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Eros e Thanatos in Solo un padre e Street Kings

Eros e Thanatos in Solo un padre e Street Kings

In sala, la rappresentazione dell’amore è stata per lungo tempo idealizzata. A essere mostrato è, spesso, un amore acerbo, quello che brucia alla prima fiammata e di cui solo di rado il frutto maturo tocca terra. Ancora più rara, è la rappresentazione di un giovane coniuge che dopo il lutto prova a rimettere insieme i pezzi di una quotidianità infranta, obbligato a fare i conti con un passato non necessariamente idilliaco.

La perdita, infatti, qualora presente, è usata unicamente come pretesto narrativo per lanciare il protagonista in un vortice di dolore e rimpianto, nell’idealizzazione assoluta del compagno perduto. Una narrazione edulcorata, molto distante dal dolore solitario di vedovi e vedove condannati alla solitudine e all’autocommiserazione. Condizione più vicina al mito di Orfeo ed Euridice che alla maggior parte delle parabole cinematografiche.

Orfeo ed Euridice – Edward John Poynter

La filmografia del recente passato è stata, però, in grado di partorire l’immagine di due uomini incrinati nella loro lotta titanica e freudiana contro la perdita, senza dimenticare le imperfezioni della persona e della relazione, ormai, sepolte.

La prima è la storia di Carlo, un giovane dermatologo padre della dolcissima Sofia, orfana della madre morta durante il parto. Oggetto di questa pellicola, in verità molto delicata, sono una decina di giorni che ricalibrano la visione della vita del protagonista.

Lo spunto è dato dalla partenza per una vacanza dei nonni di Sofia, occupatisi fino a quel momento della piccola a tempo pieno. Carlo si trova così ad accudirla personalmente. Mediante flashback vengono mostrati scorci della relazione prima dell’arrivo di Sofia: un rapporto realistico, composto anche da scontri e mai libero dallo spettro di una separazione incombente. Circostanze che in alcun modo, però, sono in grado di attenuare il lutto di Carlo.

A un certo punto arriva Camilla, e tutto cambia per il protagonista che si riscopre vivo. Solo un padre (2008) di Luca Lucini è pertanto un film romantico nell’accezione più autentica del termine, un film nostalgico, sul dolore che non se ne va e sui rimorsi che costringono a innalzare barriere insormontabili pur di trovare uno straccio di equilibrio per andare avanti.

Carlo e Sofia in “Solo un padre”

L’altra storia è quella del detective Tom Ludlow della polizia di Los Angeles. Quando incontriamo lo sbirro dalla mano pesante e appassionato di vodka, non si è ancora ripreso dalla morte della moglie, abbandonata dall’amante sul marciapiede del pronto soccorso, dopo un arresto cardiaco avvenuto durante un rapporto sessuale.

Un amante di cui noi, come Tom, non scopriremo mai l’identità. Proprio come nell’opera freudiana Il disagio della civiltà, nella vita del detective Ludlow la distruzione diventa protagonista, come in ogni storia in cui finiscono per essere coinvolti i detective nati dalla penna di James Ellroy d’altronde, qui in veste di sceneggiatore.

Eros e Thanatos
Il disagio della civiltà – Sigmund Freud

In pieno canone noir, infatti, in Street Kings (La notte non aspetta, 2008) di David Ayer il detective Ludlow trova conforto nel tonfa e nella bottiglia, di vodka appunto. Lavora di notte, su quelle stesse strade su cui fu gettata la moglie cadavere, arrabbiato, armato e anestetizzato dall’alcol, e scanna chiunque gli si trovi a tiro, alla ricerca di un equilibro irrecuperabile e vittima dei suoi valori distorti.

Poi un collega muore, il partner di una vita, ed emergono prove che lo vorrebbero, a sua insaputa, coinvolto proprio in quella esecuzione. Ludlow si prepara così a indagare prima di tutto su se stesso e su tutta quella cultura poliziesca di cui è veterano e punta di diamante, il paladino del re di un certo feudo e di un certo modo d’intendere legge e giustizia. In entrambi i casi i protagonisti, durante la narrazione, operano due tipi di pulsioni freudiane che diventano rispettivamente i cardini narrativi delle vicende.

Tom Ludlow in “Street kings”

Eros e Thanatos rappresentano la più celebre delle dualità psicanalitiche che dal 1920 calca il dibattito di settore. Freud formula il conflitto psicologico in termini dualistici fin dai suoi primi scritti e lo esplicita per la prima volta nel suo saggio Al di là del principio di piacere. Entrambi i concetti discendono direttamente dal pensiero di Empedocle che collocava “Amicizia” e “Discordia” all’interno di un dissidio cosmico di forze generatrici e distruttrici allo stesso tempo.

I due concetti assumono, infatti, diverse declinazioni e nomi, non solo all’interno della storia del pensiero occidentale, ma anche nelle opere dello stesso Sigmund Freud. Per comodità di fruizione ci si riferisce comunemente a questi due pilastri come “Eros” e “Thanatos”, entità in lotta, ma anche alla ricerca di vicendevole completamento.

Un concetto, a ben vedere, del tutto prossimo all’idea taoista di “Yin” e “Yang”. C’è un po’ di Carlo nel tentativo di ricominciare di Tom, espresso nella relazione con una giovane infermiera e un po’ di Tom nella triste rabbia di Carlo, sfogata in spiagge battute dalle onde invernali.

La  prevalente pulsione di vita, Eros, di Carlo comprende libido e una forte spinta di autoconservazione, assumendo una forza dirompente che lo spinge, da un certo punto in poi della narrazione, a riaprirsi al mondo. Un processo alimentato tanto dall’amore per la figlia quanto per la nuova compagna. Il tormento di Tom, invece, sfocia in tendenze auto ed etero distruttive, pura manifestazione della pulsione di morte, Thanatos.

Meno evidente di Eros, ma spesso legato a esso, capace di dirigersi verso l’esterno nella forma dell’aggressività, Thanatos è il nemico della civiltà. Tale paradigma filosofico combacia particolarmente e inquietantemente bene con l’attività professionale di Tom, tormentato agente dell’ordine consumato da una guerra di cui non ricorda l’inizio e non vede la fine.

Proprio il conflitto tra Eros e Thanatos costituisce la forma più profonda dell’ambivalenza, dell’angoscia e del senso di colpa di entrambi gli uomini, dilaniati da una valanga di “sé”, ognuno dei quali profondamente impegnato nella ricerca della risposta più coerente per far fronte al proprio lutto, Carlo scegliendo Eros e Tom consacrando la propria vita a Thanatos.

Al contrasto tra il principio del piacere e il principio di realtà si sovrappone poi, tanto in Freud quanto in Solo un padre e Street Kings, una nuova contrapposizione, quella tra gli istinti di vita e gli istinti di morte. Le due pellicole sembrano essere progettate proprio a riprova di quanto Freud immagina: una contrapposizione tra la pulsione verso il piacere e il principio di realtà dell’Io, ossia tra una tendenza a soddisfare immediatamente i bisogni della libido e una tendenza a procrastinarli e sublimarli nel mondo reale, proprio come nei comportamenti dei sadici e dei masochisti.

Come accade a Tom, in cui non c’è solo il piacere, ma anche una spinta alla distruzione, propria e degli altri, o nell’emotività ghiacciata di Carlo, il cui scioglimento è al centro della crescita del personaggio.

Eros e Thanatos, afferma Freud, sono in lotta continua e l’evoluzione civile è un costante impegno volto a impedire alla seconda di mandare in rovina la società, che nasce dalla tendenza aggregativa della prima. Curioso che Tom, quasi a voler ulteriormente giocare con contrapposizioni e dualità, sia un agente di polizia.

Anche i finali delle due pellicole sembrano sbocciare dalla conclusioni di Freud. Eros governa e regola l’eccitazione psichica, attività per mezzo della quale diviene possibile far cessare lo stato di tensione che agita ogni individuo. Così sceglierà di fare Carlo donandosi alla ricostruzione emotiva, prima di tutto, per risollevarsi dalle macerie di un lutto inaspettato e per cui nutre più rabbia di quanto sia disposto ad ammettere.

Nel caso del soggetto afflitto da Thanatos, lo stratagemma elaborato dalla società consiste nel rispedire al mittente la sua aggressività senza lasciargliela sfogare. L’energia pulsionale aggressiva, rinchiusa tra le pareti della mente, se la prende con l’unico che non può sfuggirle, ossia l’individuo furente a cui appartiene, che finisce per essere divorato dal senso di colpa. Accade proprio questo a Tom Ludlow che, scopertosi cavaliere dal lato sbagliato della lotta per la giustizia, passa da un re all’altro sperando questa volta che la sua rabbia venga convogliata per fini più nobili.

Eros e Thanatos
Eros e Thanatos

Il contrasto tra Eros e Thanatos ha un potere di seduzione enorme, come spesso accade nelle teorie dualiste. Freud però, sia chiaro, dalle sue molte fonti non traeva né auspici né formule consolatorie, proprio come la rappresentazione della vita coniugale di Tom e Carlo.

Che questo scontro tra giganti potesse avere termine con la vittoria di Eros, lasciava molto dubbioso Freud, proprio come lascerebbe scettici anche Tom Ludlow e Carlo, ma solo all’inizio del loro arco narrativo. Se pure declinati in generi decisamente differenti, entrambe le pellicole raccontano la riscoperta del senso della vita e della capacità di amare persone e valori. Risvegliati in qualche modo dall’immobilità emotiva in cui si trovavano quando erano rimasti soli, Carlo e Tom, al termine delle loro parabole narrative, saranno uomini nuovamente pronti.

Due film che disegnano un percorso di morte, dolore e rinascita, quello di Carlo più bello da augurare rispetto quello di Tom.

Leggi anche: Eros e Thanatos al Cinema – Freud, il principio di piacere e il suo al di là

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