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Cronaca familiare: alla ricerca della tenerezza

Cronaca familiare: alla ricerca della tenerezza

«Salvo l’uomo che bussa alla mia porta, salvo l’uomo che canta alla finestra, salvo l’uomo che scrive, salvo l’uomo che ride, salvo l’uomo e sarà un giorno di festa.
Mai più, mai più, mai più, mai più dolor».

(Biagio Antonacci, “Mio fratello”)

Questa canzone risale solo a qualche anno fa e racconta del rapporto leggermente travagliato tra due fratelli. I due si perdono, e quando si ritrovano, si salvano a vicenda eliminando ogni traccia di dolore presente nelle loro vite.

Ascoltando questa canzone, e in particolare il ritornello, non ho potuto non pensare a un film del lontano 1962: Cronaca familiare di Valerio Zurlini.

Il film è ispirato al libro dello scrittore Vasco Pratolini e ha come protagonisti un eccezionale Marcello Mastroianni e l’altrettanto talentuoso Jacques Perrin.

A questo punto starete pensando che si tratti del solito film in cui due fratelli si ritrovano dopo essere stati separati per anni, ma Cronaca familiare non è solo un film sulle dinamiche fraterne, è anche un film sulla tenerezza di un rapporto fragile e delicato. Ma procediamo con ordine.

Enrico, affermato giornalista, riceve una di quelle telefonate che nessuno vorrebbe mai ricevere. Chi lo chiama infatti gli comunica che il fratello Lorenzo, malato da tempo, è morto. Enrico è sconvolto dalla notizia e tutto intorno a lui diventa silenziosamente doloroso e vuoto. Per cercare di alleggerire il peso di questo strazio, comincia a parlare con il fratello, come se fosse con lui.

«E attraverso una corrispondenza di amorosi sensi» (come direbbe Foscolo), gli racconta la loro storia, e lo fa come se potesse ricevere risposta.

Lo fa per farsi perdonare quell’amore che non gli ha saputo dare.

Cronaca Familiare è un film profondo e denso di emozioni, capace di scuoterci nel profondo, mostrandoci la tenerezza dei rapporti familiari
Cronaca familiare: Enrico e Lorenzo

In Cronaca familiare Enrico e Lorenzo vengono separati dopo la morte della madre; Enrico (Mastroianni) viene cresciuto dalla nonna e Lorenzo (che aveva appena venticinque giorni) da una famiglia nobile che si affeziona al piccolo orfano.

Con il passare del tempo, i due si perdono di vista, anche perché cominciano sempre più ad appartenere a mondi profondamente diversi. Il primo, infatti, viene cresciuto con umiltà dalla nonna povera ma affettuosa, mentre il secondo viene educato come un vero e proprio signore.

Gli anni passano e i due si ritrovano per caso, quasi fosse stato il destino a metterli l’uno sulla strada dell’altro. Enrico, tuttavia, non è per nulla contento di aver ritrovato il fratello e non solo perché lo ritiene un estraneo, ma per motivi ancora più profondi: Enrico non ha un lavoro stabile e vive in subaffitto senza luce e acqua, si sente un miserabile, e vedere l’opulenza nella quale è cresciuto il fratello lo fa sentire più frustrato di quanto già non sia.

Lorenzo è tutto ciò che lui avrebbe voluto essere e quando si specchia negli occhi del fratello si sente inferiore a lui.

Enrico: «Tu vivevi in una specie di prigione morale dalla quale cercavi di evadere scalfendo giorno per giorno il muro di convenzioni e inibizioni che il passato aveva eretto dinanzi a te, ora io so che tu eri un inerme votato a uno sterile sacrificio, in un mondo dove anche l’agnello è costretto a difendere ferocemente la proprio innocenza».

Lorenzo, d’altra parte, prova una venerazione per il fratello, desidera conoscerlo anche per poter sentire la tenerezza di una famiglia. Ha di fatto sempre vissuto in una gabbia dorata, in una gabbia psicologica, senza avere nessuno che lo potesse comprendere, e, anche se distante, ha trovato quella comprensione che cercava in suo fratello.

Inoltre, a differenza di Enrico, Lorenzo non ha conosciuto la madre, e nel tentativo di (ri)trovare il calore materno, si aggrappa al fratello.

Enrico: «Beh, la gente sono tutti quelli ai quali non ti sei rivolto, perché sapevi che non ti avrebbero capito. Noi due possiamo discuterne e non la gente».

Nonostante l’iniziale rifiuto di Enrico, i due cominciano a capirsi fin da subito. Cominciano a parlare scoprendo di essere affini e anche se non se lo sanno spiegare sentono che qualcosa di profondo li unisce, qualcosa più forte persino della distanza che per anni li ha divisi.

Cronaca Familiare è un film profondo e denso di emozioni, capace di scuoterci nel profondo, mostrandoci la tenerezza dei rapporti familiari
Enrico e Lorenzo con la nonna

Così, entrambi ritrovano la famiglia che avevano perso e insieme si riuniscono alla nonna, che in modo diverso è figura materna per entrambi.

I due, senza nemmeno rendersene conto, cominciano a occupare un posto sempre più rilevante l’uno nella vita dell’altro. Ma Enrico continua a nutrire sentimenti contrastanti per Lorenzo: quando era solo un bambino odiava quel neonato che gli aveva portato via la mamma, e ora che è un uomo i sentimenti nei suoi confronti si mostrano nella loro contraddittorietà.

Da un lato prova tenerezza, dall’altro risentimento: continua a colpevolizzarlo per essere cresciuti distanti e per ricordargli continuamente che a differenza sua lui ha avuto una vita ricca e piena di opportunità. Solo quando sarà ormai troppo tardi, Enrico capirà che il fratello ha vissuto in una gabbia, seppur dorata.

Nella seconda parte di Cronaca familiare, i dialoghi diventano delle vere e proprie poesie e lo spettatore riesce a immergersi completamente nella narrazione di stampo prosaico-poetico, percependo la commozione dei protagonisti.

Passano gli anni e la situazione per i due si ribalta. Lorenzo perde tutto quello che possiede e passa da un lavoro all’altro, mentre Enrico è riuscito finalmente a realizzarsi con un impiego stabile come giornalista. Ma un’ultima scossa di terremoto stravolgerà le vite dei due fratelli (in particolare quella di Enrico) per sempre.

Cronaca Familiare è un film profondo e denso di emozioni, capace di scuoterci nel profondo, mostrandoci la tenerezza dei rapporti familiari
Enrico e Lorenzo malato

Una malattia misteriosa colpisce Lorenzo e quando si sente disperato e solo ecco che arriva Enrico in soccorso.

Da questo momento in poi, Enrico riuscirà a vedere le cose più chiaramente, capirà che la sua rabbia non era rivolta verso il fratello, ma contro se stesso. Solo così riesce a percepire la purezza d’animo del fratello. La malattia che affligge Lorenzo è una bestia che lo dilania, ed Enrico si arma di un coraggio che non sapeva di avere, cominciando ad animare il fratello trasmettendogli forza.

Tuttavia, i tormenti di Enrico ricominciano, quel fratello tanto diverso da lui sta per morire e il tempo è l’unica cosa che gli rimane. Il tempo per colmare quel vuoto che anche lui ha contribuito ad alimentare, il tempo per fargli capire quanto in realtà lo abbia sempre apprezzato, il tempo per perdonarsi e farsi perdonare tutte le sue mancanze.

Enrico fa tutto il possibile per Lorenzo, sia perché capisce di avergli sempre voluto bene sia per cercare di riparare a quell’indifferenza a cui lo aveva condannato.

Lorenzo: «Ma se non si spera più negli uomini e non si spera più in Dio?».

Enrico: «Si spera ancora in se stessi, ci si riconosce in quelli che si lasciano».

Enrico continua a sperare in se stesso ora che ha imparato a perdonare i suoi sbagli e, cosa più importante, è riuscito a specchiarsi negli occhi di Lorenzo senza più rabbia, ma provando solo un grande amore e una grande tenerezza. Dopo tanto tempo, Enrico ha finalmente ritrovato, anche se per poco tempo, la sua famiglia. Lorenzo ha salvato suo fratello («salva l’uomo e sarà un giorno di festa»).

Non vuole ricordarsi di Lorenzo senza vita. Non vuole che i ricordi più teneri della sua vita vengano offuscati dalla morte, vuole invece che risplendano. Così come l’anima di Lorenzo che risplende nell’eterno più alto.

«Resta la dolce tenerezza che lascia il tempo che si ferma in te… da sempre storie di gente uguale a noi».

(Matia Bazar, “Brivido caldo”)

Leggi anche: Il ladro di bambini – Una fiaba senza lieto fine

Alessandra Cinà
Nata a Palermo nel 2001, studentessa di lingue e letterature straniere. La mia linfa vitale? Il cinema,la musica e la letteratura.

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