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Un affare di famiglia e Little Miss Sunshine – Cominciare e finire

Un affare di famiglia e Little Miss Sunshine – Cominciare e finire

Ci si interroga da sempre sul ruolo della famiglia nella formazione dell’individuo e su ciò che debba significare per se stessi e per la società. Nell’identificazione del nucleo familiare come porto sicuro, come casa accogliente e caloroso abbraccio di una madre, la settima arte ne ha indagato ogni possibilità di risvolto esistenziale, alimentando e distruggendo il mito della famiglia e ciò che ha sempre rappresentato.

Prenderemo oggi in esame Little Miss Sunshine del 2006 di Jonathan Dayton e Valerie Faris e Un affare di famiglia del 2018, diretto da Hirokazu Kore’eda, per dimostrare come la costruzione e la distruzione di un paradigma sociale così importante, rappresentino, nella più intima essenza, la fine e l’inizio della vita stessa.

Nonostante le grandi differenze culturali che le due pellicole sottolineano sul ruolo della famiglia tra Occidente ed Oriente, il parallelismo risulta esistenziale nella scelta che comporta la rispettiva interpretazione.

Little Miss Sunshine e Un affare di famiglia rappresentano due modi differenti di analizzare la famiglia, i legami, le scelte, la tradizione e la società stessa.
La famiglia Hoover in “Little Miss Sunshine”

Il primo punto da analizzare in questo confronto è la scelta dello spazio, che si presenta apparentemente allo stesso modo, ma che si sviluppa nel corso dell’opera in modo completamente diverso. Le dinamiche che coinvolgono i personaggi della pellicola americana, avvengono nel vecchio pulmino Volkswagen T2 che ha posto per tutti e che li porta da Albuquerque, nel Nuovo Messico, fino in California.

Nel momento in cui inizia il road trip degli Hoover, le fratture che da sempre dividono i membri della famiglia, emergono sempre più, fino a implodere su loro stesse e a permettere una giusta ricostruzione. Nell’opera di Hirokazu Kore’eda, invece, la famiglia di Osamu si ritrova a ospitare la piccola Juri/Rin in una piccola abitazione.

Simbolo della povertà che pervade i protagonisti del film, il piccolo spazio della casa sembra inizialmente una dimensione fuori dalle responsabilità della società, perché permette a chi ci vive di cullarsi nello spazio di un’illusoria tranquillità.

La dinamicità che coinvolge poi la dimensione spazio-temporale permette di portare le storie su due piani completamente differenti. In Little Miss Sunshine, il viaggio nel vecchio pulmino mostra a ogni membro la vera realtà delle cose, il senso dei loro errori e l’importanza di reagire agli ostacoli dalla vita. Dalla scoperta di Dwayne di essere daltonico alla morte del nonno paterno Edwin, gli Hoover si ritrovano a fare i conti con loro stessi, con la vita e la morte, con il concetto di giusto e con tutto ciò che comporta lo stereotipo americano di bellezza.

Dal clima di tensione e ostilità di Albuquerque si arriva alla danza felice e imbarazzante con la piccola Olive, che sottolinea ancora una volta ciò che è veramente importante nella vita. Gli Hoover si ritrovano, infatti, nel finale, a essere rilasciati dalla polizia per il caos dell’esibizione e ritornano a casa cambiati, maturi, consapevoli di ciò che hanno passato e di ciò che realmente ha significato per loro quel viaggio.

La centralità della crescita della famiglia rappresenta il ritorno in New Mexico, perché è dopo aver risolto le criticità che isolavano gli uni dagli altri che si ricompone il cerchio, il nido, la casa di cui si ha sempre bisogno.

Dwayne: «Sai una cosa? Vaffanculo i concorsi di bellezza! In fondo, la vita è tutta un fottuto concorso di bellezza dopo l’altro. Il liceo, l’università, poi il lavoro…Vaffanculo! E vaffanculo l’accademia aeronautica! Se voglio volare, il modo per volare lo troverò. Fai la cosa che ami e vaffanculo il resto».

In Un affare di famiglia la dinamicità degli avvenimenti è strettamente in linea con l’ambiente da rispecchiare, perché la decostruzione di questo nucleo appare inevitabile dall’inizio alla fine. Nel momento in cui Osamu e suo figlio, salvano la piccola bambina e la accolgono in famiglia, il regista svuota completamente quest’ultima del suo significato convenzionale, ovvero di insieme di individui connessi esclusivamente da legami di sangue, rimettendo al centro del discorso l’essenzialità dell’altruismo per affrontare i drammi della vita.

Little Miss Sunshine e Un affare di famiglia rappresentano due modi differenti di analizzare la famiglia, i legami, le scelte, la tradizione e la società stessa.
Osamu e Juri/Rin in “Un affare di famiglia”

Il viaggio che compiono i protagonisti non è lontano da casa, ma attraverso le scelte della società, spesso lontane dalla volontà di chi le subisce, e imperfette nell’applicazione di giusto e sbagliato. Hirokazu Kore’eda denuncia non la povertà economica che porta a fare determinate scelte, ma quella dell’anima, che porta la piccola Juri/Rin a non sentirsi amata, a essere maltratta dai suoi genitori biologici e a ritrovarsi accolta e coccolata da perfetti sconosciuti.

Nonostante ciò, il finale dell’opera mostra ancora una volta l’arrivo della dura realtà, perché l’illusione svanisce senza più possibilità di ritorno. L’arrivo della polizia e delle istituzioni mostra allo spettatore come sia lontana dalla verità la possibilità di non scegliere la propria famiglia. Gli Shibata, infatti, sono il simbolo del vero legame, del cibo condiviso, del calore di un abbraccio, di ciò che i legami di sangue non sempre possono offrire.

Completamente anarchici nella loro visione di famiglia, si ritrovano a combattere l’egoismo delle convenzioni sociali, non rinnegando mai ciò che sono e abbracciando sempre la bellezza dell’altro.

Little Miss Sunshine e Un affare di famiglia mostrano due lati di una stessa medaglia che la società e le sue regole da sempre istruisce e gestisce, ma che, spesso, si dissolve spontaneamente nel riconoscimento del valore affetto, del vero bene. Se per ogni fine c’è un nuovo inizio e viceversa, questi due film rappresentano, con tutte le differenze possibili, le versioni alternative di una stessa storia, fatta di tutto ciò che solo la famiglia può regalare.

Leggi anche: Maquia e La luna e i falò – Il vuoto della famiglia

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