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Biopic su Colette, la donna che rivoluzionò Parigi

Colette (2018) è il film biografico su Sidonie-Gabrielle Colette. Scrittrice e giornalista anticonformista, emancipata e combattiva che rivoluziona la Parigi accattivante della Belle Époque.

Il biopic di Wash Westmoreland,  già regista di Still Alice (2014), ritrae la vita della donna fino al divorzio dal primo marito, tralasciando il ruolo chiave che questa svolge nella Prima Guerra Mondiale. Colette è infatti corrispondente di guerra per il quotidiano Le Matin: scrive numerosi articoli di cronaca, raccolti e pubblicati nel 1917 nel diario Les heures longues.

Colette, interpretata dalla bravissima e magnetica Keira Knightley, nasce nel 1873 in un piccolo villaggio della Borgogna, Saint-Sauveur-en-Puisaye, da un capitano degli zuavi in congedo e da una donna carismatica, dichiaratamente atea, che aiuta e accoglie ragazze-madri per lavorare nella sua casa.

La giovane cresce a stretto contatto con la natura e ama gli animali, esseri fedeli e leali, su cui scriverà numerosi pezzi. Spirito libero, dal dono naturale per la scrittura, appena ventenne sposa l’imprenditore editoriale Henry Gauthier-Villars (nel film Dominic West), soprannominato Willy, di quattordici anni più anziano.

Keira Knightley in una scena del biopic

Il biopic sottolinea come, all’inizio del matrimonio, Colette assecondi il volere del marito, che la tradisce ripetutamente e la sfrutta, così come altri ghostwriters, per la sua impresa editoriale e per pagare i debiti.

Colette è innamorata di Willy e il suo atteggiamento servizievole è alternato da brevi, intensi momenti di passione e complicità. Dalla penna di Colette prende forma Claudine, doppelgänger della scrittrice. Claudine è un’adolescente di un paesino di campagna, trepidante di lasciare per immergersi nella dinamica e labirintica Parigi della Belle Époque. Qui nel 1895 nasce il cinema e le strade sono inghiottite da palcoscenici e luci. Claudine è disinibita e perspicace, come la “madre” Colette.

Claudine: «Mi chiamo Claudine, vivo a Mountain, sono nata lì nel 1873…probabilmente non ci morirò…».

Così inizia la storia di Claudine, destinata a grandi cose come il doppio Colette. Il primo romanzo, Claudine à l’école (Claudine va a scuola) esce nel 1900, a cui ne seguiranno altri tre: Claudine à Paris (1901); Claudine en ménage (1902); Claudine s’en va (1903).

Copertina del primo romanzo di Colette

La serie di Claudine diventa un fenomeno editoriale, una gallina dalle uova d’oro. I giornali riportano il titolo Époque de Claudine, le donne e le ragazze iniziano a portare i capelli corti (capelli alla Claudine) e numerosi prodotti, quali profumi, saponi, ventagli e lingerie riportano il marchio di “Claudine”. Colette crea inconsapevolmente «una delle immagini più celebrate della donna che si vuole libera e padrona dei propri istinti», come sosteneva il critico letterario Carlo Bo.

Colette inizia ad accusare i colpi del silenzio soffocante voluto dal marito riguardo alla paternità o meglio, alla maternità di Claudine. Willy pensa, infatti, che il nome di una donna sulla copertina di un libro non porti successo. Intanto, alla scrittrice si avvicina Mathilde de Morny, marchesa e artista anticonformista, solita indossare abiti maschili. Il film evidenzia l’intesa quasi immediata che si crea tra le due donne.

Mathilde: «A tutte quelle ragazze sospese tra adolescenza e maturità tu hai dato una voce. Dovresti averne il merito».

Questo confida Mathilde a Colette nel biopic. Nel 1906 la scrittrice si separa dal padre-marito, che l’aveva fino a quel momento plasmata secondo i suoi desideri. Colette va oltre e riesce a ottenere in seguito la maternità della fortunata serie di Claudine.

Il film si chiude prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, quando Colette si avvicina definitivamente al mondo del teatro e rende pubblica la sua relazione con la marchesa, che sarà sua compagna per molti anni. Nel 1910 divorzia infine da Willy.

Nonostante il biopic sottolinei bene la storia dell’emancipazione di una ragazza che, rivendicando il suo valore e non avendo paura delle critiche e dei moralismi, diventa una donna forte e indipendente, tralascia aspetti biografici nevralgici.

Ad esempio, Colette potrebbe considerarsi un’icona femminista, ma non si schierò mai a favore delle femministe e delle suffragette. Inoltre, la vita di Colette è ricca di avvenimenti anche dopo il primo decennio del Novecento: insignita di importanti onorificenze accademiche, è nominata prima Cavaliere (1920) e, un anno prima della morte, nel 1953, Grand’Ufficiale della Legion d’onore.

Se la Chiesa rifiuta i funerali con rito religioso, Colette è la seconda donna nella storia della Repubblica Francese a ricevere i funerali di stato, dopo Sarah Bernhardt.

Colette
Colette

Durante la Grande Guerra, Colette raggiunge nel 1914 il secondo marito, il barone Henry de Jouvenel, giornalista, a Verdun e nel 1915 è a Roma, dove entra in contatto con Gabriele D’Annunzio. Da qui e da altre città dell’Italia, Colette invia una serie di articoli a Le Matin, pezzi di acuta cronaca raccolti in seguito dalla autrice stessa nel volume Les heures longues 1914-1917.

Il reportage descrive allo stesso tempo le città, la bellezza della penisola italiana e gli orrori della guerra. Viene pubblicato solamente nel 1917, a causa della precedente censura.

Da sottolineare, come nella Francia di fine Ottocento e inizio Novecento i principali giornalisti fossero nel contempo celebri letterati, come appunto Colette, o Proust. D’altronde, il giornalismo francese è in questa epoca più un giornalismo di opinione che di osservazione. Si dà maggior rilievo ai commenti personali, piuttosto che all’obiettiva descrizione degli eventi.

Ormai giornalista entusiasta, Colette lavora anche come autrice e critica, teatrale e cinematografica, e continua a scrivere romanzi per tutta la vita. Cheri (1920), da cui è tratto l’omonimo film di Stephen Frears con Michelle Pfeiffer e Gigi (1944), rappresentato a Broadway da una non ancora famosa Audrey Hepburn. Solo due delle sue creazioni.

Insomma, il biopic mette in tavola solamente un assaggio della ecclettica e variopinta vita della insuperabile Colette. Donna emancipata e carismatica, diventata una delle scrittrici più celebrate della Francia e un modello femminile a cui guardare.

Leggi anche: Colette – “La mano che tiene la penna scrive la storia”

Camilla Giordano
Classe 1995, genovese, appassionata di cinema, viaggi e poesia.

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