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The Good Place – Una riflessione sul significato della vita

Cosa succede dopo la morte? Quale sistema religioso ha ragione sulla verità dell’universo? Ma soprattutto, le nostre buone e cattive azioni hanno significato dopo la morte? Insomma, domande che tutti noi ci siamo chiesti e a cui Michel Schur cerca di dare una risposta con The Good Place.

The Good Place – L’aldilà occidentale

Nell'aldilà le nostre azioni positive o negative hanno valore? Questo è ciò che Tahani, Jason, Eleanor e Chidi capiranno in The Good Place.
La scena iniziale di The Good Place

Eleanor, Chidi, Tahani e Jason sono morti. Quale, il loro destino? Ecco che si ritrovano in un’aldilà che non ha nulla a che fare con le teorie religiose conosciute sulla terra. L’aldilà concepito da Schur è piuttosto un rigido sistema burocratico, organizzato in gerarchie di esseri magici e immortali, che opera dall’alba dei tempi. Il compito del sistema è quello di pesare le anime degli umani così da decidere se andranno a finire nel “Posto Buono“, una sorta di paradiso ,o se invece saranno condannate nel “Posto Cattivo“, una sorta di inferno.

Questo mondo, per quanto privo di divinità, organizzato quasi democraticamente,  non può far altro che ricordarci l’idea di morte nelle religioni occidentali, in maniera particolare nella religione cristiana. Così la vita appare come un esame la cui valutazione è nota solo nell’aldilà, dove si è puniti o premiati per le proprie azioni.

I nostri protagonisti apprendono, tuttavia, che il sistema che conta i punti dovrebbe essere rinnovato. Il mondo, infatti, è divenuto un posto in cui è più semplice commettere cattive azioni, col risultato che nessuno va a finire nella parte buona da almeno cinquecento anni.  Ma soprattutto, questi quattro umani, fatti convivere dal demone Michael in un falso paradiso con lo scopo di torturarsi a vicenda, finiscono per migliorarsi. Comprendono che l’affetto e il supporto delle persone che li amano è in grado di renderci persone migliori. 

A questo punto si aprono una serie di domande etiche: è corretto punire gli esseri umani solo sulla base della loro condotta terrena, quando, esattamente come i personaggi, hanno possibilità di miglioramento anche dopo la morte? Non è possibile avere una seconda opportunità? I nostri protagonisti sulla base di queste consapevolezze cercheranno di progettare un nuovo aldilà.

Tra mille rinascite

Nell'aldilà le nostre azioni positive o negative hanno valore? Questo è ciò che Tahani, Jason, Eleanor e Chidi capiranno in The Good Place.
Eleanor (Kristen Bell), Chidi (William Jackson Harper), Michael (Ted Danson), Shawn (Marc Evan Jackson)

Il sistema alternativo che viene inventato da Chidi prevede che l’aldilà offra a tutte le anime un esame in cui rivivere i momenti della propria vita che tirano fuori il peggio degli esaminati. Alla fine del test, se non superato, le anime dimenticano quella esperienza e la rivivono, come se rinascessero mille volte fino a comprendere gli errori che li hanno perseguitati. Una volta compresa la verità hanno diritto alla tanta agognata beatitudine.

Michael: «Ti vengono presentate delle difficoltà. Puoi avere risultati buoni o cattivi, ma alla fine sarai giudicato [..]»

Chidi: «Gli architetti ti spiegheranno cosa hai fatto bene o male e poi sarai riavviato e ricomincerai da capo finché non passerai il test. Quindi la nostra speranza è che, con abbastanza possibilità, le persone riusciranno a entrare nella parte buona oppure non ce la faranno mai, ma va bene, perché tutti avranno un’opportunità»

Seppur sviluppata diversamente, l’idea della metaforica rinascita delle anime attraverso il riavvio nell’universo di Schur ha un retrogusto orientale. Nel Buddhismo è proprio la rinascita (in altri corpi o nella stessa vita) che consente la purificazione del proprio Karma e l’accesso alla beatitudine del Nirvana (assenza di dolore).

In The Good Place non si parla mai di reincarnazioni in altri corpi, ma il continuo riavvio della propria anima, come un saṃsāra (ciclo costante di rinascite), consente di comprendere gli errori commessi in vita e la conseguente liberazione dagli stessi e purificazione della propria anima. La ripetizione dell’esperienza permette finalmente di agire diversamente, liberandosi da un ciclo perpetuato di errori ricommessi. Infine, la realizzazione dei propri sbagli è una sorta di illuminazione, come quella buddhista, in cui capire la ragione del proprio dolore e del male che ne è conseguito. Si giunge finalmente alla beatitudine, ma quale tipo di beatitudine?

L’idea di beatitudine

The Good Place
Eleanor e Chidi

Il Nirvana di Schur non è assenza di desiderio, piuttosto è un posto in cui ogni desiderio viene avverato. Tuttavia, i nostri quattro protagonisti capiranno che questo tipo di beatitudine destinata alle anime non è per niente soddisfacente come si credeva. Seppure nella parte buona le anime vivranno la loro eternità con la possibilità di fare qualsiasi cosa desiderino, questo non le appaga.

 Ipatia: «Sulla carta siamo in paradiso, ogni nostro desiderio o bisogno viene soddisfatto, ma è infinito. Quando la perfezione dura per sempre ti va in pappa il cervello»

Nel nuovo Posto Buono ciò che manca è, perciò, la sfida, il cambiamento, la novità. Si passa una vita ad aspettare la tranquillità, ad idolatrare la staticità, eppure quando questa finalmente arriva, ci si sente mancare qualcosa. Quello di Schur è un sincero ritratto dell’essere umano, la cui vitalità e soddisfazione dipendono dalla presenza di ostacoli da superare, la cui esistenza umana dipende dall’ignoto e dall’attesa di un qualcosa che non si conosce: la morte.

La morte assume una connotazione positiva. Diventa un elemento catalizzatore per la creatività umana e per la sua felicità. Solo la consapevolezza della sua esistenza conduce a un pieno apprezzamento della vita e del momento presente, spingendo a superare i propri limiti e a raggiungere le proprie aspirazioni. Ecco l’ennesima “aggiustatina” dell’aldilà. Le anime nel Posto Buono dopo aver realizzato i loro sogni e aver raggiunto lo stato massimo di completamento della loro essenza, possono decidere di porre fine alla loro esistenza.

L’aldilà cosa diventa, quindi? Diventa una pari opportunità per tutti di redimersi dai propri errori e di iniziare un viaggio in cui la completa potenzialità della propria anima con le sue inclinazioni viene espletata. Dopo questo lungo viaggio di autorealizzazione del sé, in un percorso di automiglioramento individuale, si è pronti, finalmente, al passo successivo.

Il dono di sé

The Good Place Series Finale Explained: An Afterlife of ...

Quindi nell’aldilà la condizione ultraterrena  diventa nuovamente terrena. Le anime, infatti, non sanno cosa avverrà con la morte definitiva. Convivono con l’ignoto. Ma nell’ultima puntata della quarta stagione noi scopriamo da dietro le quinte cosa accade. Iniziando da un sistema occidentale, passando da quello filo-orientale delle rinascite, alla fine Schur opta per un Panteismo. Morire è ricongiungersi con lo Spirito immanente dell’Universo (che possa essere questa la divinità che stavamo cercando?).

Scegliere di mettere fine alla propria vita ultraterrena significa aver raggiunto al massimo la propria potenzialità come essere umano. Varcando la porta che segna la fine della propria esistenza, la propria essenza non sparisce per sempre, ma si collega con il Tutto, come un’onda che dopo un viaggio in solitudine si ricongiunge con l’oceano.

Tuttavia, porre fine alla propria individualità non significa rinunciarci, ma arricchire il mondo della propria essenza. Nell’ultima scena di The Good Place una briciola di polvere, un frammento dell’anima di Eleanor si pone su un uomo, conducendolo a fare una buona azione “come  se fosse una piccola voce nella testa che gli suggerisce cosa sia giusto fare”.  Quella voce è Eleanor.

Sì, proprio lei. Quella stessa Eleanor che ha sempre pensato che la solitudine fosse la risposta a ogni male aiuta un umano, guidandolo in una scelta etica. Quella Eleanor, il cui problema da purgare era l’egoismo, quella Eleanor che, dopo aver curato la sua individualità, delizia il mondo con la sua saggezza acquisita nel tempo. Per farla breve, cede il regalo più prezioso che si possa fare al Tutto: il dono di sé.

Leggi anche: The Office – Come sopravvivere all’esistenzialismo capitalista di un lavoro

Lory Coletti
Ciao sono Lory! Ho 22 anni e studio al DAMS di Lecce. Amo il cinema e la musica!

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