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Il maccartismo – Tra Charlie Chaplin, Orson Welles e Dalton Trumbo

Il maccartismo si sviluppò ampiamente nell’amministrazione americana in seguito alla seconda guerra mondiale. Il termine prende il nome dal senatore Joseph McCarthy che guidò una commissione addetta a contrastare in ogni campo la “paura rossa”: cioè lo sviluppo di un pensiero comunista, anarchico o filo-comunista, e quindi nemico, in territorio statunitense.

Il maccartismo era un movimento che cavalcava l’irrequietudine e l’instabilità della guerra fredda fra la gente, la valutava, poiché il cittadino medio sentiva attaccata dal comunismo l’immagine patriottica della magnificenza e dell’idolo americano.

La crescente tensione fra America e URSS per l’atomica (che negli anni sessanta sfociò nella corsa allo spazio), la rivoluzione comunista cinese e la sanguinosa guerra di Corea, in cui le due superpotenze combattevano per procura, alimentò nel secondo dopoguerra una sorta di caccia alle streghe in tutti gli ambiti, da quelli statali a quelli artistici.

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Il senatore Joseph McCarthy

Il caso dei Rosenberg fu uno dei più lampanti esempi di quanto il maccartismo divenne un movimento ossessivo e paranoico nei confronti di chi aveva un’idea diversa rispetto alla politica conservatrice americana. I due coniugi, tacciati di spionaggio, furono condannati a morte con l’accusa di aver diffuso ai sovietici informazioni su come costruire la bomba atomica.

Il maccartismo non risparmiò nemmeno il cinema: come industria e mezzo fruibile alla popolazione anche meno abbiente, poteva diventare, come si era già potuto notare durante le guerre, un potente strumento di comunicazione e propaganda.

Questo anche per lo sdoganamento storico che il mondo stava subendo: se prima erano la letteratura, il teatro o la pittura a poter spalancare gli orizzonti dei valori e dei costumi in uso fino ad allora, a seguito della guerra e della sua devastazione, le tematiche affrontate dal cinema diventavano scomode e critiche nei confronti del vecchio mondo.

L’incremento della globalizzazione, la facilità industriale con cui si poteva viaggiare, recava con sé, anche nel cinema, una contaminazione anche e soprattutto di tipo politico. Il cinema, di pari passo, ha ampliato sempre di più i confini in cui gli era permesso spaziare. Molti dei registi e sceneggiatori che spopolavano a Hollywood erano fuggiti dalle persecuzioni della guerra nel vecchio continente, dove le ideologie di sinistra erano già molto diffuse.

Come il maccartismo investì Hollywood e la carriera di alcune famose star, tra cui: Charlie Chaplin, Orson Welles e Dalton Trumbo.

A Hollywood, molte di queste star internazionali furono interrogate, espatriate o processate, a causa delle loro simpatie politiche o delle loro origini. Personaggi come Katharine Hepburn, Humphrey Bogart, Bertolt Brecht e molti altri, figuravano nelle liste nere. L’elenco più famoso riportato sui giornali, la lista “Hollywood Ten”, riportava nomi di sceneggiatori e registi che secondo la commissione maccartista simpatizzavano con le politiche di “Joe Stalin”.

Molti di questi si appellarono al primo emendamento della costituzione americana, che dichiarava la libertà di espressione, finendo incarcerati o espulsi dal paese. Altri, come Elia Kazan o Walt Disney, finiti sotto processo fecero i nomi di sospetti comunisti tra i loro collaboratori.

«Ci si accusava tra amici per salvarsi la piscina, non certo la vita».

(Orson Welles)

Uno tra quelli che subì una sfiancante persecuzione fu Charlie Chaplin. L’artista fu ostacolato e continuamente interrogato dai maccartisti e da coloro che lo ritenevano un sovversivo antiamericano, nonostante lui non avesse mai dichiarato nessuna simpatia per il comunismo.

In Tempi moderni le ideologie progressiste di Charlot appaiono chiare. Il protagonista resta invischiato nel sistema capitalista, consumistico e nell’industrializzazione incontrollata che era l’emblema dell’America negli anni trenta, come negli anni cinquanta. Questo genere di pellicole di critica, il suo essere liberale e pacifista nel periodo maccartista, lo condusse lentamente alla chiusura della sua carriera artistica e al divieto di proiezione dei suoi ultimi film in terra statunitense.

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Charlie Chaplin in “Tempi moderni”

Nel 1952, l’artista si recò in Europa per sponsorizzare Luci della ribalta, ma una volta oltre oceano ricevette l’ordine di non rientrare in America in quanto immigrato che aveva sfregiato, con le tematiche dei suoi film, l’onore della patria americana.

Charlie Chaplin, durante il suo soggiorno in Svizzera, diresse il film Un re a New York, in cui trattò proprio la tematica del maccartismo e di come l’America, idealizzata dagli europei a patria dei sogni e della libertà di pensiero, in realtà conservasse poco o nulla di quel liberismo economico di cui si fregiava il capitalismo nei suoi approcci alla vita civile e politica. Chaplin tornò in America solo negli anni settanta per ritirare un Oscar alla carriera e contemporaneamente anche le sue pellicole vennero ridistribuite.

Un altro che dovette subire diverse pressioni, e l’allontanamento dagli Stati Uniti a causa del maccartismo dilagante, fu Orson Welles. L’uomo che annunciò alla radio l’arrivo degli alieni, scatenando il panico tra gli americani, interpretando un estratto fantascientifico da un romanzo di H.G. Wells. La sua battaglia artistica per la libertà di espressione ha radici antecedenti alla seconda guerra mondiale e viaggia di pari passo con l’avvento del HUAC: “House committee on Un-American Activities”.

Negli anni trenta, Roosevelt, per contrastare gli ingenti danni che la Grande Depressione aveva avuto anche in campo sociale, finanziò con il WPA (Work Project Amministration) dei sussidi statali per favorire le produzioni artistiche. Questo portò alla fondazione dei due più grandi teatri americani del tempo, di uno di questi affidò la direzione artistica a Orson Welles. Questa scelta economica e politica del WPA infiammò le destre americane e la censura, ponendo le basi con il HUAC per l’instaurazione del maccartismo.

Orson Welles alla CBS

Orson Welles si ritrovò con uno spettacolo di stampo proletario da mettere in scena in un teatro sigillato.

Così, da sovversivo creativo qual era, affittò un altro teatro e mise in scena, in barba a qualsiasi decreto governativo, l’opera in una versione avanguardistica che illuminò la critica giornalistica nei giorni successivi. L’HUAC svelava in questo modo di non essere solo una commissione nata per far luce sui movimenti comunisti o fascisti negli USA, ma assumeva sempre di più i connotati del censore della libertà di espressione individuale, andando anche contro la costituzione.

Orson Welles, con questi atti rivoluzionari e con la sua militanza propagandistica radiofonica nel periodo della seconda guerra mondiale (scriveva anche i discorsi per Roosevelt), attirò su di sé parecchia attenzione da parte del maccartismo. Finì quasi per candidarsi come senatore del Wisconsin in competizione con Joseph Mccarthy quando ancora il movimento non era nato.

Nell’ambiguità dei punti di vista di Quarto potere, il fil-ruoge che connette la storia può ricondurre gli spettatori a una critica nei confronti della terra dei sogni, della più ancestrale terra dell’oro. Non stupisce che il genio artistico e impertinente di Welles faccia di lui un personaggio scomodo in patria per l’intero periodo maccartista.

La tematica di chi accumula beni, come il protagonista del film, frammentando sé stesso per assecondare una fame d’esistenza con il possesso, sembra quasi presentare in anticipo la pulsione del sogno americano che ha l’uomo comune del futuro. Non è tanto l’ascesa di un uomo a generare l’alone fumoso della trama, quanto l’inafferrabile essenza della verità sulla vita di questo individuo.

“Rosebud” non racchiude l’intera chiave di lettura di Charles Foster Kane, né risolve i conflitti che circondano la sua identità, ma anzi, ne pone altri nei racconti degli intervistati. E, fondamentalmente, chi pone dei dubbi nella coscienza collettiva su un sistema, chi porta a farsi delle domande, rientra fra i primi nemici delle associazioni estremiste come era il maccartismo al tempo. Welles, oltretutto, con questo suo primo film rompe gli schemi classici della narrazione cinematografica fino agli anni quaranta, portando una ventata di novità.

Quarto potere

Ultimo esempio, ma non meno importante, fu il contributo che Dalton Trumbo diede alla lotta al maccartismo. Lo sceneggiatore rientrava nella famosa “Hollywood Ten” per aver rifiutato di testimoniare e rinnegare la sua militanza comunista. Questa scelta gli costò un anno di reclusione e il successivo trasferimento in Messico, dove l’autore poté continuare a scrivere per Hollywood, ma solo sotto falso nome.

Scrisse il romanzo antimilitarista E Johnny prese il fucile allineandosi con il partito comunista americano che voleva l’America fuori dalla seconda guerra mondiale. Il libro fu ostracizzato per tutto il periodo maccartista e gli fu impedito fino agli anni settanta di trarne un film. Mentre il maccartismo diffondendosi mieteva carriere, Trumbo, sotto pseudonimo, vinse l’Oscar per il soggetto di Vacanze Romane.

Questo utilizzo di nomi fittizi per aggirare la censura venne ripreso negli anni successivi nel film Il prestanome. Il protagonista, Woody Allen, è uomo comune che per soldi si ritrova a prestare la propria identità anagrafica alle sceneggiature di certi famosi autori perseguitati.

Dalton Trumbo

La svolta che concesse a Trumbo di tornare a Hollywood a pieno titolo avvenne con la sceneggiatura di Spartacus. Kirk Douglas, protagonista del film, assoldò Stanley Kubrick per la regia e si schierò perché Dalton Trumbo figurasse come autore dell’opera. J.F. Kennedy presenziò a una delle proiezioni della pellicola elogiando lo sceneggiatore, aprendo così la pista al processo di sradicamento del maccartismo e al ritorno in patria delle star esiliate.

Il maccartismo, dopo aver rovinato le famiglie e le vite di diversi artisti per quindici anni, cominciò a crollare lentamente, come tutti quei sistemi installati con la paura, grazie alle coraggiose e definite prese di posizione, come quelle di Kirk Douglas o Alfred Hitchcock.

Finì definitivamente anche grazie alla collaborazione di Ed Murrow, noto giornalista durante la guerra, che con il suo show See It Now intervistava e dava parola alla lotta contro il maccartismo. Dalla sua storia è tratto anche un film Good night and Good Luck, con la regia di George Clooney. Qui il video di un monologo tratto dalla pellicola in cui Ed Murrow muove le sue argomentazioni nei confronti del senatore Mccarthy.

Leggi anche: L’ultima parola: la vera storia di Dalton Trumbo – Una parabola hollywodiana di libertà e coraggio

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