Home Nella Storia del Cinema Pellicole Dimenticate Sydney (Hard Eight) - L'esordio di Paul Thomas Anderson

Sydney (Hard Eight) – L’esordio di Paul Thomas Anderson

«Never ignore a man’s courtesy».

(Sidney – Philip Baker Hall)

Il film d’esordio di Paul Thomas Anderson si svolge attorno alla storia di Sydney, un ex giocatore d’azzardo incallito che cerca di insegnare i trucchi del mestiere a John, un giovane immaturo e solo al mondo, il quale ha bisogno di soldi per venire meno dal mondo della strada e pagare il funerale della madre appena defunta.

Il regista Hollywoodiano fa il suo ingresso trionfale nella Storia del Cinema, realizzando un dramma Neo-Noir, ambientato nel rischioso mondo dei Casinò di Las Vegas.

E quale modo migliore di fare il suo debutto, se non mostrando il periodo di transizione che stava attraversando il cinema contemporaneo e la società americana, attraverso gli occhi un personaggio come Sydney, interpretato da un veterano come Philip Baker Hall, che offre il suo aiuto e tutta l’esperienza che ha, a un giovane John C. Reilly in difficoltà.

Al suo debutto con Sydney (Hard Eight), Paul Thomas Anderson ci introduce al suo Cinema, dando un primo sguardo al rapporto Padri e Figli.
John C. Reilly e Philip Baker Hall – Sydney (The Hard Eight)

L’opera prima del regista di Los Angeles nasce dall’idea di esplorare più a fondo il personaggio del suo cortometraggio Cigarettes and Coffee, interpretato sempre da Philip Baker Hall.

Originariamente intitolato Sydney dal suo creatore, il film ha subìto delle modifiche da parte della produzione, che ha messo mano sul prodotto finale cambiando il titolo in Hard Eight con lo scopo di “venderlo” più facilmente al pubblico, il quale era più familiare con il termine legato al gioco d’azzardo.

Anderson, eludendo gli accordi con la casa di produzione, decide di presentare il suo primogenito nella sua versione finale al Sundance Film Festival e nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes nel 1996, riscontrando un grande successo che gli permetterà di affermarsi come giovane promessa, nella Nuova era del Cinema Hollywoodiano.

Una generazione abbandonata e impaurita

Anderson, tramite gli occhi di Sydney, ci mostra le vite di personaggi costretti a sopravvivere in condizioni disagianti, come la cameriera Clementine (Gwyneth Paltrow), che per racimolare qualche soldo in più per pagare le bollette, si prostituisce con i clienti del locale in cui lavora, trasformando se stessa in un oggetto per soddisfare i desideri degli uomini, alienandosi e identificandosi con quello che gli altri vedono in lei.

Clementine sembra essere destinata a una vita miserabile, tanto da convincersi che andare a letto con gli uomini sia l’unica cosa che una ragazza come lei, possa fare in un mondo come quello. Non vede altra via d’uscita perché nessuno mai gliel’ha mostrata, nessuno si è mai interessato realmente, fino a quando il suo cammino incontra quello di John e Sydney.

Clementine (Gwyneth Paltrow) – Sydney (The Hard Eight)

Sydney è l’unico che riesce a notare il malessere della ragazza, e come ha fatto per John diventa il suo punto di riferimento, si prende cura di lei senza chiedere nulla in cambio, sovvertendo le sue convinzioni e facendola rimanere incredula di fronte al suo gesto profondamente sincero, altruista e senza secondi fini.

Sydney, si rapporta con John e Clementine in una maniera molto diretta e pragmatica, con un atteggiamento stoico e un disarmante interessamento verso i loro problemi.

Dimostra di avere molta comprensione e umanità nei loro confronti, attenzioni che né John né Clementine sono abituati a ricevere, ecco perché in un primo momento rimangono scettici e sulla difensiva, dopo che quell’uomo misterioso gli offre il suo aiuto come se fosse loro amico da una vita.

«C’è sicuramente un inganno da qualche parte» penseranno, ma sono loro stessi a crearselo, essendo influenzati dalla percezione negativa che hanno del mondo attorno a sé, si aspettano sempre il peggio e adottano questo è un meccanismo di difesa, per paura di soffrire e rimanere delusi per l’ennesima volta.

John e Clementine – Sydney (Hard Eight)

Sono dei bambini adulti, che non hanno mai avuto figure di riferimento solide e affidabili, che non sanno come muoversi nella realtà di un mondo in continuo progresso, non avendo gli strumenti necessari per affrontare la vita adulta.

Si presagisce la solitudine a cui sembrano andare incontro, una solitudine conseguente alla loro paura ed incapacità di instaurare relazioni con gli altri.

Anderson ci mostra questi personaggi come delle anime perse, che vagano sulla terra senza alcuna consapevolezza di chi siano, cosa stiano facendo o cosa faranno in futuro, una generazione abbandonata a se stessa che viene fagocitata da avvoltoi e approfittatori.

Ezekiel 25:17 – Il Pastore che conduce i deboli attraverso la Valle delle Tenebre.

Il ruolo del padre; del guru, del Mentore, nel bene o nel male, è un elemento che apparirà molto spesso nelle pellicole successive di Anderson, come si ripresenteranno frequentemente anche questi personaggi disperati, tormentati dal loro passato e incapaci di risolvere i loro traumi profondamente radicati, personaggi in cerca di qualcuno o qualcosa che li risollevi dalla loro condizione di miseria e sofferenza.

In un mondo che gioca “sull’azzardo” e sulla disperazione delle persone ingenue e immature, Sydney è colui che conosce le regole del gioco e le sfrutta a suo favore per aggirare il sistema. È il padre che fa ciò che deve per far sopravvivere i suoi figli e regalargli il futuro che meritano, prendendosi tutte le colpe e facendosi carico di tutti i peccati commessi, in nome di un bene superiore.

Al suo debutto con Sydney (Hard Eight), Paul Thomas Anderson ci introduce al suo Cinema, dando un primo sguardo al rapporto Padri e Figli.
Philip Baker Hall – Sydney (Hard Eight)

Cerca di fare la cosa più giusta, dando una mano a chi mostra un animo buono e volontà di cambiare, ma nel fare questo sa bene che prima o poi dovrà subire le conseguenze delle sue azioni più estreme.

È consapevole di non essere uno stinco di santo, non crede di avere una giustificazione per ciò che fa,  non si crede migliore degli altri. Non si erge a figura morale che giudica dall’alto chi si comporta scorrettamente, ma osserva il mondo e tenta di riportare in carreggiata chi ha perso la strada.

Quando scopriamo alcuni dettagli della storia di Sydney, cominciamo a capire che aiutando John e Clementine, è come se volesse fare pace con la sua coscienza, rimediare agli errori ed i peccati commessi nel suo passato criminale e con i suoi veri figli, che non vede più da tempo. Diventa per i due ragazzi, ciò che non è riuscito a essere per i suoi figli, spingendoli a conoscersi e innamorarsi, affinché si possano sostenersi l’uno con l’altra e riescano a costruirsi una nuova vita insieme.

Al suo debutto con Sydney (Hard Eight), Paul Thomas Anderson ci introduce al suo Cinema, dando un primo sguardo al rapporto Padri e Figli.
John, Clementine e Sydney – Sydney (Hard Eight)

Sydney: Il sacrificio necessario per conservare l’umanità.

Sydney agisce e prende decisioni con lo scopo di proteggere i suoi prediletti dalla tirannia degli uomini malvagi. E questo per lui, significa anche macchiarsi di sangue e fare il lavoro sporco, affinché i suoi figli siano liberi e puliti.

Nel suo tentativo di ristabilire un equilibrio nella vita di John, sa che dovrà prendere una posizione ferma e decisa sul da farsi. E in un mondo sempre più folle, che ha perso le buone maniere e la disciplina, Sidney diventa un baluardo conservatore, che arrivato ad una certa età, solo e pieno di rimorsi, tenta di usare la sua esperienza per fare qualcosa di benevolo verso coloro che ne hanno più bisogno e conservare quegli ideali necessari a impedire il declino della specie.

Al suo debutto con Sydney (Hard Eight), Paul Thomas Anderson ci introduce al suo Cinema, dando un primo sguardo al rapporto Padri e Figli.
Philip Baker Hall – Sydney (Hard Eight)

Verso il finale, scopriamo che Sidney aveva ucciso il padre di John quando ancora era nel giro criminale. Questo dettaglio potrebbe cambiare la prospettiva idilliaca delle sue buone azioni, facendoci intendere che ha accolto il ragazzo sotto la sua ala protettiva, per sentirsi meglio con se stesso per ciò che ha fatto, cercando di rimediare al suo senso di colpa.

Il film ci suggerisce però che le sue intenzioni, seppur discutibili, rimangono nobili, che per redimersi non sarebbero servite a nulla delle scuse. Non si può tornare indietro, il suo conflitto interiore non può essere cancellato, quindi decide di fare qualcosa di concreto, qualcosa di profondamente altruista per bene di John e il suo futuro. La verità non sarebbe servita a cambiare il passato né a migliorare il futuro, avrebbe solo fatto soffrire e arrabbiare ancora di più un ragazzo in una situazione già particolarmente precaria e instabile.

Sydney quindi, fa tutto ciò che ha in suo potere per salvaguardare l’immagine che John ha di lui, vorrebbe che si ricordi di lui come la figura paterna che non ha mai avuto, che diventi un uomo responsabile e non si lasci consumare dal caos del nuovo mondo.

Vuole che John riesca a risollevarsi dopo una brutta caduta, dandogli la sicurezza di avere nella sua vita qualcuno che crede in lui, diventando una persona da cui prendere esempio, un padre che mantiene intatta ad ogni costo la sua figura, agli occhi dei figli.

Figli che grazie ai suoi insegnamenti, saranno pronti a prendere in mano la propria vita, sapendo cosa fare nei momenti di sconforto e difficoltà.

Al suo debutto con Sydney (Hard Eight), Paul Thomas Anderson ci introduce al suo Cinema, dando un primo sguardo al rapporto Padri e Figli.
Jimmy (Samuel L. Jackson) e Sydney

«Non farlo, io ti vedo, conosco quel tuo modo di fare, io ti conosco benissimo».

(Jimmy – Samuel.Jackson)

Sydney è un Old Timer, come afferma il personaggio interpretato magistralmente da un giovane Philip Seymour Hoffman, uno della vecchia scuola.

È lo spirito del Cinema classico che cerca di conservare e tramandare la sua conoscenza ad una “Nuova Hollywood” in un’America sregolata, confusa e nel bel mezzo di un’era sempre più nichilista, con l’avvento definitivo del pensiero Post-Moderno.

Una figura che porta dietro di sé il carico degli errori della propria generazione, e che quindi non viene vista di buon occhio, nella sua compostezza ed eleganza stoica, dalle nuove leve. Una nuova generazione che non accetta più la prudenza, l’inflessibilità e la presunzione di sapere che portano con sé gli Old Timer.

Non è un paese per vecchi, già nel 1996, ma Anderson ci dice che sono stati proprio quei “vecchi” a fondare quel paese, non occupandosi a dovere dei loro successori. Ma può darsi che non sia troppo tardi per rimediare, non fino a quando ci sarà qualcuno che ci mostrerà una via d’uscita da questo infinito passaggio di colpe tra generazioni.

Clementine (Gwyneth Paltrow) – Sydney (Hard Eight)

Paul Thomas Anderson, ci permette di guardare da entrambe le parti in maniera imparziale. In questa storia noi siamo John e Clementine, siamo quelle anime sperdute che cercano e hanno bisogno di quella figura a cui ispirarsi, che ci salvino dalla nostra precaria condizione e ci mostrino un’altra strada da percorrere. Ma siamo anche consapevoli di poter essere Sydney, di poter diventare noi stessi i maestri di qualcuno, coloro che possono proteggere, istruire e salvare il prossimo.

Anderson con il suo primo lungometraggio, ci presenta la Settima Arte come quella speranza necessaria che ci restituisce sicurezza e fiducia in noi stessi. Il Cinema, può essere il nostro vecchio amico, che attraverso i suoi racconti, aiuta a raccapezzarsi in quella foresta piena di pericoli che è la vita.

Leggi anche: Il significato del finale di The Master – Un Mondo senza Maestri

Daniele Lacaprahttps://lastanzadelcinema.wordpress.com/
Sometimes everything seems just like a dream. It's not my dream, it's somebody else's. But I have to participate in it. How do you think someone who dreams about us would feel when he wakes up?

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