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Happy Family – Salvatores e Pirandello tra cinema e teatro

Happy Family (2010), o il film più particolare diretto dal regista premio Oscar Gabriele Salvatores, è una visitazione, tra paure e ipocondrie contemporanee, della forse più famosa e iconica opera di Luigi Pirandello.

Da una parte abbiamo una compagnia di attori che sta provando una commedia, e dall’altra uno sceneggiatore che racconta la sua giornata. Da una parte abbiamo sei individui che irrompono in scena lamentando il rifiuto da parte dello scrittore di dar loro valore alla propria storia, dall’altra abbiamo otto persone che tartassano lo sceneggiatore di richieste relative alla propria storyline lasciata incompiuta.

Happy Family è una commedia che parla di temi importanti in modo leggero e ci ricorda quanto sia importante prendere la vita con semplicità.
Happy Family

Gabriele Salvatores dirige Happy Family, tratto dal romanzo omonimo di Alessandro Genovesi, a sua volta ispirato all’opera teatrale di Luigi Pirandello, Sei personaggi in cerca d’autore (1921). I due media a confronto hanno molto in comune, ma una differenza è palese: i personaggi del drammaturgo siciliano cercano un autore che possa raccontare la loro storia, mentre i personaggi del regista hanno un autore, ma cercano una storia.

Sei personaggi in cerca d’autore vede come protagonisti sei personaggi rifiutati dallo scrittore che ha dato loro la vita. Orfani di padre, irrompono su un palcoscenico dove alcuni attori stanno provando la commedia Il giuoco delle parti e chiedono al Capocomico di mettere in scena la loro storia. Dopo una forte riluttanza la compagnia accetta di inscenare il dramma dei sei sconosciuti.

Happy Family è una commedia che parla di temi importanti in modo leggero e ci ricorda quanto sia importante prendere la vita con semplicità.
Luigi Pirandello

Happy Family, invece, racconta di Ezio, uno sceneggiatore in piena crisi creativa. In una calda e assolata giornata d’estate viene investito da Anna che, per scusarsi, lo invita a cena. Ezio, qui, conoscerà tutti i personaggi che successivamente popoleranno la sua sceneggiatura. L’uomo, dall’animo cinico e solitario, tenterà di lasciare il proprio racconto privo di un vero finale, ma i suoi personaggi, insoddisfatti della sorte aprioristicamente decisa da Ezio sul loro conto, non tarderanno a fare rimostranze e richieste.

Se nell’opera pirandelliana il significato di fondo è il rifiuto dell’opera stessa e, di conseguenza, dei personaggi, dovuto alla presa di coscienza della propria impossibilità a raggiungere un significato comune, che sia tuttavia amalgamabile alle singole storie di tutti i personaggi, in Happy Family c’è l’abbandono della storia e dei suoi protagonisti per paura, più superficialmente, dell’happy ending, e, più nel profondo, della felicità.

Happy Family è una commedia che parla di temi importanti in modo leggero e ci ricorda quanto sia importante prendere la vita con semplicità.
Abatantuono e Bentivoglio in “Happy Family”

Un’altra cosa che accomuna il dramma e la commedia è la paura. In Sei personaggi in cerca d’autore è la paura di non essere all’altezza delle proprie aspettative, la paura del giudizio e, più avanti, la paura del dolore; in Happy Family è la paura di vivere, di aprirsi, di piacersi e di piacere, e infine di innamorarsi.

Con Happy Family Gabriele Salvatores porta al cinema macchiette divertenti, volutamente stereotipate e per questo estremamente funzionanti.

Il paragone con le maschere di Pirandello è veloce: tutti in questo film si presentano per quello che in realtà non sono, primo fra tutti proprio il protagonista che mente addirittura a sé stesso. È consapevole di essere un fannullone, ma si autodefinisce un grande scrittore pur essendo al primo lavoro, tra l’altro inedito. L’unica che sembra salvarsi dalla dannazione della falsità è nonna Anna, affetta da demenza senile. Infatti, secondo la teoria pirandelliana della crisi dell’Io, solo un individuo folle può salvarsi dalla trappola sociale e personale della maschera facendo così trapelare la sua vera natura e poter avere, così, un’esistenza autentica.

Happy Family è una commedia che parla di temi importanti in modo leggero e ci ricorda quanto sia importante prendere la vita con semplicità.
Valeria Bilello in “Happy Family”

Happy Family è un film dalla forte impronta teatrale, infatti, diversi sono i rimandi a quel tipo di medium.

Già la primissima scena si apre su un sipario rosso fuoco che si spalanca lasciando spazio all’inizio della storia. La mente di Ezio è rappresentata come un palcoscenico nel quale lo si vede giocare e danzare. Inoltre, l’intero film è suddiviso in capitoli che rimandano agli atti con cui sono divisi gli spettacoli teatrali. E ultimo, ma non per importanza, la rottura della quarta parete: sia nel dramma che nella commedia i personaggi interagiscono con il pubblico. Infatti, nell’opera teatrale i personaggi si muovono e recitano in mezzo al pubblico, mentre nel film parlano direttamente allo spettatore.

Happy Family è stato un film ambizioso, diverso dal solito sia per il 2010 che per il 2020; una commedia capace di parlare di paura, sofferenza, amore e amicizia in modo leggero, ma non superficiale, recuperando un dialogo con l’impostazione scenica di stampo teatrale comunque di lì a poco imperversante nel cinema industriale italiano, come dimostreranno anche i premiati film di Paolo Genovese.

Leggi anche: Enrico IV di Bellocchio – Pirandello, Mastroianni e la necessità della “maschera”

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