionano

Anni fa, Disney e Pixar lanciarono Inside Out per cimentarsi in un esperimento al confine tra l’animazione e la fantascienza: entrare nelle pieghe della soggettività umana per mostrare cosa accadrebbe se le emozioni avessero emozioni.

Walt Disney è sempre stata la casa di produzione cinematografica più creativa della storia, ma con Inside Out la magia concretizzata vive nella mente di Riley Anderson, una ragazzina simile a tante altre.

I vissuti che ha la fanno sentire emarginata rispetto a qualsiasi contesto che la circonda, a causa dei continui spostamenti familiari dovuti al lavoro dei genitori. Nel suo personale metateatro emotivo, quindi, il tentativo di elaborare queste transizioni di vita si traduce in una console governata dalle sue cinque emozioni fondamentali: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia e Disgusto.

La composizione e la sinergia delle emozioni di Riley è costituita da costanti conflitti e alleanze in nome della salute mentale ed emotiva della ragazza, ma tra questi cinque bizzarri protagonisti, purtroppo, raramente le intenzioni sono in accordo.

Inside Out anima il nostro desiderio di conoscerci in un modo in cui nessun film aveva fatto prima: auto-analisi, comunicazione ed espressione delle emozioni diventano, grazie a quest’opera, temi chiave su cui fondare le origini di un’intelligenza emotiva nuova e (in)attuale.

Il buon funzionamento di Riley

Inside Out, ovvero cosa succede alle emozioni se fossero coscienti. Uno sguardo sulla soggettività nuovo e inattuale.
Inside Out – Riley

Ogni film d’animazione evoca suggestivamente l’idea di un gioco di fantasia che avviene nella mente dello spettatore: Inside Out non è da meno. Anzi, aggiunge a questa dinamica la presenza di una fantasia realizzata, nel senso di un’espressione accurata, verosimile e, tuttavia, astratta di ciò che accadrebbe dentro di noi se al posto di neurotrasmettitori, sinapsi e circonvoluzioni, agissero creature dotate di volontà propria.

Il fascino di questo film sta nel fatto che riesce a dipingere poeticamente e scientificamente il complesso funzionamento umano senza scadere nel determinismo o nel riduzionismo: creatività e arte la fanno da padrona quando i ricordi base che definiscono la personalità di Riley sono influenzati negativamente dall’hockey o dai problemi familiari.

Tra le cinque emozioni che determinano il benessere della ragazza, sono sicuramente Gioia e Tristezza le due protagoniste.

Con un accostamento cromatico e simbolico conflittuale e complementare, l’animazione Disney evoca suggestivamente cosa succede a Riley quando diventa nostalgica, irritabile o inquieta grazie al gioco delle emozioni che governano la sua console.

Il processo dinamico che avviene tra il mondo esterno e interno della protagonista è ricorsivo: da un lato le esperienze influenzano il comportamento delle sue emozioni, dall’altro sarà il suo tono di base dell’umore a permetterle di percepire il mondo in un modo piuttosto che in un altro.

Dopo qualche importante conflitto, Gioia e Tristezza vengono catapultate negli archivi più remoti della mente di Riley; da qui, s’impegnano a trovare la strada per tornare alla console.

Questa fase di Inside Out ha un valore simbolico parallelo molto importante, perché così come Riley è impegnata a trovare il proprio posto nel mondo, superando le difficoltà legate allo sviluppo, al tempo stesso sono anche le due emozioni a dover crescere, per riconoscersi in modo maggiormente funzionale.

La nuova console

Inside Out, ovvero cosa succede alle emozioni se fossero coscienti. Uno sguardo sulla soggettività nuovo e inattuale.
Inside Out – Le emozioni e la console

Soffermarsi su ciò che succede nel finale di questo film non è solo un passaggio analitico catartico, ma è anche educativo.

Al centro delle esperienze vissute da Riley, sempre fondamentale è il significato personale che la ragazza attribuisce al mondo circostante. Quando qualcosa va storto oppure va bene, la differenza può farla la capacità della protagonista di affrontare il trauma, elaborare i vissuti negativi e favorire l’integrazione della nuova esperienza all’interno della sua personalità in fase di strutturazione.

Questo processo psichico viene rappresentato in maniera fondamentale attraverso la fase depressiva vissuta dalla ragazza: quando Gioia e Tristezza sono lontane, le tre emozioni rimaste non riescono in maniera completa a supportare Riley, che quindi perde la propria emotività, si chiude in se stessa e sceglie di fuggire da casa.

Quando questo succede, la console si spegne, perché ormai l’apatia governa il funzionamento della giovane.

Solo il ritorno delle due emozioni principali legate ai ricordi base e in particolare il fatto che Tristezza sia in grado, attraverso l’omonima emozione, di restituire l’emotività perduta di Riley, determinerà il riaccendersi dei sentimenti della ragazza, favorendo così il suo ritorno a casa.

Un anno dopo, infatti, la crescita della protagonista è descritta anche attraverso la crescita della console stessa, che simbolicamente sta a rappresentare la crescita della personalità, la maturazione dei suoi ricordi base e l’integrazione delle esperienze, familiari e non.

Leggi anche: Soul: cos’è l’anima – La Pixar risponde a Platone

Gianluca Colella
Ho 26 anni, sono uno Psicologo di Napoli e quello che amo della mia esperienza con la Settima Arte è la possibilità di legare ciò che studio agli show e ai film che amo; lo spazio culturale soggettivo e oggettivo nel quale possiamo emozionarci riconoscendo l'evoluzione di storie, personaggi ed affetti è una delle cose più preziose che abbiamo e secondo me l'arma più preziosa della Settima. Un po' la Forza di Star Wars.

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