Home Il Mondo tra Anime e Animazione Kiseiju: le emozioni contano

Kiseiju: le emozioni contano

Kiseiju – L’ospite indesiderato è un anime del 2014, adattamento dell’omonimo manga pubblicato sul finire degli anni Ottanta. Rientra nella categoria seinen a tema body horror e si distingue per la profondità delle tematiche trattate, tra cui la questione dell’identità e il ruolo delle emozioni.

La metamorfosi

Shinichi è un giovane liceale dal carattere gentile e sensibile. Una notte si sveglia in preda al panico. Qualcosa gli è entrato nella mano destra e adesso sta risalendo lungo il braccio. Per evitare il peggio, Shinichi stringe i fili delle cuffie attorno al bicipite riuscendo a bloccare la marcia della creatura. I genitori accorrono, preoccupati dalle sue urla. Alla domanda di spiegazioni, il figlio mostra il braccio, ma tutto sembra a posto. Non c’è nulla di strano.

La mattina seguente inizia come se nulla fosse successo. Shinichi ha solo un po’ più fame del solito. Purtroppo per lui, però, non si è trattato solo di un brutto incubo.

La Terra è stata invasa da creature parassite che s’innestano nel cervello degli umani e rubano la loro identità. Gli ibridi nati da questa fusione si trasformano in organismi antropofagi dal cui corpo possono generarsi potenti tentacoli e lame affilate. Qualcuno li definirà muscoli pensanti, predatori guidati da una cinica razionalità che sfruttano per mimetizzarsi tra la gente.

Shinichi si è risparmiato questo tragico destino. Il suo cervello e la sua personalità sono rimasti intatti. Peccato che la mano destra abbia cominciato a parlare e ad agire per conto proprio. Il parassita ha preso possesso dell’intero arto. Parla e apprende a un ritmo impressionante. Il suo obiettivo iniziale è molto semplice: difendere la vita dell’ospite perché da esso dipende la sua sopravvivenza.

Cosa ci rende umani? Kiseiju ci racconta la storia di un ragazzo che con le proprie emozioni perde anche il senso della propria esistenza.
Shinichi interagisce con il suo ospite indesiderato: Destry.

Col passare del tempo Shinichi si affeziona al suo strano simbionte e gli dà un nome: Destry (Migī in giapponese). Dal canto suo, il parassita incoraggia il ragazzo a superare le proprie insicurezze. Destry è una sorta di Grillo Parlante che elargisce consigli schietti, cinici, razionalmente obiettivi su ogni aspetto della vita di Shinichi. È anche un tipo curioso che fatica a comprendere i comportamenti umani.

Non appena i due riescono a raggiungere un equilibrio, però, ecco che la situazione degenera.

La frattura

Durante una vacanza la madre di Shinichi, Nobuko, viene uccisa e posseduta da un parassita. Della donna dolce, amorevole e protettiva non resta più nulla. Ora è una gelida predatrice. Quando rientra a casa, la falsa Nobuko percepisce Destry e attacca il figlio, trafiggendolo dritto al cuore. Shinichi cade a terra inerme. Destry deve fare qualcosa prima che il suo ospite muoia. L’unica soluzione è che il parassita tenti una fusione ancora più profonda per guarire la ferita mortale. È una mossa disperata. Tanto la riuscita quanto le conseguenze sono imprevedibili.

Kiseiju entra nel vivo del secondo atto.

Shinichi riesce a scamparla e a mantenere il controllo del proprio corpo. La fusione con le cellule di Destry, però, ne ha alterato la personalità. Da sensibile e gentile quale era, Shinichi diventa sempre più apatico e disincantato. Eppure sa di aver perso qualcosa, e la ricerca di questo qualcosa diventa il tema dominante dell’opera.

Cosa ci rende umani? Kiseiju ci racconta la storia di un ragazzo che con le proprie emozioni perde anche il senso della propria esistenza.
Shinichi viene colpito a morte da colei che un tempo lo difese dai pericoli.

Il nuovo Shinichi non riesce a trovare stabilità al proprio Io interiore. Il suo corpo, la sua memoria, la sua narrativa sono state sconvolte dagli eventi. E più la simbiosi si cementifica, più lui perde in emotività.

La ricomposizione

La ricomposizione dell’animo di Shinichi si attua nel ciclo narrativo centrale di Kiseiju che ha come suo fulcro la figura della madre. Nobuko Izumi è colei che inizialmente rappresenta la cura e l’accudimento. Sul braccio porta il segno di un’ustione che si è procurata per proteggere il figlio piccolo da un fiotto d’olio bollente. La figura della madre si tramuta poi in quella di ferale assassina, la quale a sua volta verrà uccisa da Shinichi.

Nel blocco generale delle emozioni il protagonista si sente doppiamente in colpa. A causa sua – si fa per dire – Nobuko s’è rimediata l’ustione. E sempre a causa sua perde la vita.

Questo schema di vicinanza e perdita trova uno specchio nella relazione con Murano Satomi, una tenera ragazza che si è innamorata proprio del carattere sensibile del primo Shinichi. I due si avvicinano, si allontanano, escono insieme, si tolgono il saluto. Eros e Pòlemos sono in lotta. Spesso Satomi non riesce a comprendere i comportamenti di Shinichi, il quale pure si sforza di agire come in passato diventando, di fatto, il mimo di se stesso.

La simbiosi ha portato un cambiamento radicale. Ne abbiamo un esempio quando i due trovano un cucciolo di cane agonizzante, aspettano la sua morte, dopodiché Shinichi prende il cadavere per la collottola e lo getta in un cestino dell’immondizia.

Cosa ci rende umani? Kiseiju ci racconta la storia di un ragazzo che con le proprie emozioni perde anche il senso della propria esistenza.
Satomi e Shinichi iniziano ad avvicinarsi. Destry è nascosto. La fusione non è ancora avvenuta.

Ma se è il trauma della perdita della madre ad aver provocato la ferita, sarà proprio una madre a guarirla. Una madre che è pure nemica: Reiko Tamura.

Intelligente, curiosa e con una spiccata propensione per gli esperimenti, Reiko è l’unico parassita a vivere l’esperienza della maternità. Nel suo grembo cresce un feto umano che arriverà persino a vedere la luce. Com’è possibile? I parassiti non conoscono cura, contatto o empatia. Sono mossi dalla “ragion di sopravvivenza”.

Reiko vuole sondare le origini della vita biologica e comprendere i comportamenti degli umani. Quando il bambino nasce, lei stessa comincia a provare emozioni umane, come per esempio il riso. Nonostante i modi rudi, sviluppa un attaccamento per la prole e impara l’autosacrificio. Una volta smascherata dalla polizia, arriverà ad usare il proprio corpo come scudo per proteggere il bambino dalla salva di proiettili a lei indirizzata. Shinichi è lì e la vede morire.

Assistere all’immolazione di una madre riaccende in lui il ricordo di Nobuko, e con esso le lacrime perse da tempo.

L’atto di cura da parte di una creatura originariamente insensibile riporta il ragazzo alla sua dimensione umana. Ritrovata quella, Shinichi potrà ritrovare anche Satomi. Il ciclo si chiude in questo momento: dopo il massimo allontanamento, i due conoscono il massimo avvicinamento. Kiseiju osa proporre una scena di sesso affettuosa e delicata, sicuramente catartica per due poli catturati nella continua danza di attrazione e repulsione.

Cosa ci rende umani? Kiseiju ci racconta la storia di un ragazzo che con le proprie emozioni perde anche il senso della propria esistenza.
Shinichi e Satomi entrano in intimità prima della battaglia finale.

Il ruolo delle emozioni in Kiseiju

Kiseiju è un anime ricco di metafore il cui carattere introspettivo spicca su tutti gli altri aspetti. Non è infatti il design dei parassiti, e nemmeno i combattimenti, ciò che più appassiona lo spettatore. È piuttosto quel costante senso della perdita che sottende la metamorfosi del protagonista. Shinichi perde la madre e tanti compagni di scuola. Persino l’incolumità di Satomi resta in bilico sino all’ultimo episodio.

L’apatia indotta dai parassiti sembra allora un modo per evitare questa ansia. L’utilitarismo egoistico diviene il teatro mentale in cui sperimentare legami esenti dal rischio della sofferenza.

Il legame, la relazione, il tenere a qualcuno portano tutti in sé la paura della perdita, il rischio della delusione, la minaccia del cambiamento. I parassiti, esclusa Tamura, ne sono immuni. Essi sono una bizzarra sintesi tra istinto di sopravvivenza e ragione, un connubio che priva l’uomo della sua umanità.

Cosa ci rende umani? Kiseiju ci racconta la storia di un ragazzo che con le proprie emozioni perde anche il senso della propria esistenza.
Reiko Tamura, già parassita, affronta per la prima volta l’esperienza dell’allattamento.

Le emozioni possono possederci e portarci a compiere pessime scelte, eppure sono anche quelle che ci permettono di agire come individui morali. Più in generale, le emozioni sono ciò che può dare calore alla vita. Kiseiju ci suggerisce che da esse sgorgano i moventi, gli scopi e il senso dell’essere al mondo.

«La ragione è, e deve solo essere, schiava delle passioni, e non può rivendicare in alcun caso una funzione diversa da quella di obbedire e di servire ad esse».

(David Hume, Trattato sulla natura umana)

Leggi anche: Inside Out – Le emozioni che si emozionano

Giuseppe Turchi
Laureato in Filosofia all'Università di Parma, sono stato cultore della materia e attualmente insegno alle scuole superiori. Appassionato di neuroetica e psicologia, ho pubblicato due racconti morali e scrivo saggi divulgativi. Mi batto con le unghie e con i denti per una riforma scolastica incentrata sull'educazione affettiva, digitale e al pensiero critico. Dragon Ball è stato il mio maestro di vita, anche se poi ho dedicato il mio cuore a Neon Genesis Evangelion e Attack on Titans. L'Inter è la mia croce e la mia delizia.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Il maccartismo – Tra Charlie Chaplin, Orson Welles e Dalton Trumbo

Il maccartismo si sviluppò ampiamente nell'amministrazione americana in seguito alla seconda guerra mondiale. Il termine prende il nome dal senatore Joseph McCarthy che guidò...

Il mucchio selvaggio – Frammenti di un discorso eroico

Il mucchio selvaggio - Frammenti di un discorso eroico « Se fossi uscito di casa, il Giusva, dopo avermi freddato, mi avrebbe sicuramente sciacallato i...

Next Floor – Un corto politico di Denis Villeneuve

Due occhi neri come l'ebano ci scrutano, ci studiano, riescono a captare ogni nostro singolo movimento, è come se ci conoscessero già. Non un...

Bloom up – Il voyeurismo fenomenologico di Mauro Russo Rouge

Bloom up o il voyeurismo fenomenologico di Mauro Russo Rouge. «Avevo fame di realismo» disse una volta Mauro Russo Rouge, regista e direttore artistico del Torino Underground Cinefest. E quella...