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Colazione da Tiffany – La magia di un cult che fa ancora sognare

È l’alba. A New York, un’elegante donna scende da un taxi. Indossa un tubino nero e ha i capelli raccolti in un sofisticatissimo chignon. Mentre fa colazione, si ferma a contemplare la vetrina di Tiffany & Co., il celebre negozio di gioielli.

Alcune sequenze cinematografiche hanno la capacità di rimanere impresse nelle menti e nei cuori del pubblico. Non importa quanti anni, quanti decenni possano trascorrere: ci sono scene che non perdono mai il proprio fascino, riuscendo a trasmettere ogni volta forti emozioni. In questo caso, si tratta dell’entrata in scena di uno dei personaggi più celebri della storia del cinema: Holly Golightly, l’iconica protagonista della commedia romantica Colazione da Tiffany (1961), diretta dal regista americano Blake Edwards. Accompagnato dalla malinconica colonna sonora del premio Oscar Henry Mancini, l’incipit della pellicola è in grado di incantare immediatamente lo spettatore, impendendogli distogliere gli occhi da quella splendida e misteriosa donna sullo schermo.

Colazione da Tiffany
Holly Golightly (Audrey Hepburn) nella prima celeberrima scena del film

Tratto da un romanzo di Truman Capote, Colazione da Tiffany è uno degli ultimi film dell’età classica del cinema hollywoodiano. Si tratta di una pellicola in grado di racchiudere elementi del cinema classico e, al contempo, volgere lo sguardo ad una fase più moderna della settima arte.

Questa dicotomia è perfettamente rappresentata dalla protagonista del film. Holly Golightly (Audrey Hepburn) è una giovane donna, solita ad accompagnarsi a uomini facoltosi per denaro. Nonostante nel film non venga mai reso completamente esplicito il suo mestiere, questo appare abbastanza intuibile fin da subito. In apparenza frivola e molto cinica, Holly in realtà nasconde una profonda sensibilità e una fragilità interiore, che non permette però mai a nessuno di intravedere. La giovane rifiuta infatti qualsiasi tipo di legame, evitando persino di dare un nome al suo gatto rosso. L’unica cosa che riempie di gioia le sue giornate è recarsi di fronte alle vetrine del negozio Tiffany & Co., un luogo in grado di donare pace e serenità al suo animo tormentato.

Un giorno Holly fa la conoscenza di Paul Varjak (George Peppard), il suo nuovo vicino. Paul è uno scrittore, che, proprio come Holly, si fa mantenere andando a letto con una ricca donna di nome Liz Failenson (Patricia Neal). Entrambi soli, Holly e Paul troveranno conforto nella compagnia reciproca; per l’uomo però, sarà molto difficile riuscire a entrare nel complesso e stravagante mondo di Holly.

Colazione da Tiffany
Holly (Audrey Hepburn) viene svegliata dal suo gatto rosso

Colazione da Tiffany non è una trasposizione molto fedele del romanzo di Truman Capote. In primis, la personalità di Holly subì un ridimensionamento da parte di Edwards e dello sceneggiatore George Axerold, che la resero più adatta a un pubblico dei primi anni ’60.

Quello che si trova tra le pagine del libro di Capote è un personaggio molto realistico e tragico, lontano dalla classicità tipica della maggior parte dei protagonisti hollywoodiani. Lo scrittore era convinto che l’unica attrice che potesse interpretare Holly Golightly fosse Marilyn Monroe. In effetti, se si legge con attenzione il romanzo, si nota come Holly possegga l’apparente ingenuità e la tragedia interiore proprie di Marilyn, all’epoca cara amica di Truman Capote.

Gli spettatori americani non erano probabilmente ancora pronti per un personaggio così reale e sfaccettato. Inoltre, la stessa Marilyn Monroe rifiutò di prendere parte al progetto. Così, per la trasposizione cinematografica Holly venne resa più dolce, aggraziata ed elegante.

Il ruolo fu affidato ad Audrey Hepburn, attrice molto famosa e amata soprattutto dopo aver vinto un premio Oscar a soli ventiquattro anni con Vacanze Romane (1953). In effetti oggigiorno non potremmo immaginare nessun’altra attrice nel ruolo di Holly. Spontanea, espressiva e raffinata, Audrey Hepburn regalò al pubblico una performance perfetta, meritatamente candidata agli Oscar. Grazie anche alla collaborazione con il celeberrimo stilista Hubert De Givenchy, l’attrice contribuì a rendere Holly Golightly una delle più grandi icone cinematografiche di tutti i tempi.

Se infatti da una parte il personaggio fatica a distaccarsi completamente dagli standard hollywoodiani, dall’altra possiede un’umanità e una fragilità tipiche di un cinema più moderno e realistico.

Colazione da Tiffany uscì infatti nelle sale statunitensi all’alba degli anni ’60, decennio di cambiamenti sociali, artistici e, in questo caso, cinematografici. Holly Golightly è proprio un esempio del tentativo di molti cineasti di portare sullo schermo un’umanità imperfetta e meno idealizzata.

Colazione da Tiffany
Holly (Audrey Hepburn) e Paul (George Peppard) nella gioielleria Tiffany & Co.

Uno dei cambiamenti più significativi rispetto al romanzo riguarda la storia d’amore tra Holly e Paul, resa più conforme ai canoni della commedia romantica. Nonostante la drammaticità di alcune scene, in Colazione da Tiffany si respira infatti prevalentemente un’atmosfera spensierata e sognante. Si pensi ad esempio alla brillante e celebre scena in cui i due si recano da Tiffany & Co, pur consapevoli di non potersi permettere nulla. Una sequenza allegra, a tratti divertente, in grado di farci dimenticare la solitudine e i conflitti interiori della fragile Holly.

Quella che costituisce però la vera e propria frattura tra il film e il  romanzo di Capote è l’epilogo della storia d’amore di Holly e Paul.

Nel libro, Holly parte per il Brasile, abbandonando Paul e il suo gatto senza nome. L’uomo, dal cui punto di vista è narrata la storia, non la rivedrà mai più. Ovviamente un finale così amaro non sarebbe stato accettabile per gli standard hollywoodiani: il lieto fine era un regola che pochissimi registi osavano infrangere.

In fase di sceneggiatura, si decise così di modificare drasticamente l’epilogo, facendo ricongiungere i due innamorati.

Il finale della pellicola è infatti unanimemente considerato uno dei più romantici della storia del cinema. 

Resasi conto di non poter rifiutare il forte legame creato con Paul e il suo gatto, Holly torna sui suoi passi. L’ultima scena, ambientata in una piovosa New York, vede la donna ritrovare il gatto che aveva abbandonato pochi minuti prima e ricongiungersi con Paul. Colazione da Tiffany si chiude così con un appassionato bacio sotto la pioggia tra i due innamorati, sotto le splendide note del brano Moon River di Henry Mancini.

Colazione da Tiffany
Il romantico bacio finale sotto la pioggia

Il finale potrebbe far storcere il naso a chi ha letto il romanzo o a coloro che preferiscono storie più realistiche. Si tratta certamente di un film con tutti i pregi e i difetti del suo tempo, eppure è innegabile la magia che riesce a creare ancora oggi, dopo sessant’anni. L’epilogo, così favolistico e irreale, riesce ancora a farci sognare.

Colazione da Tiffany non è infatti solo un cult della commedia sentimentale, ma una pellicola che ogni (malinconico) sognatore dovrebbe vedere. Proprio come Holly Golightly, ognuno di noi ha il timore di mettersi a nudo con qualcuno, di creare legami forti e sinceri basati sulla condivisione della fragilità e del dolore. Affrontando, proprio come nella vita, momenti spensierati e momenti drammatici, il personaggio riesce a trovare il coraggio di legarsi profondamente a qualcuno in grado di comprenderlo. Tutti noi desideriamo un finale come quello di Holly Golightly. Pellicole come Colazione da Tiffany ci danno il permesso di sognare, di pensare che forse anche noi, un giorno, avremo il nostro agognato lieto fine.

Leggi anche: L’appartamento- L’amore ai tempi del capitalismo

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