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Better Call Saul – Molto più di uno spin-off

Mentre cercavamo di ingannare il tempo durante i mesi di quarantena, questa primavera abbiamo avuto l’occasione di apprezzare la quinta stagione di Better Call Saul.

Questo capitolo ci ha confermato qualcosa che sapevamo da tempo: Better Call Saul è molto più di un semplice spin-off di Breaking Bad.

Era facile rimanere all’ombra di una delle storie più amate del piccolo schermo, ma lo show è riuscito presto a liberarsi del soffocante cordone ombelicale che inizialmente lo legava alla serie madre. Certo, i riferimenti sono ancora presenti e più che apprezzabili; soprattutto perché non costituiscono una mera forma di fan service, ma sono adeguatamente inseriti nella storia con la precisione che contraddistingue Vince Gilligan e Peter Gould.

Better Call Saul presenta alcune differenze stilistiche rispetto a Breaking Bad.

Nonostante entrambe le serie adottino uno stile lento, funzionale a una piena caratterizzazione dei personaggi, Better Call Saul manca quasi completamente di azione. La serie è infatti incline a rappresentare avvenimenti meno eclatanti, più vicini al quotidiano.

Non tutti hanno apprezzato questa scelta, eppure la serie ha avuto un notevole successo, ottenendo numerose candidature ai premi più prestigiosi. Purtroppo, però, quest’anno gli Emmy Awards, costituenti il più importante premio televisivo esistente, hanno scelto di lasciare in disparte lo show.

La serie ha infatti ottenuto meno candidature rispetto alle scorse edizioni, ma soprattutto molte meno di quante ne meritasse realmente.

Forse quest’anno il ritmo della narrazione non ha trovato il consenso unanime. Si tratta davvero di una scelta di stile in grado di pregiudicare il nostro coinvolgimento negli eventi narrati? Oppure è più probabile che essa sia più adatta a rappresentare ciò che è il vero punto di forza della serie?

Con la quinta stagione, Better Call Saul riesce finalmente a brillare di luce propria. Come si spiega la parziale esclusione dagli Emmy?

Punta di diamante di Better Call Saul è infatti la complessa psicologia dei suoi personaggi.

Con il memorabile finale della stagione precedente, avevamo visto Jimmy McGill  (Bob Odenkirk) prendere il nome di Saul Goodman. La trasformazione nell’amorale avvocato di Breaking Bad ci sembrava dunque completa, eppure, in questa stagione, le cose non sono così semplici. Certo, vediamo Saul imbrogliare, ferire le persone che ama, ma c’è sempre una certa vulnerabilità che si nasconde dietro le sue azioni.

Una vulnerabilità che tradisce la natura sì disonesta del personaggio, ma, per ora, mai del tutto priva di scrupoli.

Accanto a Saul Goodman, c’è Kim Wexler (Rhea Seehorn); probabilmente il personaggio più interessante introdotto in Better Call Saul. In apparenza onestissima sia nel lavoro sia nella vita privata, Kim scopre presto un lato di sé che aveva tenuto nascosto a tutti, soprattutto a se stessa. Ciò che nella scorsa stagione era stato solo introdotto, qui viene confermato: Kim è attratta da tutto ciò che è proibito.

Un’attrazione che si concretizza nella sua spesso tossica relazione con Saul. Se infatti da una parte Gilligan ci mostra una coppia affiatata, dall’altra non si può fare a meno di notare il costante binomio di attrazione e repulsione che prova Kim nei confronti del lato oscuro del suo compagno. In questa stagione, la donna viene definitivamente coinvolta nei loschi affari di Saul, superando definitivamente il limite della legalità.

Con la quinta stagione, Better Call Saul riesce finalmente a brillare di luce propria. Come si spiega la parziale esclusione dagli Emmy?

Durante le precedenti stagioni della serie, le vicende di Jimmy e gli affari del Cartello scorrevano parallelamente. Sporadici erano gli incontri tra le due storyline, limitandosi solo a qualche interazione tra Jimmy e Mike Ehrmantraut (Jonathan Banks), ormai divenuto il sicario al soldo di Gustavo Fring (Giancarlo Esposito).

Il quinto capitolo di Better Call Saul vede la definitiva entrata in scena di Saul Goodman nel mondo della criminalità.

In qualità di avvocato dello spacciatore Krazy-8 (Maximino Arciniega), Saul viene subito notato da Lalo Salamanca (Tony Dalton), nipote di Hector (Mark Margolis). Proprio in questa occasione, lo spettatore assiste al ritorno di due personaggi di Breaking Bad: i compianti agenti della DEA Hark Schrader (Dean Norris) e Steven Gomez (Steven Michael Quezada). Una strizzatina d’occhio ai fan dello show, ma per nulla forzata: i due agenti hanno sempre sorvegliato le mosse del Cartello, quindi non è per nulla innaturale che incontrino Saul Goodman in una circostanza del genere.

Colpito dalla sua intelligenza, Lalo Salamanca battezza l’avvocato “amico del Cartello”, promettendogli denaro in cambio di fedeltà. È proprio attraverso la collaborazione con Lalo che Saul Goodman giungerà a un punto di non ritorno. Lalo, uno dei personaggi più riusciti della serie, è una persona astuta e pericolosa; il suo sorriso sornione, con cui si era presentato nella scorsa stagione, ci aveva ingannati. Nel suo primo incarico da “amico del Cartello”, Saul vive un’esperienza traumatica, che lo segna terribilmente.

Saul Goodman non è un uomo d’azione, né si trova certo a suo agio con il sangue e la violenza.

Con la quinta stagione, Better Call Saul riesce finalmente a brillare di luce propria. Come si spiega la parziale esclusione dagli Emmy?

Durante la serie ci siamo chiesti quando Jimmy McGill sarebbe definitivamente passato al lato oscuro. Dato che, però, la completa trasformazione in Saul Goodman appare dopo cinque stagioni ancora un miraggio, una domanda sorge spontanea: se stessimo guardando verso la persona sbagliata? Nel finale della stagione, a dire il vero, sembra più Kim incline ad abbracciare una vita fatta di inganni e illegalità. Inaspettatamente, ci viene mostrato un significativo parallelismo con il finale di stagione precedente: Kim si gira verso Saul, che la guarda esterrefatto, come se non riconoscesse più la donna che ama.

Questa appassionante stagione ha indagato a fondo nelle fragili coscienze dei suoi personaggi, mettendoli in situazioni particolarmente difficili.

Il tutto portato sullo schermo attraverso una regia efficace e ricca di simboli. Un esempio su tutti: l’inquadratura su un gelato caduto su un marciapiede, mentre viene circondato dalle formiche, simbolo della progressiva corruzione morale di Saul Goodman.

Considerata la qualità dello show, ci appare dunque inspiegabile la scarsità di candidature ottenute quest’anno agli Emmy Awards.

Nonostante siano apprezzabili le candidature come Miglior serie drammatica e Miglior attore non protagonista a Giancarlo Esposito, ci sono assenti che saltano subito all’occhio. Bob Odenkirk ci ha qui probabilmente regalato la performance della vita, riuscendo a esprimere alla perfezione ogni sfumatura psicologica e caratteriale di Saul Goodman. Rhea Seehorn è invece, purtroppo, l’eterna esclusa agli Emmy: l’attrice non ha mai ricevuto una candidatura, nonostante la sua performance sia grandiosa.

Con la quinta stagione, Better Call Saul riesce finalmente a brillare di luce propria. Come si spiega la parziale esclusione dagli Emmy?

Le premiazioni non sempre rispecchiano la qualità di un prodotto artistico; sono inevitabilmente influenzate dalla sua popolarità e dal gusto del pubblico. A differenza di molte altre serie televisive, Better Call Saul racconta drammatici conflitti umani senza il bisogno di urlarli o spettacolarizzarli. Le emozioni dei personaggi si deducono spesso dagli sguardi, dai silenzi, così come accade nella vita reale.

Forse lo spettatore oggi desidera rispecchiarsi in storie che giudica più avvincenti, che rappresentino in modo più estremo i suoi piccoli o grandi conflitti. D’altro canto però, non possiamo fare a meno di considerare Better Call Saul una delle migliori serie in circolazione. Con questa quinta stagione in particolare, la serie si rivela essere un vero e proprio gioiello televisivo, finalmente in grado di brillare di luce propria.

Leggi anche: Kim Wexler – La seduzione del proibito

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