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Jax Teller – Il Significato del Mietitore

Jax Teller, l’Amleto della strada, un Sons Of Anarchy da tragedia greca cela in sé un universo di poesia e significati shakespeariani da rivelare e assaporare. Sons Of Anarchy non è una serie come le altre, perché vi sono significati nascosti, a volte in piena vista. Tra tutti, quel maledetto mietitore che condannava ogni episodio alla sua fine, spesso lasciandoci col fiato sospeso.

Quella morte che è l’unico destino, l’unica ultima meta, per chiunque, conclude le vite degli uomini così come le puntate di una serie.

Jax Teller inizia il suo cammino come figlio orfano di padre, ma anche padre a sua volta di Abel e, poi, di Thomas. Jax è nientemeno che la progenie di John Teller, fondatore dei Sons Of Anarchy, dunque un legittimo erede al trono del club. Tuttavia, per ogni Amleto che si rispetti, esiste una figura paterna “secondaria”, un falso re: Clay Morrow, il migliore amico di John.

Le passioni violente di Sons of Anarchy hanno violenta fine, ma in fondo la storia la conosciamo: quella di un padre che non smette di essere figlio, di un’amore che dà senso all’anarchia, di una morte che dà senso a una storia. Sons Of Anarchy è il sangue dell’amore che incontra la vulnerabilità dell’odio.

«…Oh, solitude of longing
Where love has been confined…»

Leonard CohenCome Healing (SoA 6×01)

Jax Teller è un Amleto in sella, diretto laddove amore e morte si incontrano, in quel significato nascosto del finale di Sons of Anarchy.
Jax Teller (Charlie Hunnam)

Jax Teller – Papa’s Good

L’evoluzione di Jax all’interno della serie è una continua degenerazione causata dalle apparentemente infinte perdite: il migliore amico Opie, l’amore della sua vita Tara, la sua figura paterna Clay e sua madre Gemma.

La mietitrice infesta la vita di Teller e, sovente, lo impersona. Perché accade tutto ciò? Qual è la spiritualità celata di Sons of Anarchy?

Jax Teller è un Adamo che cresce un Abele e vorrebbe proteggerlo dai Caino che infestano il mondo, ma, come cantava Bruce Springsteen, è stato Adamo stesso a crescere Caino. I peccati del padre John Teller ricadono sul figlio, che a sua volta padre non vuole ripetere l’errore, così che un mondo di oscurità si abbatta su Abel e Thomas.

Eppure Jax non smette di essere figlio, non smette di essere vulnerabile, alla ricerca di una figura paterna, un ragazzo perduto, che crede di aver deluso ogni padre della sua vita come fosse un cane bastonato. Deve addirittura ucciderne uno di questi, Clay, quando scopre la malvagità che stava per abbattere sul club e sull’amore della sua vita.

Jax Teller è quel ragazzino che non ha ricevuto l’orgoglio del padre, non saprà mai se gli altri saranno stati fieri di lui e sarà sempre quel figlio ricoperto di un manto di angoscia e incertezza, del dubbio se è adatto a vivere in questo mondo.

Jax non filtra alcun emozione, lascia che ogni cosa lo avvolga e scorra dentro di lui, consumandolo come una candela che brucia da due lati, uno di amore sconfinato per la sua famiglia e i Sons, l’altro di odio profondo e tetro per chiunque provi a fare del male a lui o ai suoi cari.

«È meglio bruciare in un attimo, che svanire lentamente» cantano i versi di Neil Young nel finale della terza stagione.

Una domanda sorge spontanea: Jax Teller ha mai conosciuto la felicità? Ha mai ricevuto appagamento dalla sua totale consacrazione a persone che non fossero lui stesso? Un buon leader, in fondo, è colui che prende le decisioni più difficili per il bene della propria famiglia; non una persona infallibile, ma che nel torto si assume la responsabilità delle proprie azioni. Tutto ciò a che prezzo?

Un Walter White degenera e riscopre un io nell’agire per il proprio egoismo, mascherandolo fin quasi alla fine per un malcelato altruismo. La degenerazione di Jax si abbatte su di lui per l’esatto opposto: non riesce a non pensare e a non amare qualcun altro; il senso del dolore di Jax si ritrova nel suo eterno e burrascoso amore.

Jax riscopre quotidianamente il suo io nell’altro.

Jax Teller è un Amleto in sella, diretto laddove amore e morte si incontrano, in quel significato nascosto del finale di Sons of Anarchy.

Per ogni massacro, per tutto il sangue versato, la morte in Jax si stava unendo a un amore cieco, così all’estremo da sconfinare nel suo opposto: l’odio.

Sons of Anarchy è la storia di un padre di famiglia, di un figlio abbandonato, di un re amletico sulla soglia del bene e del male. A questo mondo lo tenevano i suoi cari, che da questo mondo lui cercava di proteggere, senza riuscirci.

Jax lotta con la mietitrice e insieme l’accompagna, un conflitto interno che non sembra destinato a risolversi. L’ultima vittima che la morte non avrebbe dovuto reclamare è Tara Knowles, l’amore della sua vita. Fino alla fine della sesta stagione Jax, anche nel dolore di alcune perdite, segue un percorso d’ascesa verso l’essere uomo, padre e re del suo club; però, dopo una perdita del genere, lascia che l’oscurità lo avvolga, perché solo nelle tenebre il mietitore si farà incontrare, perché solo nei momenti più bassi l’essere umano è pronto per i più grandi cambiamenti.

Il tramonto cala sul cuore di Jax Teller, il suo amore sanguina, maledice ogni respiro e ogni attimo senza di lei, e torna bambino. Non può fare altro che scappare, in cerca di un posto sicuro, lontano dai mostri. O forse, è lui il mostro che ha paura di essere vulnerabile, di ricongiungersi ai suoi sentimenti nel bambino che cercava in eterno quel padre che non ci fu mai. 

«Run away
I’ll just run away
Like a child
From all of them to you

And now I see
My most constant mistake
Is I don’t know what I love till it’s gone»

Noah Gundersen Day is Gone (SoA 6×13)

Jax Teller è un Amleto in sella, diretto laddove amore e morte si incontrano, in quel significato nascosto del finale di Sons of Anarchy.

Jax Teller – Perché la Mietitrice?

Dopo ogni morte, dopo ogni perdita, il mondo di Jax si svuota un po’ di più, finché non rimane più nulla. Tuttavia, per ogni deserto, vi è un cavaliere del west in sella pronto a far fronte alla vuotezza con grande cuore, un luogo esule dallo spazio-tempo, un luogo in cui convivono gli opposti: si amano, si scontrano, si uccidono e si riabbracciano, nella dualità amletica per cui nell’essere umano tutto è pensiero ed emozione, persino il bene e il male.

Tara Knowles: «Non sappiamo chi siamo finché non siamo legati a un’altra persona. Perché siamo migliori come esseri umani quando stiamo insieme alla persona giusta».

La scelta, infine, determina, e Jax Teller sceglie l’altro, sceglie di redimere un mondo per i suoi figli, sceglie di dire «i cattivi oggi perdono», così che Abel e Thomas, i buoni, vivano in pace. Ovviamente, tra i cattivi c’è anche lui. È tempo di incontrare la morte e fonderla col suo amore.

A suo modo, Sons of Anarchy è una serie romantica, che si contorna della tragedia greca affinché i sentimenti siano autentici, finti ma non falsi, affinché ci sia la catarsi della fine. Invero, il finale della serie è proprio questo, un’assoluzione che Jax Teller porta allo spettatore.

Questo discorso, però, nasce da un’apparentemente slegata domanda che tutti gli spettatori della serie si sono posti: chi è la barbona con cui parla Jax nell’ultimo episodio? Chi è questa spettrale e sospesa figura dello spazio tempo che alla domanda di Jax «Chi sei tu?» risponde solo «È il momento»?

In molti sono concordi nel dire che è lei la mietitrice, la compagna di vita di Jax, la stessa che ha sempre guardato le spalle (letteralmente) ai Sons of Anarchy.

Lo sceneggiatore Kurt Sutter non si è espresso in materia, ha solo detto una volta che la vede come una sorta di Gesù. La verità è che queste figure sono interscambiabili, ma tutte hanno una corda centrale: Jax Teller.

Jax Teller è un Amleto in sella, diretto laddove amore e morte si incontrano, in quel significato nascosto del finale di Sons of Anarchy.

È Jax che indossa il manto del mietitore nell’ultimo episodio, incarnandolo spiritualmente e figurativamente, per reclamare le ultime vittime prima di finire il suo viaggio su questa terra. Perché il simbolo che appariva alla fine di ogni episodio, con quel lugubre sospiro, non faceva altro che dirci quale fosse l’esito ultimo, l’unico finale possibile: la morte.

Una morte, però, che desse un senso al dolore e all’amore: Jax accumula su di sé tutti i peccati per redimire i Sons of Anarchy e i suoi figli; lui è insieme un salvatore biblico e la catarsi greca.

Jax Teller non può redimersi, Jax Teller deve morire dopo aver liberato il mondo dei figli dal male e dalla violenza, come ogni buon padre cerca di fare, o quantomeno dovrebbe.

Le braccia di Jax si allargano mentre guida la moto del padre, accogliendo col suo amore anarchico una morte ribelle, e insieme si fondono su quel camion dov’è scritto il titolo dell’ultimo episodio, un titolo non casuale: Papa’s Good.

“Le cose buone di papà”, quel John Teller che Jax non ha capito finché la morte stessa, che lo prese un tempo, si ripresenta al figlio affinché capisca che solo lei, attraversando lo spazio e il tempo, può dare un senso all’amore: il significato ultimo di Sons of Anarchy è l’importanza della relazione, poiché anche l’amore non ha capito chi fosse finché non ha incontrato la mietitrice.

Le ultime parole di Teller attraversano questa duplice dimensione, l’oscurità del passato e la malinconia ineluttabile dell’istante finale, in cui Jax accetta il caos di violenza e tenerezza dentro il suo cuore dicendo: «Ti voglio bene, papà».

«Dubita che le stelle siano fuoco,
dubita che il sole si muova,
dubita che la verità sia mentitrice,
ma non dubitare mai del mio amore».

Amleto (Atto II, scena III)

Leggi anche: Sons of Anarchy – Tragedia Greca sulla Highway 

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