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Una donna promettente – Revenge movie a tinte pop

Cassie (Carey Mulligan) ha trent’anni e tutto ciò che una donna può desiderare, secondo il pensiero comune: bellezza, intelligenza, ambizione e talento. Ma da quando un evento traumatico le ha sconvolto la vita, da giovane studentessa di medicina si è trasformata in qualcosa che famiglia e amici non riescono ad accettare. Abbandonati gli studi, vive con i genitori, fa la cameriera in un coffee shop ed esce ogni sera. Da donna promettente – etichetta che sin dal titolo sbatte in faccia allo spettatore i pregiudizi e le aspettative della società contemporanea – è divenuta una spietata “vendicatrice”, all’insaputa di tutti.

Innocente e in preda a un lutto insormontabile di giorno, di notte vaga per i bar e i pub della città e, fingendosi ubriaca, attira le attenzioni di uomini pronti ad approfittare di lei. Salvo poi rivelarsi perfettamente lucida e pronta a “scoraggiarli” in ogni modo dal ripetere ciò che avrebbero voluto fare a lei.

Una donna promettente riflette, con toni da commedia nera, sulla cultura dello stupro. Nel cast, Carey Mulligan.
Cassie (Carey Mulligan) dietro al bancone del coffee shop dove lavora, in una scena di Una donna promettente

Emerald Fennell – prima regista esordiente a ottenere una candidatura all’Oscar – decide di scrivere una sceneggiatura con la quale inserirsi pienamente nel dibattito sulla condizione femminile. Difficile infatti immaginare un film più attuale di questo. Da ogni singola parola o battuta emerge il sistema sociale odierno e ciò che una donna subisce ogni giorno.

A partire dalla prima scena.

Tre uomini d’affari chiacchierano fra di loro in un bar. Dopo commenti misogini sul non poter portare più i clienti in strip club o in circoli di golf, nei quali le donne non sono ammesse, commentano l’ apparizione di Cassie sullo schermo:

Paul: «Guarda quel ben di Dio – Un po’ di contegno bellezza -. Le ragazze come quella si mettono in pericolo. Se non sta attenta se ne approfitteranno, specie quelli di quest’ambiente».
Jim: «Ma è eccitante».
Paul: «Troppo eccitante. Ma guardatela. Credo dovrebbero imparare da questo. Dove saranno i suoi amici?».
Jim: «Saranno andati via».
Paul: «Abbandonandola alle grinfie di chiunque la rimorchi?».
Jerry: «Io ci vado … vedo solo se sta bene».

Ogni sera qualcuno si avvicina a Cassie per vedere se sta bene, e ogni sera Cassie deve difendersi da un tentativo di stupro da parte di un “nice guy”.

Una donna promettente
La prima apparizione di Cassie (Carey Mulligan) nella prima scena di Una donna promettente

Le basi da cui parte la ragazza sono in parte fuorviate dalla sua esperienza pregressa, ma nonostante ciò ogni volta, in un qualunque bar, trova qualcuno disposto ad approfittare di lei.

E il giorno successivo, quando torna a casa sfatta, ci pensano gli uomini per strada a importunarla. Cercano di attirare la sua attenzione con giudizi sessisti, che fanno riferimento alla walk of shame: il tragitto che le donne compiono per tornare a casa dopo una serata in cui, secondo lo sguardo  maschile, hanno “esagerato”.

Ed è in queste piccole sfumature, in queste allusioni quotidiane che risiede l’assunto fondante della pellicola: scoperchiando il vaso di Pandora, Emerald Fennell vuole rendere esplicito ed evidente quanto la cultura dello stupro e il machismo siano ancora radicati nella società del XXI secolo. E, allo stesso tempo, sancire quante e quali siano le pressioni a cui una ragazza è sottoposta.

Una donna “promettente” deve fare carriera, avere figli, essere sempre perfetta. Cassie sbaglia, il suo dolore dura troppo a lungo e la porta a compiere azioni sbagliate, ma non è questo ciò che la comunità condanna. Ciò che le viene costantemente rimproverato è che abbia deciso di abbandonare gli studi per essere una “semplice cameriera”.

La sua migliore amica, invece, vittima della violenza sessuale che la protagonista cerca incessantemente di ripagare, viene vista come una colpevole: troppo ubriaca, troppo “facile”. I colleghi di università e il rettore della facoltà relegano il fatto a mero gossip, o peggio, a un’accusa infondata. Il pensiero di fondo, infatti, esplicitato da una ex compagna di studi della protagonista, è che se si ha una certa reputazione è come gridare al lupo” e non si può pretendere di essere credute.

La misoginia, quindi, diviene un retaggio culturale che si insinua pericolosamente anche nella mente delle stesse donne.

Ma la regista riesce a scongiurare il pericolo di cadere nella retorica attraverso il ribaltamento di canoni e generi cinematografici. La riflessione culturale viene mascherata e diluita in una commedia dark, che sfocia nel thriller e nella più classica delle revenge story.

E c’è spazio anche per una parentesi dalle chiare tinta “rosa”: la storia d’amore a cui Cassie si aggrappa per tornare a vivere viene raccontata attraverso gli elementi della Rom-com, condensati in tanti momenti clou giustapposti uno all’altro. Nella favola irrompe però la vita vera, e il passato di Ryan (Bo Burnham) – sul quale grava il peso di quella che lui ritiene una “bravata” – rompe l’idillio.

Cassie e Ryan (Carry Mulligan e Bo Burnham) vivono la parentesi da commedia romantica di Una donna promettente

Da questo momento in poi, la vita di Cassie e il film prenderanno una decisa e forte svolta, verso un finale forse un po’ troppo irreale, ma sicuramente coerente.

Il merito della pellicola, quindi, risiede soprattutto nella sceneggiatura e nelle scelte di montaggio, che permettono di comprendere appieno ciò che Emerald Fennell – e la sua produttrice, Margot Robbie – hanno l’urgenza di dire. Sceneggiatura che trova nell’interpretazione di Carey Mulligan il perno e il punto di forza. Grazie soprattutto al suo physique du rôle, l’attrice restituisce ogni singola emozione della protagonista, in grado di passare dall’innocenza alla spietatezza in un battito di ciglia.

Questa doppia natura di Cassie viene esplicitata anche attraverso un alternarsi di toni e colori: di giorno il mondo in cui vive la ragazza è luminoso e caratterizzato dalle tinte sgargianti della caffetteria e dell’arredamento kitsch della casa dei genitori. Di notte, invece, gli ambienti sono cupi, illuminati appena dai neon dei pub. E anche il suo abbigliamento, pop e quasi “infantile” di giorno, si trasforma, divenendo l’emblema della fantasie della clientela del locale che decide di frequentare.

Una donna promettente riflette, con toni da commedia nera, sulla cultura dello stupro. Nel cast, Carey Mulligan.
Cassie (Carey Mulligan), illuminata dalle luci al neon di una discoteca

Una vittima che diviene carnefice – anche di sé stessa -, e che racconta dal proprio punto di vista la storia. Nessun intermediario, nessun filtro: la vicenda ci viene raccontata in maniera diretta e spietata.

La pellicola non cerca di farci empatizzare con la protagonista – sarebbe impossibile accettare i metodi che Cassie utilizza per “vendicarsi” –  e non prende posizione. Si limita a raccontare ciò che una donna spinta al limite può decidere di compiere in una società che non l’ascolta. E non concede nemmeno risposte.

Un revenge movie pop e colorato, che alterna le tinte pastello a quelle più feroci della commedia nera. E che riporta alla ribalta, anche all’interno dell’Academy, le tematiche e le battaglie fatte proprie dal movimento Me Too. Riuscendo a ottenere cinque candidature ai premi Oscar (per Miglior film, regia, sceneggiatura originale, attrice e montaggio) in un’annata fra le più inclusive degli ultimi anni.

Leggi anche: Oscar 2021 – Come la chiusura delle sale ha influenzato le nomination

Claudia Silvestri
27 anni, laureata in Lettere moderne alla triennale e in Scienze dello Spettacolo alla magistrale. Di recente ho conseguito un master in Critica giornalistica per lo spettacolo. Guardo di tutto e mi appassiono ad ogni genere, dal film d’autore fino ai cinecomics. Se non sapete dove trovarmi, probabilmente sono in sala a gustarmi un nuovo film.

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