Home Sottosuolo Italiano Nuovi Sguardi (Interviste) Doriana di Mariano Lamberti - Riscoprire se stessi nell'autoisolamento

Doriana di Mariano Lamberti – Riscoprire se stessi nell’autoisolamento

Un’opera assolutamente attuale, quasi profetica. A guardarla adesso, dopo un anno di pandemia, D.o.r.i.a.n.a riporta alla mente immediatamente la situazione contingente. Ma i riferimenti all’attualità sono assolutamente casuali. Nato come spettacolo teatrale dal titolo Doriana Grigio Vana, il progetto è poi divenuto un mediometraggio, piegato e mutato dal recente lockdown.

Il regista Mariano Lamberti ha deciso di continuare le prove online, con l’unica attrice dello spettacolo, Caterina Gramaglia. Da qui l’idea di trasformare il monologo in un flusso di coscienza “virtuale”, girato quasi interamente con uno smartphone.

I richiami all’isolamento forzato dei nostri giorni, però, erano già contenuti, involontariamente, all’interno della trama.

Il testo, scritto da Roberta Calandra, parte da una semplice domanda: cosa succederebbe se una donna che ha fatto del suo lavoro la sua unica ragione di vita diventasse improvvisamente disoccupata? E la risposta è tanto semplice quanto destabilizzante: si rinchiuderebbe in casa, riversando la sua mania di controllo e di modificare la realtà in dirette streaming sui social network.

Il mediometraggio Doriana, di Mariano Lamberti, narra della necessità di ritrovare sè stessi. Il monologo è affidato a Caterina Gramaglia.
Doriana

Inizialmente spettatrice, la protagonista riesce a cogliere le sfumature del godimento voyeuristico provocato dall’osservare le case altrui, la mobilia, le piccole imperfezioni quotidiane. Comprende quindi cosa il pubblico voglia e desideri e, grazie alla sua esperienza di grafica pubblicitaria, riesce a creare l’alter ego perfetto: Doriana Grigio Vana, con esplicito riferimento al capolavoro di Oscar Wilde (Il ritratto di Dorian Grey), emblema indiscusso dell’arte come contraffazione e manipolazione.

Alla donna, infatti, la creazione artistica ha sempre fatto paura, mentre la capacità di creare “falsi” le è spesso sembrata l’unico modo per comunicare, nel suo ambiente lavorativo e non solo.

Percepitasi sempre come grigia, Doriana eleva questo colore a stilema della sua estetica: caschetto argento, abiti scuri, trucco appena accennato in cui spicca il rossetto dai toni accessi. E, per sua stessa ammissione, diviene una figura affascinante, misteriosa, che parla in maniera forbita e spesso complessa, per attirare, e forse inconsciamente respingere, il suo pubblico.

Racconta di sé, delle sue passioni, delle sue giornate tutte uguali. Saluta ogni singolo follower, è cortese, cordiale. Ma ben presto capisce che il pubblico cerca lo “spettacolo” per poter soddisfare quello stesso istinto che l’ha portata a condividere la sua vita.

La confezione impeccabile che ha costruito e che ha imparato a gestire in anni di carriera si dimostra insufficiente.

Più appare perfetta e “normale”, più i suoi discorsi sono banali e le immagini quotidiane che propone fanno diminuire il numero delle visualizzazioni.

A lato dello schermo, infatti, scorre inesorabile, per tutto il tempo, il conteggio dei follower collegati, come nelle reali dirette streaming. Alla disperata ricerca di maggiore approvazione, Doriana inizia a mostrarsi sempre più fragile, sofferente, sfatta, con il trucco che le cola sul volto e persino ubriaca.

Il mediometraggio Doriana, di Mariano Lamberti, narra della necessità di ritrovare sè stessi. Il monologo è affidato a Caterina Gramaglia.
Le mille sfaccettature di Doriana

Si sfoga, chiede aiuto e le visualizzazioni scompaiono. Dà spettacolo di sé, racconta di serate in cui ha esagerato o dei suoi problemi sentimentali e il numero delle views torna a salire vertiginosamente.

E, senza accorgersene, inizia a perdere il controllo, inseguendo costantemente ciò che gli altri vogliono vedere e divenendo ciò che “il pubblico” vuole che lei sia.

Cambia stanze, situazioni, abiti, conducendo i fan sempre più nella sua vita, in un legame intimamente morboso e spesso straniante. Mentre una sua foto, che le campeggia alle spalle, riporta i minimi segni del suo cedimento.

A cavallo fra un dramma da camera per un solo personaggio e un mediometraggio moderno e sperimentale, D.o.r.i.a.n.a spazza via i confini di genere e medium con la stessa nonchalance con la quale la sua protagonista costruisce e decostruisce la sua intera esistenza.

Caterina Gramaglia si cala perfettamente nel ruolo, offrendoci il ritratto di una donna gelida, antipatica, con la quale è difficile entrare in empatia. Ma dalla quale non si può fare a meno di staccare gli occhi di dosso, alla ricerca di ogni minimo dettaglio della sua personalità e della sua storia.

Attraverso l’uso della luce e delle ombre riusciamo a scorgere solo ciò che la protagonista vuole far vedere in quel preciso momento: dalle prime scene, molto illuminate e ambientate in stanze asettiche e bianche, si passa a sequenze spesso poco illuminate, in cui la protagonista dà sfogo al suo dolore.

Il mediometraggio Doriana, di Mariano Lamberti, narra della necessità di ritrovare sè stessi. Il monologo è affidato a Caterina Gramaglia.

Ma chi è veramente Doriana?

Persi il lavoro e ogni certezza, si rifugia in un mondo che crede di poter gestire. Gestisce se stessa, la sua casa, il modo in cui i fan la devono percepire. Arrivando al punto di essere invece lei quella controllata dai social, imbrigliata nella costante creazione di un mondo che sia a immagine e somiglianza di ciò che i suoi follower si aspettano da lei.

L’esperienza di autoisolamento, però, la riconnette anche con il suo io autentico, sepolto sotto strati di abiti grigi e una parrucca. E soprattutto la mette di nuovo in contatto con la vita, imprevedibile e incontrollabile.

Sarà pronta ad accoglierla e a rinunciare a maschere e convenzioni per mostrarsi come ciò che è realmente?

Leggi anche: Intervista a Mariano Lamberti | Doriana – raccontarsi in isolamento

Claudia Silvestri
27 anni, laureata in Lettere moderne alla triennale e in Scienze dello Spettacolo alla magistrale. Di recente ho conseguito un master in Critica giornalistica per lo spettacolo. Guardo di tutto e mi appassiono ad ogni genere, dal film d’autore fino ai cinecomics. Se non sapete dove trovarmi, probabilmente sono in sala a gustarmi un nuovo film.

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