Heath Ledger e il Joker – L’ultima eterna risata

31 luglio 2006. Viene annunciato il nuovo film di Christopher Nolan, un promettente regista reduce dei successi di Batman Begins (2005) e The Prestige (2006). Questa nuova opera avrà al centro ancora una volta il crociato di Gotham City, che dovrà fronteggiare per l’occasione il subdolo Joker. A vestire i panni del clown principe del crimine sarà il giovane Heath Ledger, che ha da poco ottenuto il plauso quasi unanime della critica e del pubblico con I segreti di Brokeback Mountain (2005). E il resto, è una storia ben nota.

Questo annuncio, così simile a tanti altri che avvennero prima e dopo, se riletto adesso nasconde in sé una dolorosa premonizione. Come un’ombra che cala inarrestabile e che partecipa al compimento di un destino già noto. Il destino di Heath Ledger.

La lavorazione de Il cavaliere oscuro (2008) è stata praticamente blindata e impenetrabile per evitare pericolose fughe di notizie. Perciò non è dato sapere se Heath Ledger, nel corso della sua preparazione del personaggio, fosse consapevole dell’importanza e dell’impatto che quella sua interpretazione avrebbe avuto.

Probabilmente no, considerata la sua umiltà. Forse proprio nessuno, tra coloro che collaborarono alla realizzazione del film, aveva la benché minima idea dell’icona che sarebbe nata da lì a poco. Un’icona sorta dalle ceneri di una psicologia distrutta, dall’annientamento di una personalità fragile e bellissima.

La paternità del Joker

A chi attribuire la paternità di questa versione del Joker? Ai fratelli Nolan e David S. Goyer (gli sceneggiatori del film) o a Heath Ledger? Certamente Ledger ha avuto dalla sua un’ottima sceneggiatura di partenza, in cui il suo personaggio funzionava già sulla carta come magnetico catalizzatore della vicenda. Tuttavia, la vera essenza di Joker non risiede nella trama del film o nelle linee di dialogo che pronuncia. L’anima di questo clown diabolico è visibile nello sguardo che riflette i colori della notte, nei tic nervosi e disperati dei suoi muscoli, nel suo sorriso scolpito e irremovibile che sembra prendersi gioco dei dolori dell’esistenza.

Tutto questo contributo, stando a quel che dice lo stesso Christopher Nolan, lo si deve unicamente a Heath Ledger.

Heath Ledger
Il Joker (Heath Ledger) in una scena de “Il cavaliere oscuro”

«Lo abbiamo guardato mentre lo sviluppava, con i costumi e il trucco, e così sono diventato una parte del suo processo creativo, il che è stato divertente, ma sul set, c’era sempre un momento come quando batte le mani o cose che ha fatto con la voce. La sua voce era imprevedibile. […] Non sapevamo mai se il tono della sua voce sarebbe stato alto o basso. Non si poteva prevedere nulla e questo era terrificante».

(Christopher Nolan)

Secondo Nolan, dunque, era presente nel processo di lavorazione di Ledger una sorta di spaventosa naturalezza. Una naturalezza inconscia. E il processo che portò allo sviluppo di questa condizione ha dello straordinario.

L’attore, nel periodo di preparazione del personaggio, si isolò in un piccolo appartamento dove passò ben sei settimane. Al termine di questo interminabile lasso di tempo, Heath Ledger era un’altra persona. Infatti è proprio in questo momento che comincia a muovere i primi passi verso quella psiche contorta e perversa che avrebbe dovuto portare in scena.

Tenne un diario, in cui era solito annotare con meticolosa precisione pensieri e sensazioni che gli affollavano la mente. In questo modo, si calò per la prima volta nella mente del Joker. E arrivò a toccare delle profondità talmente viscerali che, sfogliando questo diario, non è possibile affermare dove finisca il confine tra la personalità di Heath Ledger e quella del suo personaggio. Come se quella follia illogica e caotica, di cui il Joker si fa rappresentante, fosse diventata il principio governante della vita dell’attore che lo interpretava.

I modelli di Heath Ledger

Rimanendo sempre nell’ambito dello scrupoloso studio del suo personaggio, è indubbio che Heath Ledger abbia attinto da alcuni modelli. Stando a ciò che affermò lo stesso Ledger, il suo personaggio cinematografico di riferimento fu il mefistofelico Alex DeLarge (Malcom McDowell) di Arancia meccanica (1971) di Stanley Kubrick. Il Joker infatti presenta la stessa incontenibile propensione all’ultraviolenza del drugo, nonché la stessa eccitazione per tutto ciò che emana l’odore della distruzione. E, dall’altra parte, il fare clownesco e teatrale di Alex si presta benissimo come simbolo di quel male sfuggente e anarchico del Joker.

Tra i personaggi realmente esistiti, invece, Heath Ledger indicò come punto di riferimento Sid Vicious. Ci sono infatti numerose analogie che sembrano confermare questa dichiarazione. È molto probabile che del noto bassista dei Sex Pistols l’attore avesse studiato i movimenti, le nevrotiche convulsioni, gli improvvisi cambi di tonalità vocali. Ma, soprattutto, Heath Ledger riuscì a fornire alla sua interpretazione la stessa feroce carica di autodistruzione che portò alla morte il musicista inglese. Sid Vicious era infatti una di quelle persone che, dall’alto della loro irrazionalità, avrebbero volentieri visto bruciare il mondo.

Alfred: «Certi uomini non cercano qualcosa di logico, come i soldi. Non si possono né comprare né dominare, non ci si ragiona né ci si tratta. Certi uomini vogliono solo veder bruciare il mondo».

Sid Vicious (a sinistra) il bassista dei Sex Pistols

Per quanto riguarda la modulazione della voce, non si sa con certezza quali siano stati i modelli precisi di Heath Ledger. È cosa nota che lui avesse studiato il verso di alcuni animali, in particolare predatori, per caricare di aggressività la sua presenza scenica. Tuttavia, nonostante non ci siano alcune fonti a riguardo, è molto interessante notare come, per certi aspetti, la prestazione vocale di Ledger ricalchi in maniera quasi identica l’atteggiamento di Tom Waits. Il seguente video mette in risalto proprio questa sconvolgente analogia.

Infine, ed è quasi scontato sottolinearlo, alla base di tutto c’è ovviamente il Joker. Quello dei fumetti. In particolar modo quello presentato nel capolavoro di Alan Moore Batman: The Killing Joke (1988), in cui viene alla luce l’essenza del diabolico clown; un essere felicemente autoisolatosi in un’oasi di follia e violenza, in cui l’accettazione della cieca irrazionalità è l’unica arma per fronteggiare un’esistenza priva di senso. Questo è anche il Joker di Heath Ledger. Un personaggio baudelairiano che ride sguaiatamente del mondo che lo deride (per approfondire cliccate qui).

Guardare dentro l’abisso

22 gennaio 2008. Il corpo di Heath Ledger viene rinvenuto nel suo appartamento di New York. Pochi giorni dopo saranno resi noti i risultati dell’autopsia. Morte per avvelenamento dovuto a un mix fatale di analgesici, sonniferi e ansiolitici. Il mondo è sotto shock.

Si è speculato molto sulla morte del talentuoso attore australiano. Suicidio. Morte accidentale dovuta a un dosaggio dei farmaci mal calibrato. Depressione a causa della naufragata relazione con Michelle Williams. E molto altro ancora.

Tra queste elucubrazioni, c’è ovviamente anche il Joker. Ovvero, il fatto che tra la persona e il personaggio si sia creata una simbiosi malsana che abbia portato all’annullamento psicologico dell’attore. A Jack Nicholson, che aveva interpretato Joker in Batman (1989) diretto da Tim Burton, venne chiesto un parere inerente alla morte del giovane collega. La risposta fu: «È orribile. L’avevo avvertito». E si rifiutò di spiegare il significato di queste parole.

Forse Heath Ledger ha guardato troppo intensamente dentro l’abisso. E, come insegna Nietzsche, anche l’abisso ha iniziato a scrutare dentro di lui. Oppure quell’abisso era già dentro di lui, e il Joker non è stato altro che una naturale manifestazione di quell’inconscio tormentato.

Cosa sarebbe successo se Heath Ledger non fosse morto? Se non fosse precipitato nella spirale autodistruttiva che contraddistingue il suo personaggio? La sua interpretazione sarebbe stata altrettanto memorabile? O forse era proprio l’autodistruzione il requisito fondamentale per ottenere un risultato simile?

Naturalmente, il campo delle speculazioni è un terreno che lascia il tempo che trova. Non è possibile sapere quali furono le reali cause dietro alla sua morte. È possibile che si sia trattata di una semplice distrazione. Oppure, nella peggiore delle ipotesi, si è trattato di un gesto premeditato. L’ultima battuta di un pagliaccio triste per lasciare tutti di stucco. Ma, tutto questo, non lo sapremo mai con certezza.

«Visualizzavo il momento in cui avremmo mostrato il film a tutti e io sarei stato seduto tre o quattro file dietro di lui, guardando i movimenti della sua testa, per avere degli indizi su cosa pensasse di quello che avevamo fatto. Adesso quella proiezione non ci sarà mai. Lo vedo ogni giorno nella camera di montaggio, studio la sua faccia e la sua voce. Mi manca terribilmente».

(Christopher Nolan)

Il 22 febbraio 2009 Heath Ledger vinse l’Oscar come Miglior Attore Protagonista. Il premio verrà consegnato ai suoi genitori Kim e Sally e a sua sorella Kate che, nel pieno della loro evidente emozione, celebreranno insieme a tutti i presenti la bravura e l’umanità di un ragazzo che se n’è andato troppo presto. Consapevoli che il suo nome vivrà in eterno. Consci che la sua essenza luminosa aleggerà nei personaggi che ha interpretato. Sicuri di un’ultima eterna risata che riecheggerà per sempre.

Leggi anche: Il Joker – La logica del caos

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

La censura cinematografica in Italia

Tra i tanti aspetti che contornano l’industria cinematografica vi è, purtroppo, anche la censura. Non importa di quale nazione si parli. La censura cinematografica...

Chuck Palahniuk e la letteratura cinematografica – Fight Club e Soffocare

«Possiamo passare la vita a farci dire dal mondo cosa siamo. Sani di mente o pazzi. Stinchi di santo o sesso-dipendenti. Eroi o vittime....

A Classic Horror Story – Alle origini

Il 14 luglio 2021 vede l'approdo su Netflix dell’horror made in Italy A Classic Horror Story. Alla regia Paolo Strippoli assieme a Roberto De Feo, ritornato dietro la macchina...

Revolutionary Road e Jhonny & Mary – Il peso della verità

Revolutionary Road è la prima opera dello scrittore Richard Yates che, con il suo stile lineare, è stato in grado di raccontare la società americana...