Home Nella Storia del Cinema Influenze Cinematografiche Quel Bertolucci Pasoliniano: due registi di vita a confronto

Quel Bertolucci Pasoliniano: due registi di vita a confronto

Bertolucci legge una poesia che Pier Paolo Pasolini dedicò al regista in giovane età, quando da fanciullo seguiva “i maestri” nella composizione di una settima arte ancora fetale. Battesimo di fuoco per il giovane Bernardo che, scrittore di poesie, si è visto dinnanzi la possibilità di rendere quelle stesse poesie, immagini.

«Rimani tra noi, discreto per pochi minuti
e, benché timido, parli, con i modi già acuti

dell’ilare, paterna e precoce saggezza.
Esponi, orgoglioso, la tua debolezza

di adolescente, leso appena al ridicolo
che ha la troppa umiltà in un mondo nemico…»

(Pier Paolo Pasolini, La religione del mio tempo)

Il giovane Bernardo Bertolucci incontra per la prima volta Pier Paolo Pasolini quando il poeta suona alla porta dove abita la famiglia. Racconta che a primo impatto, alla vista del poeta, ha pensato fosse un ladro. Successivamente racconterà l’aneddoto a Pasolini che si mostrerà onorato di essere stato scambiato proprio come uno dei soggetti che spesso racconta. Nascerà da quel momento una forte amicizia e Bertolucci s’innamorerà perdutamente dell’estetica Pasoliniana.

Pasolini sta per approcciarsi al mondo del cinema con una totale inesperienza e nomina aiuto-regista il giovane Bernardo. Il film in questione è Accattone, è il 1961, l’esordio alla regia di Pasolini. Bertolucci durante questa esperienza come assistente vide Pasolini che sperimentava e inventava sul set e quelle sperimentazioni farsi magia. Tutto partiva dalla visione primordiale dell’occhio che racchiudeva in sé la purezza del cinema.

Bertolucci
Pasolini e Bertolucci sul set di Accattone

Successivamente il produttore Tonino Cervi affidò la sceneggiatura di un soggetto chiamato La Commare Secca al giovane Bertolucci e allo scrittore Sergio Citti. I due collaborarono e Cervi affidò a Bernardo la regia del film. Il giovane rispose con finta tranquillità nascondendo l’ansia dovuta dalla novità fulminante dell’impegno affidatogli. La direzione di un set da parte di un giovanissimo destò dei dubbi e delle ironie da parte della troupe che lo circondava.

Tutto il processo creativo venne fin da subito improntato sulla scia che lasciò AccattoneBertolucci, in realtà, tentò di portare il concept della pellicola più vicino alla sua sensibilità.

Una differenza che nacque da questa prima esperienza fu che, mentre Pasolini esaltava le inquadrature frontali, il giovane regista volle tenere tutte le inquadrature in movimento. Voleva ascoltare la sua sensibilità artistica che sgorgava dalla potenza creativa della giovinezza.

Bertolucci
Bernardo Bertolucci sul set di La commare secca

La trama del film indaga sull’omicidio di una prostituta attraverso gli interrogatori dei personaggi. Il sottoproletariato, le prostitute, i ladruncoli che scorrono torrenziali nelle polverose borgate in contrasto con l’alta società definita borghese. Tutto si concentra nei bassifondi romani tra povertà economica e di linguaggio. La filosofia di chi sembra non avere possibilità di migliorare la propria condizione sociale. Camminiamo tra le emozioni di un’esistenza nichilista e “alla giornata”.

Bertolucci ricorda la presenza di un’ulteriore sottotrama: lo scorrere del tempo e la perdita di esso.

Inesorabile il tempo passa nell’ assenza di obbiettivi da cui traspare una visione dell’ “adesso”. Il disagio sociale non permette di gettare gli occhi oltre la siepe. Luoghi dove vale tutto, dove l’assenza di un’ avvenire crea attorno un velo di libertà. Il tempo scorre ma è come fermo e traspare come una continua attesa nelle persone.

Come sono l’amore, l’amicizia, la famiglia, nelle realtà più disagiate?

Prende vita la tematica di ciò che la gente non vuole vedere o sapere che accompagnerà Pasolini nella sua opera, ma anche nell’opera dell’allievo. Due argomenti-chiave che Bertolucci porterà avanti nei suoi film, e che hanno caratterizzato le indagini di Pasolini per tutta la sua vita: lo scandalo e il conformismo. Due temi, uno conseguenza dell’altro, che tentano di sbriciolare quel bigottismo della società.

Bertolucci porterà avanti questi due elementi, nell’intento di scoprire il lato tenuto all’oscuro della psiche umana. Cerca di trovare della poesia in ciò che può far scandalizzare. Libera la mente da certi paletti che possono risultare pericolosi, lasciando spazio a un’immaginazione morbida e facilmente modellabile. Con Il conformista (dal grande romanzo di Alberto Moravia del 1951) per esempio il regista ragiona sulla malleabilità della mente umana che con una conoscenza limitata può far parte di tutto e di nulla perdendo la propria identità. Il conformista è chi ha paura di cambiare visione, di vedere altre prospettive o addirittura credere solo a quelle delle altri. Vedere ciò che non si vorrebbe vedere serve ad annaffiare la mente e la forza di critica per uscire da questa caverna di Platone.

Bertolucci indagherà i misteri dell’eros in tutte le sue perversioni e segreti, non quell’amore “perfetto” e “normale” che tutti vogliono vedere. Spezza quel bigottismo che tratta l’eros come una via a senso unico e a un piano.

Porterà in scena la sua complicatezza e le sue diverse forme. Scoverà poesia nei corpi nudi, nel sesso e in tutto ciò che fino a quel momento faceva parte di ciò che voleva essere lasciato in ombra.

Sembra ricordare che il cinema è un arte che deve scandalizzare, smuovere, mostrarci ciò che succede dietro, la verità della condizione umana nei suoi errori ma anche nella sua incontaminata bellezza. Pasolini lotta per una vita parlando di omosessualità, di nudo, di  temi politicamente scorretti da far tremare le colonne del bigottismo. Il tutto rimarrà dentro a Bertolucci che porterà avanti quella visione di una creatura meravigliosa quale l’uomo.

Trovare il fascino nella verità degli occhi di chi vive in realtà disagiate e che porterà spesso a pescare gli attori direttamente dai luoghi che si voleva raccontare sulla pellicola: Bertolucci durante un’intervista racconta di quando il regista francese Jean Renoir gli raccomandò di lasciare sempre le porte aperte sul set perché non si sa mai chi potrebbe entrare. In questo consiglio si nasconde la magia del cinema che ha fatto parte dei cinema al sapore di realtà dei due artisti.

Pur essendo due registi con una sensibilità diversa, alla fine portarono avanti ideali comuni poetando la realtà della vita anche nei suoi lati più paurosi. Portando in scena la cruda realtà dell’esistenza gettandosi oltre la siepe, uscendo dalla caverna e dal conformismo tossico della società dell’epoca. La loro visione rimane comunque indispensabile anche per la società contemporanea che ha il disperato bisogno di guardare avanti, di guardarsi indietro ma soprattutto di guardarsi dentro.

«Una credenza che sia stata conquistata con l’uso della ragione e con un esatto esame della realtà è abbastanza elastica per non scandalizzarsi mai. Se invece una credenza, ricevuta senza un analisi seria delle ragioni per cui è stata ricevuta, accettata per tradizione, per pigrizia, per educazione passiva, quello è conformismo».

(Alberto Moravia, Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini)

 

Leggi anche: Ultimo tango a Parigi: il ballo disperato tra il sesso e la morte

 

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