Home Il Mondo tra Anime e Animazione Anime Redline, l'anarchica velocità animata di Takeshi Koike

Redline, l’anarchica velocità animata di Takeshi Koike

Cosa succede se un meticoloso animatore fuori di testa ottiene carta bianca per realizzare un lungometraggio? Ne esce fuori Redline, probabilmente la sublimazione dell’estetica anarchica dell’animazione giapponese e la forma più pura del culto del movimento simulato tanto caro ai pensatori futuristi. Oltre a essere, con ogni probabilità, una droga sintetica fatta a film.

Voci fuori dal coro

Nel complesso mondo dell’animazione spesso si tende a riassumere e uniformare lo stile di una pellicola dietro il solo nome del regista così come si è solito fare per i prodotti in live-action. La verità è che ogni parte di un lungometraggio o serie animata è gestita da una pluralità di voci e stili di animazione, ma spesso trovano modi propri per inscenare e dare vita a una storia scritta.

Nella terra del Sol Levante, dove questa struttura quasi industriale è più evidente, certi animatori posseggono una propria aura e un proprio stile che spesso sovrastano quelli delle figure produttive.

Uno degli autori contemporanei più interessanti è Takeshi Koike, che nella sua carriera è sempre stato devoto a un solo fine: rappresentare la velocità a schermo.

Allievo di Yoshiaki Kawajiri (Ninja Scroll, Vampire Hunter D) e di nientedimeno che Yoshinori Kanada – praticamente l’Elvis degli animatori, neanche vi elenco cosa ha fatto – Koike rappresenta la punta di diamante di una generazione di maestranze del settore che portano avanti delle personali poetiche visive e stilistiche anche in mezzo a progetti di altri, ognuno per raggiungere la cosiddetta “illusione della vita”, termine coniato da Frank Thomas e Ollie Johnston, due leggende della Disney dell’epoca d’oro.

La folle pellicola d'animazione giapponese Redline è un grido d'amore al mestiere dell'animatore e alla velocità come mantra di vita.
Il nitro si attiva, la barriera del suono viene infranta, la scena si deforma.

Se cercate una qualsiasi compilation su Youtube dei sakuga (sequenze di animazione più curate e in cui si evince la cifra stilistica di un animatore, ndr.) di Koike potete capire quanto sia un attento osservatore del momentum dell’azione in ogni sua forma, che siano potentissimi jab del pugilato in Hajime no Ippo o la fluidità dei colpi di katana in Samurai Champloo, fino alle folli evoluzioni dei mecha in Trava First Planet.

Finché rimane in controllo della scena, Koike fa accumulare ai suoi personaggi e oggetti una quantità sproposita di energia cinetica col solo disegno, tanto da far raggiungere loro un nirvana catartico del movimento.

Cosa vedi oltre la linea rossa?

«In un futuro lontano, le automobili perdono le ruote e volano. Questa è la storia di coloro che corrono veloci come il vento, conservando lo spirito che sta per svanire»

(Introduzione del film)

L’universo della pellicola è popolato da umani, cyborg e alieni dalle forme più assurde. La scienza si fonde con la magia, ma il sogno comune rimane quello dei nostri tempi: correre, superare i confini dell’orizzonte.

Lo scanzonato e squattrinato protagonista JP “Il Gentiluomo”, un punk rockabilly con tanto di grosso pompadour, vive quasi momenti di rabbiosa estasi quando attiva il nitro della propria macchina Transam, ma una volta che si trova con i piedi per terra sembra tutta un’altra persona, molto più tranquilla e composta.

Ognuno dei piloti che prendono parte alla prestigiosa e mortale gara Redline (raccontati tramite degli esilaranti finti servizi televisivi) è animato da un motivo diverso come fama e soldi, ma solo JP è uno di quelli “puri” che gareggia per sentirsi vivo.

Unico suo diretto concorrente in questo è il pluricampione Machine Head Tetsujin – rimando al primissimo mecha della storia dell’animazione, Tetsujin 28 – che in quanto cyborg connesso fisicamente alla sua macchina considera correre un’azione naturale come respirare e parte della sua stessa essenza.

La folle pellicola d'animazione giapponese Redline è un grido d'amore al mestiere dell'animatore e alla velocità come mantra di vita.
Machine Head, il rivale di JP, vive per l’adrenalina della vittoria. Ha persino il suo tema musicale celebrativo!

L’atto di correre assume un significato anarchico e liberatorio, e in questo mondo si scontra con una società diametralmente opposta. Per questa edizione della gara viene scelto il pianeta di Roboworld, dove vige una dittatura militare e tecnocratica con chiare influenze visive che richiamano il Terzo Reich.

Il solo annuncio in pompa magna dell’evento scatena una rivolta operaia interna per permettere agli “eroi” della competizione di sfrecciare liberi sui percorsi minati e le montagne fortificate della città.

Questa corsa clandestina e senza regole è il canto ribelle degli oppressi, coloro che si sentono veramente vivi rompendo la barriera del suono. Ma è anche il manifesto (o ultimo canto del cigno, visto il flop al botteghino?) di una generazione di animatori che non si piega alle volontà produttive del mercato mainstream e osa fino alla fine.

La folle pellicola d'animazione giapponese Redline è un grido d'amore al mestiere dell'animatore e alla velocità come mantra di vita.
Il momentum dell’azione, anche se assurda, rimane costante e con un’animazione sopraffina

Come un buon vino

Nonostante i suoi dieci anni sul groppone, Redline rimane la punta di diamante di uno studio d’animazione, il Madhouse, con un pedigree storico lungo quasi cinquant’anni. Gli oltre sette anni di produzione e di animazione hanno prodotto un lungometraggio completamente scevro da computer grafica, una tecnica quanto mai discussa e criticata oggi nel 2021.

Con oltre centomila frame interamente disegnati a mano, rimane uno dei pochi lungometraggi animati che si avvicina al leggendario adattamento animato di Akira di Katsuhiro Otomo.

Non è solo la quantità ad essere impressionante, ma anche la qualità riposta nelle scelte visive e stilistiche. Koike è un grande appassionato di comics americani, in particolare dello stile noir di Frank Miller, cosa che si riflette nel suo character design esagerato, ma pieno di dettagli funzionali per comprendere i personaggi e le loro motivazioni.

Redline lascia che sia unicamente l’animazione a parlare per sé, senza che la storia si perda in spiegoni eccessivi. Anche perché ci sarebbero troppe cose folli da spiegare, e certe volte è meglio non sapere.

Nel favoloso mondo ipercinetico di Koike, le macchine sono dei bolidi che rompono visivamente l’attrito con l’aria e addirittura distorcono le carrozzerie delle vetture, emettono vulcani di fuoco blu e rosso dalle proprie marmitte. Anche i piloti subiscono deformazioni dovute all’eccessiva velocità, fino a provocare comiche ed esagerate epistassi dal naso.

La regia di Koike, inoltre, si concentra sui dettagli delle azioni dei piloti: un cambio di marcia, una sterzata a gomito o il tirare un freno a mano diventano rapidi e quasi istantanei, ma coinvolgono lo spettatore nelle azioni manuali del pilota.

La folle pellicola d'animazione giapponese Redline è un grido d'amore al mestiere dell'animatore e alla velocità come mantra di vita.
Con semplici tocchi visuali, come le livree d’aria,  la sensazione di velocità aumenta

Questo turbinio di azione schizofrenica rimane sempre ben dosata, e viene esaltato dalla  colonna sonora a metà fra il dance pop e l’elettronica martellante di James Shimoji (che ha da poco ripubblicato un arrangiamento per il decimo anniversario del film su Spotify). Lo spettatore vive sulla propria pelle un’adrenalina quasi catartica, con un feeling di velocità che molti titoli in live action si sognano di raggiungere.

Redline per molti può passare come una pellicola scanzonata e trash come tante, un Fast and Furious animato, ma ogni frame dell’opera di Takeshi Koike sprizza cuore e passione, un dream project che non si ripeterà mai più nella storia del medium, anche visti i risultati al botteghino locale e internazionale veramente pessimi.

Oggi, a distanza di un decennio dalla sua uscita, i sogni nel cruscotto di JP, Machine Head, Sonashee e di tutti i folli piloti della Redline continuano a sfrecciare e far sognare tanti giovani animatori di tutto il mondo.

Leggi anche: Kiseiju: le emozioni contano

Andrea Balena
Classe 1996, cresciuto a pane e cultura pop fin dalla nascita, ora giornalista pubblicista laureato in Scienze della Comunicazioni. Passa un numero imbarazzante di ore a fare analisi e teorie semiologiche e simboliche di ogni artefatto visivo.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

LEGGI ANCHE

Il maccartismo – Tra Charlie Chaplin, Orson Welles e Dalton Trumbo

Il maccartismo si sviluppò ampiamente nell'amministrazione americana in seguito alla seconda guerra mondiale. Il termine prende il nome dal senatore Joseph McCarthy che guidò...

Il mucchio selvaggio – Frammenti di un discorso eroico

Il mucchio selvaggio - Frammenti di un discorso eroico « Se fossi uscito di casa, il Giusva, dopo avermi freddato, mi avrebbe sicuramente sciacallato i...

Next Floor – Un corto politico di Denis Villeneuve

Due occhi neri come l'ebano ci scrutano, ci studiano, riescono a captare ogni nostro singolo movimento, è come se ci conoscessero già. Non un...

Bloom up – Il voyeurismo fenomenologico di Mauro Russo Rouge

Bloom up o il voyeurismo fenomenologico di Mauro Russo Rouge. «Avevo fame di realismo» disse una volta Mauro Russo Rouge, regista e direttore artistico del Torino Underground Cinefest. E quella...