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Mommy – Tra Amleto ed Edipo nel film di Xavier Dolan

Mommy – Tra Amleto ed Edipo nel film di Xavier Dolan

L’Amleto è una delle opere più complesse fra le drammaturgie shakespeariane, oggetto di studio di diversi psicanalisti, da Jacques Lacan a Sigmund Freud. Quest’ultimo ne rimase così affascinato da utilizzarlo nel confronto con il mito di Edipo, la tragedia sofoclea e la nascita del suo complesso.

Il testo ha sfumature e contorni morali molto labili, specie in confronto al periodo storico in cui è ambientata la vicenda. L’intera evoluzione della storia si gioca in un campo confuso e inevitabilmente tragico, tra il lutto, il metateatro, l’apparenza, la società e la follia. Questi elementi, riscontrabili anche in Mommy, concedono al film quell’alone melodrammatico che aleggia nell’opera di Xavier Dolan.

L’autore canadese inventa una legge per la sua partitura in cui permette ai genitori di figli problematici di ricoverarli in strutture senza una prescrizione medica. Questo pone già al centro del conflitto un quesito che smuove la morale collettiva su un tema così delicato. Potremmo chiederci: cosa sarebbe accaduto se Gertrude avesse avuto questa possibilità di ricovero per il figlio? L’avrebbe fatto? Amleto avrebbe confessato evitando la tragedia?

Un'analisi sul complesso Edipico di Steve, protagonista di Mommy il film di Xavier Dolan, attraverso la dimensione Shakesperiana di Amleto
Steve

Xavier Dolan decide di dare un volto grafico alla tensione disperata che aleggia per l’intero lungometraggio, scegliendo di utilizzare riprese in rapporto 1:1. Una claustrofobia profetica di una limitazione senza possibilità di elevazione, di una condizione che condanna i protagonisti di Mommy.

Un formato che amplifica e deforma. Una ripresa in cui il regista è costretto a inquadrare un solo soggetto per volta, facendo apparire “stretto” il contesto per due o più individui, per più ego, che inevitabilmente si fondono o collidono.

Dolan però concede anche piccoli attimi di espansione vitale, di equilibrio e respiro poetico, per alleggerire l’inquietudine. Ma sono pause talmente sporadiche che incautamente diventano attimi illusori e alimentano una speranza che assumerà la forma del tormento perpetuo per Dianne, la madre. Shakespeare allo stesso modo costringe i suoi protagonisti in una gabbia di intrecci consequenziali da cui è quasi impossibile svincolarsi. I personaggi discendono, azione dopo azione, in un’oscura palude metaforica della tragedia, nell’inconscio sommerso.

Un luogo negli abissi della psiche da cui gli impulsi di Ofelia non riemergeranno più e, probabilmente non a caso, la ragazza muore affogata in una scena che Shakespeare decide di non mostrare. Kyla, allo stesso modo, di fronte alla voragine emotiva che le si apre dinnanzi a seguito dell’epilogo, torna balbuziente.

Kyla e Steve

Il lutto mal elaborato in questa opera del drammaturgo e in Mommy, diffonde una pesantezza che si annida negli angoli più impensabili della vita dei protagonisti, logorandoli inesorabilmente, risvegliando – nella rimozione secondo Freud e mostrandole nel linguaggio secondo Lacan – dinamiche antiche e legate allo sviluppo infantile. Il rapporto con i defunti che si imprime in queste storie perde l’alone di misticismo, di sana nostalgia e assume una svolta psicotica.

Il trauma del padre condiziona l’esistenza del giovane Steve già affetto da un disturbo oppositivo-provocatorio. Il ragazzo lascia trasparire da subito la mancanza che prova nei confronti del genitore che tenta di colmare rivestendo i suoi panni. Nell’Amleto è lo spettro a innestare nel principe questa dinamica.

La sensazione di disagio, in Mommy e in Amleto, si gioca tra le righe delle conversazioni che lasciano una prospettiva vasta di questo spazio ambiguo e soffocante dove agiscono le intenzioni. Un posto fatto di domande esistenziali, di non detti, di liti furibonde e di conoscenze apprese incidentalmente e non accettate, che inibiscono l’azione.

Sono come personaggi che discendono senza lanterna nei meandri di quelle memorie del sottosuolo dostoevskiano. Consapevolezze che distruggeranno la speranza di Kyla, ma soprattutto la vita di Dianne che quando deciderà di agire dovrà fare i conti con una delle frasi di apertura della pellicola:

«Non possiamo salvare quelli che amiamo, l’amore in questo non c’entra niente».

(Xavier Dolan, “Mommy”)

mommy
Rottura del rapporto 1:1

Il principe Amleto è animato da due forze completamente sbilanciate che lo atterriscono. Da un lato il desiderio di vendetta che lo spettro-padre gli richiede e lui non vuole realmente commettere, dall’altro la consapevolezza che ammazzando lo zio eliminerebbe l’ostacolo concreto che gli impedisce di esaudire l’inconscia pulsione edipica che prova nei confronti della madre. Il compimento di questo omicidio non lo differenzierebbe molto da quello zio che tanto disprezza.

La tensione incestuosa del rapporto madre-figlio in Mommy è un fil rouge che emerge nelle situazioni instabili, specie nella scena della cena con l’avvocato. La gelosia e il senso di colpa che attivano le reazioni del ragazzo, sconfinano nel territorio delle responsabilità che Dianne non sa come gestire. È lo spazio del desiderio della madre per un quarto elemento, descritto dalle analisi di Lacan come motore che agisce su Amleto, che né Steve né Amleto possono esaudire.

Amleto ed Edipo differiscono in questo senso, ma come due facce della stessa medaglia. Amleto sa tutto e non agisce perché non può volere di desiderarlo, Edipo compie questo atto senza desiderarlo e senza saperlo. Steve è nel mezzo: brama di occupare quel posto e agisce per averlo, accetta di volerlo, ma è vittima anche dell’inconsapevolezza che il suo disturbo gli dà.

Se da Gertrude (ponendo che non fosse a conoscenza come dice lo spettro del complotto del cognato) ci si aspetta, in quell’epoca, che adempia al ruolo imposto dalla società di regina, di madre e vedova, accompagnandosi al nuovo re-fratello per salvaguardare lei e Amleto; allo stesso modo, Dianne, si sente in dovere di “sacrificarsi” per il figlio. Animata all’azione concreta dalla necessità disperata di ottenere una consulenza per salvare Steve e sé stessa, per concedergli un’opportunità, per amore.

Agli occhi di entrambe le donne questo è un estremo atto di amore materno in una condizione già compromessa. Un’azione che magari nasconde anche il latente interesse di sentirsi donne libere di avere altre relazioni, svincolate dal ruolo di madre, a cui gli eventi le hanno legate e che la società e i figli faticano a scindere.

Viceversa, agli occhi dei figli, quella scelta risulta come un tradimento nei loro confronti e in quelli dei loro padri (che hanno imparato a tollerare in vita e di cui ambiscono il ruolo da morti). I figli avvertono quella decisione come un’intrusione nel rapporto tossico ed esclusivo che li unisce, colpevolizzandosi. Attribuiscono la scelta alle loro azioni o fallimenti passati, che gli fan sentire la gravità della loro esistenze sulle donne-madri che amano. Una sorta di colpa tragica che fa sì che Edipo non si uccida subito, ma si accechi nel mito una volta scoperta la verità.

mommy
Dianne

La “fine” di tutti i personaggi, di entrambe le opere, avviene anche e soprattutto per loro stessa mano. A causa di azioni incidenti o trasversali del passato che a monte hanno una scelta, a volte inconsapevole o superficiale, che ha avuto delle conseguenze a distanza.

Come accade nelle tragedie greche dove non si agisce più solo per volere divino, non è l’epicità a guidare in maniera unitaria le scelte degli eroi, ma gli uomini diventano contradditori burattinai in conflitto con loro stessi, e con una società che si aspetta da loro un’integrità unica.

Nessuno in queste tre storie sfugge al fatum, la necessità del divenire che non dà scampo nemmeno agli dei. Anche se i personaggi cambiano e crescono con le loro scelte, si illudono di evadere la rete profetica che sta all’origine delle tre storie. Sono tre vicende di tre epoche diverse che possono colpirci perché sono racconti senza giudizio e in antitesi alla narrazione tradizionale.

L’Amleto è un’opera che non risolve i suoi personaggi, se non attraverso la soluzione definitiva della morte per avvelenamento o per inganno, ponendo dubbi eterni sulla loro redenzione. In Mommy è la rottura dolente e definitiva di tutti i rapporti l’unica possibilità per porre fine al tormento dei protagonisti. Lasciando una chiusura sofferente, un po’ per il contesto e un po’ per la consapevolezza che per Steve l’amore morboso nei confronti della madre probabilmente non avrà pace.

C’è una drammatizzazione comune delle dimensioni emotive, espresse all’eccesso. La manifestazione a favore di camera dell’eroe tragico, una messa in scena della contraddizione nei monologhi di Amleto e nella volontà di Steve di frequentare un’accademia drammatica, di travestirsi e sentirsi a proprio agio in altri panni, nell’espressione identitaria eccentrica di Dianne.

Un mettere in scena sé stessi tramite una maschera, una proiezione che permette di elaborare e sopportare una realtà gravosa, che per Amleto assume i connotati della follia con cui può raccontare, per una parentesi, la sua verità.

Leggi anche: Mommy – Trovare la Morte nella Madre

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