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Erased – Sacrificarsi per un passato migliore

Tratto dall’omonimo manga del 2012, l’anime di Erased viene trasmesso nel 2016 riscontrando un grande successo tra pubblico e critica. La storia nasce come un thriller con tinte crime, stravolto però da un elemento fantascientifico, definito Revival, che permette al protagonista, Satoru Fujinuma, di tornare indietro nel tempo di qualche minuto.

Satoru utilizza questo potere sempre e solo a fin di bene, per evitare tragedie, drammi, crimini che, senza il suo intervento, sarebbero destinate ad accadere. Prenderemo oggi in esame l’importanza del Revival per spiegare e definire l’essenza dell’opera, il suo messaggio e il perché Erased sia considerato uno dei migliori prodotti degli ultimi anni.

Se il potere che il destino riserva a ogni singolo uomo rappresenta, in una visione semplicistica delle cose, l’espansione della personalità del soggetto e dei suoi desideri, allora il potere di tornare indietro nel tempo rispecchia uno degli immancabili canoni che caratterizzano il protagonista di uno shonen.

Erased è un viaggio nell'ombra dell'infanzia, tra vita e morte, per l'arrivo di una nuova alba.
Satoru e Kayo

Satoru cerca, infatti, di evitare inizialmente che i crimini intorno a lui avvengano realmente, passa poi a evitare la morte della madre attraverso un percorso che lo riporta a salvare chi lo circondava da bambino. Nella complessità delle dinamiche che compongono i viaggi temporali, Erased affronta gli effetti, catastrofici e non, delle conseguenze, con estrema maturità perché non mostra l’inevitabilità degli eventi.

Dopo una serie di errori, di viaggi continui, di promesse, il protagonista dell’opera riesce a mantenere le proprie promesse, perché non si affida esclusivamente al Revival. Il suo potere assume la centralità che gli spetta nel momento in cui Satoru comprende che il suo vantaggio non è quello di evitare gli eventi, ma di cambiarli radicalmente attraverso scelte che facciano star bene tutti. 

Satoru: «Quindi anche io ho vissuto momenti così, me ne ero forse dimenticato? No, la verità è che non me ne ero mai resto conto, li ho vissuti senza farci caso, sono una parte della mia vita che avevo perso».

Il viaggio di formazione che compie il protagonista lo riporta a rivivere quell’infanzia di cui forse non aveva ben chiari i sentimenti, le situazioni, l’essenza nel percorso della vita. Riassaporando quei momenti, quei sorrisi, quelle futili problematiche, Satoru affronta problemi che mai avrebbe pensato di ritrovarsi davanti a quell’età, come gli abusi domestici che subisce la prima vittima del killer che ha ucciso la madre, Kayo Hinazuki.

Satoru cerca, infatti, di salvare ossessivamente la piccola Kayo dalla propria solitudine, dalla tossicità della sua famiglia, arrivando a essere una presenza costante nella sua vita.

Kayo Hinazuki: «Quando sarò cresciuta e potrò andare da sola ovunque vorrò, io voglio andare in un paese lontano su un’isola remota e deserta, in cui non ci sono né cose tristi né cose brutte. Su quest’isola non ci saranno né adulti, né bambini, né compagni di classe, né maestri, né mia madre. Su quest’isola salirò sugli alberi quando vorrò, nuoterò quando verrò, dormirò quando vorrò e qui penserò alla città in cui io non ci sono, ai bambini che andranno a scuola, agli adulti che andranno a lavorare, a mia madre che vivrà come al solito. Penserò alla città in cui io non ci sono e mi sentirò sollevata».

In realtà, nel suo viaggio, Satoru si rende conto di non aver mai compreso i sentimenti degli altri, di aver sempre finto di far parte di quella vita, perché gli risultasse tutto più facile, ma di non essersi mai legato realmente alle persone che lo circondavano.

Erased è un viaggio nell'ombra dell'infanzia, tra vita e morte, per l'arrivo di una nuova alba.
Satoru bambino, Kayo bambina e Satoru adulto

Hinazuki: «Senti Fujinuma tu stai solo facendo finta vero? Fingi di ridere, di essere gentile, di preoccuparti degli altri. Non penso che sia una cosa brutta e non sono nemmeno la persona più adatta a dirlo, ma non riesco a vedere il tuo vero volto Fujinuma».

Satoru: «No, hai proprio ragione. Io sto recitando una parte, voglio essere amato dagli altri, avere degli amici e proprio mentre pensavo cosa potesse fare un imbranato come me per piacere agli altri. Ho capito che devo essere io per primo a farmi piacere tutti gli altri e così la mia recita è diventata un po’ più piacevole».

In Erased, l’essenza della svolta fondamentale si manifesta nel finale, perché Satoru capisce finalmente di non essere un supereroe, di non poter salvare tutti, e che il senso del suo Revival consiste nel fidarsi dell’altro, senza mezze misure. I quindici anni che Satoru è costretto a sacrificare, rappresentano l’emblema di ciò che l’altruismo comporta nella sua più intima declinazione: dare se stesso senza nulla in cambio, perché la bellezza del bene è nel suo ritorno quasi fatale, senza certezze e pretese.

Per un futuro migliore, radioso e lontano dal dolore che lo aveva caratterizzato, Satoru cerca nella morte di un’infanzia anonima la nascita di una nuova e splendente vita.

Leggi anche: Mirai – Crescere insieme

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