Home Nella Storia del Cinema Così divenne leggenda Un chien andalou - Il cinema come puro atto evocativo

Un chien andalou – Il cinema come puro atto evocativo

Un chien andalou – Il cinema come puro atto evocativo

«Automatismo psichico puro, attraverso il quale ci si propone di esprimere, con le parole o la scrittura o in altro modo, il reale funzionamento del pensiero, ovvero in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica e morale».

(André Breton, “Manifeste Surréaliste”)

Un chien andalou –  Il surrealismo cinematografico

Come dichiarato nel primo manifesto del movimento surrealista, scritto nel 1924, il pensiero, nella sua forma più autentica, primitiva ed embrionale scaturisce da idee che arrivano alla nostra esperienza in modo involontario, irrazionale e libero da ogni costruzione logica che usiamo per interpretare la realtà intorno a noi. 

Questo “automatismo” si attiva quando lasciamo da parte la consapevolezza della realtà per come la sperimentiamo nello stato cosciente, quando perdiamo il controllo sul nostro essere, lasciando scorrere i pensieri che ci passano per la mente senza riordinarli in modo che abbiano qualche connessione o nesso logico durante il loro flusso.

Flussi di incoscienza che trasformati in parole, azioni e atteggiamenti diventano paradossali, insensate, assurde.

Un chien andalou, di Luis Buel, è il film surrealista per antonomasia che mette le basi per una rivoluzione nella storia del Cinema.
Luis Buñuel – Un chien andalou

Nella dimensione onirica, ad esempio, le regole che ci guidano nella nostra vita cosciente non valgono più, non hanno alcuna ragione di esistere perché il sistema razionale di riferimento è dormiente, ciò che governa la psiche quando siamo in quello stato non sono più le leggi del mondo conscio, ma quelle della nostra parte inconscia.

Quel luogo recondito dove albergano tutte quelle sensazioni, quei pensieri, quelle immagini e quei desideri che cerchiamo di sopprimere e mettere nel dimenticatoio quando siamo nello stato cosciente. Sorprendentemente, queste manifestazioni del nostro inconscio, nel sogno si presentano a noi sotto forma di immagini. 

Quando sogniamo riproduciamo figure in movimento, e il più delle volte andiamo a comporre dei quadri in cui proiettiamo ambienti, persone e oggetti che insieme vanno a creare un flusso di immagini frammentarie che si rincorrono l’un l’altra, esattamente come gli elementi che compongono una storia.

Il più delle volte queste sequenze, vengono ricostruite dall’inconscio senza un criterio logico, diventando poi di difficile comprensione quando tenteremo di metterle in ordine.

E quale mezzo più adatto a ricostruire questo misterioso fenomeno dell’inconscio, se non il Cinema?

Un chien andalou – Deformare la realtà, attraverso la finzione

Luis Buñuel e Salvador Dalì, intuendo le infinite potenzialità di espressione creativa che La Settima Arte poteva offrir loro, decidono di collaborare e realizzare un film, prendendo come riferimento proprio dei frammenti di immagini estrapolate dai loro sogni.

Tramite simulazione su schermo, la macchina da presa può donare al mondo un altro punto di vista da cui guardare le cose, riproducendo una vera e propria l’esperienza onirica nello stato cosciente, lasciando da parte la realtà come la percepiamo usualmente.

Buñuel e Dalì con Un chien andalou (Un cane andaluso, 1929) il cui titolo va già a preannunciare l’accostamento di due parole che non hanno alcun legame tra di loro, impatteranno il mondo Cinema stravolgendo l’esperienza visiva a cui tutto il mondo era abituato, costringendoci a fare i conti con qualcosa di disorientante e irriconoscibile.

Gli autori vogliono innanzitutto far aprire gli occhi allo spettatore, mantenerlo vigile e curioso, per poi andare ad accecare il punto di vista con cui è abituato a guardare il Cinema. Queste intenzioni, che valgono come una vera e propria dichiarazione poetica, vengono trasformate in metafora visiva e mostrate “alla lettera” nella celebre sequenza del taglio dell’occhio.

Un chien andalou, di Luis Buel, è il film surrealista per antonomasia che mette le basi per una rivoluzione nella storia del Cinema.
La scena iconica del taglio dell’occhio – “Un chien andalou”

Durante la visione cerchiamo di collegare i pezzi del puzzle, ma per quanto tentiamo di razionalizzare e metterli assieme, ci sfugge il disegno d’insieme e quindi rimaniamo impotenti e destabilizzati di fronte a quella messa in scena inconcepibile alla nostra comprensione, come se mancassero degli elementi che ci aiutino a capire cosa diamine stia succedendo.

Vorremmo afferrare il significato di quelle immagini, però non è un linguaggio che ci permette di farlo come noi vorremmo, dobbiamo rassegnarci a subire quel surreale ammasso di materia senza forma, senza ottenere alcuna soddisfazione risolutiva da quell’enigma.

Le scene che vediamo sono più evocative che esplicative, quello che ci viene mostrato non è solo ciò che appare in superficie, le immagini funzionano più come un simbolo, un emblema o un’allegoria di qualcosa.

Certe dinamiche potrebbero anche avverarsi nel mondo reale, infatti gli elementi che vediamo esistono e li conosciamo, fanno parte del nostro mondo, ma è l’accostamento di tutti quegli elementi che rende il tutto stravagante e fuori del comune.

Gli elementi si trasformano, i personaggi si trovano teletrasportati da un momento all’altro in luoghi completamente differenti e tutte queste singolari stranezze non sembrano avere alcun effetto su di loro.

Non essendo in alcun modo spiegate o giustificate da un filo conduttore che le lega in modo coerente, le immagini assumono un nuovo significato interno a quella dimensione, dove a regnare supremo è il linguaggio universale del cinema, fatto innanzitutto di immagini e montaggio.

Un chien andalou, di Luis Buel, è il film surrealista per antonomasia che mette le basi per una rivoluzione nella storia del Cinema.
Pierre Batcheff e Simone Mareuil – Un chien andalou

Essendo un progetto cinematografico sperimentale, Un chien andalou, funge da capostipite di genere, rappresentando lo spirito innovativo dell’arte che aprirà le porte alla nascita di un nuovo modo di fare cinema negli anni avvenire.

Buñuel e Dalì portano il Cinema e l’arte al suo stato primitivo, liberandola da ogni schema estetico che la incatena alle opprimenti regole delle passate correnti artistiche, che volevano definire un modello assoluto e oggettivo per convalidare un’opera creativa. 

Questo nuovo approccio al mezzo è un atto di ribellione che scardina tutte le regole viste fino a quel punto, permettendo all’artista di manifestare esplicitamente ciò che è considerato tabù o troppo scandaloso da esternare nella realtà di tutti i giorni, per via delle influenze culturali, morali e dogmatiche che permeano la collettività. 

E offre al fruitore dell’opera la possibilità di interrogarsi, di osservare in profondità ciò che infondono in lui quel susseguirsi di immagini, piuttosto che ricercare la quadra del cerchio narrativo.

Buñuel con Un chien andalou, scava sotto la superficie di ciò che è la realtà che vediamo ogni giorno, andando a rivelare l’Io più profondo, sotto tutte le maschere che ci siamo costruiti per stare in società, dando la possibilità di far uscire tutte quelle sensazioni, emozioni e pulsioni represse, così che possano manifestarsi liberamente in una dimensione alternativa. 

Leggi anche: Un cane andaluso – Bunuel, Dalì e l’inconscio

Daniele Lacaprahttps://lastanzadelcinema.wordpress.com/
Sometimes everything seems just like a dream. It's not my dream, it's somebody else's. But I have to participate in it. How do you think someone who dreams about us would feel when he wakes up?

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